Recensioni

Assenti da ben sei anni dalle scene – l’ultimo Fasciinatiion è infatti del 2008, una vita fa in pratica – i The Faint tornano con Doom Abuse, continuando il personalissimo viaggio di ricerca cominciato nel precedente lavoro discografico. Azzerata la voglia di rock espressa nel controverso Wet From Birth e spinta da una irrefrenabile urgenza comunicativa già evidenziata in Fasciinatiion, la band capitanata da Todd Fink si butta a capofitto nel post-punk e nel synth-pop degli anni Ottanta, andando a pescare a piene mani dalla produzione dei maestri del genere Gary Numan e Killing Joke, maghi sintetici della sperimentazione.
Un back to the roots ai ruvidi esordi di Blank Wave Arcade palesato sin dalle prime battute dei singoli apripista Evil Voices e Help in The Head, fucilate in cassa dritta e basso iper-distorto, ingredienti base della dieta servita dalla band da Omaha, Nebraska. Mental Radio fa il verso ai già citati Killing Joke mentre Animal Needs – la traccia migliore del disco – richiama il canuto leader degli ex-Tube Army, Gary Numan. I titoli di coda sono appannaggio di Damage Control, che tra echi di The Cure era Disintegration chiude i giochi.
Forte e ruvido al primo impatto Doom Abuse, nonostante la buona riuscita, perde nerbo sulla lunga distanza, risultando sempre meno appetibile con il passare degli ascolti.
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