Recensioni

Il nome The Internet ha sempre sofferto un po’ l’ombra dei tre nomi ODD Future più pompati (Tyler, Earl Sweatshirt e Frank Ocean), ma con Ego Death sembravano aver dato un bel giro di vite alla loro scalata. In seguito alla diaspora del collettivo OFWGKTA a loro volta invece si sono messi in stand-by, con i vari membri impegnati nei rispettivi (e altalenanti) progetti solisti. Hive Mind è quindi un quarto lavoro che sa di comeback bello in grinta, dopo aver saggiato un’autonomia individuale che potrebbe aver rinforzato ulteriormente la qualità ri-aggregata.
La ricetta è quella che ti aspetti, ma pervasa da un’inaspettata sensazione di asciuttezza. Sono ancora più a fuoco, più nitidi e sintetici, sul pezzo e consapevoli. Si lavora di morbidi beat tra languori post-r&b, scioglievolezze soul e calore funky. Un drumming sempre compassato, chitarre lievi e mai taglienti, tastiere sognanti e synth di sfondo, il tutto a costituire un uterale contorno al vero fulcro della soluzione The Internet: la voce di Syd, riverberata e soffusa a cantare di amori e disillusione, delicate allusioni (omo)sessuali e qualche traccia vagamente pedagogica. I pezzi sembrano scivolare l’uno dentro l’altro senza soluzione di continuità, senza un capolavoro che si stagli sopra agli altri, ma con diverse intuizioni che si fanno notare: la disco di Roll (Burbank Funk), l’occhiolino strizzato a Kaytranada in La Di Da, l’osmotica e armoniosa bipartizione di Next Time / Humble Time, le belle melodie di Wanna Be. Qualcuno potrebbe approfittarne per parlare di aurea mediocritas, ma la verità è che il continuum è così aureo da scampare fin troppo facilmente il rischio “musica-tappezzeria”. È una soffice psichedelia black sonnacchiosa e avvolgente, estiva ed elegante, che fa innamorare sempre più ad ogni nuovo dettaglio colto.
Certo non è un disco di cui si riparlerà a gran voce nemmeno tra un paio di anni: pur nella sua raffinata fruibilità in crescendo, resta un recupero di retrologie nostalgiche riuscito ed efficace, ma abbastanza sterile. I pezzi ci sono e i ritornelli non troppo, gli arrangiamenti sono una gioia e l’ascolto può essere sia distratto che minuzioso. Può bastare? Per firmare un bel disco, anche sì.
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