• Giu
    03
    2016

Album

Domino

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Arrivati al quinto disco, e a cinque anni dal precedente Blood Pressures, i Kills segnano una svolta stilistica evidente: non sappiamo se ciò sia dovuto a maturazione artistica o alla voglia di ampliare ulteriormente il pubblico (leggi: fare cassa), ma il cambiamento è palese a partire, prima ancora che da una varietà stilistica inedita, dal suono stesso. Dove infatti prima c’era la chitarra distorta di Hince “smarmellata” su tutto, col risultato che eventuali variazioni stilistiche venivano, con poche eccezioni, coperte da e riportate al suono caratteristico della band, ora ci sono fraseggi più semplici spesso in stile wave, ma rivolti a un’essenzialità che trova efficacia nel dosaggio misurato degli interventi e liberando lo spazio sonoro, con il chitarrista che comunque lascia ancora spesso il distorsore acceso. Altri elementi di novità sono la vaga spruzzata black che si risolve anche nella presenza di ballate prossime al soul (vedi Hum For Your Buzz) e l’abbandono da parte della cantante (ma anche del chitarrista) degli stilemi PJ Harvey un po’ troppo presenti nei dischi scorsi, affiancando alla Peaches moderata anche un po’ di Amanda Palmer (e qua e là anche un pochino di Siouxsie).

Il cambiamento è evidente fin da Doing It To Death, primo singolo e prima traccia del disco, melodia accorata su una base che strizza l’occhio a certo hip-hop, con la chitarra di Hince a intarsiare un riff semplice ma efficace; e analoghe, pur nelle differenze, sono Heart of a Dog (che prosegue l’elenco delle tracce e dei video) e Days of Why and How. Ma se è vero che Let It Drop swinga una chitarra alla 10:15 Saturday Night con un cantato da black recente, That Love è un lento che nell’andamento ricorda quasi Tongue dei R.E.M. e Echo Home pulsa su un sommesso tappeto di percussioni che gioca a nascondersi, è vero anche che i Nostri non hanno dimenticato l’antica grinta: Hard Habit To Break accelera i Moloko di Sing It Back trattenendo un’esplosione attesa da un momento all’altro, Bitter Fruit è felicemente screanzata e quadrata (una April Skies dei Reid più sfacciata), Impossible Tracks gioca su un riff NirvanaBlack Tar su un giretto Cure e percussioni che incalzano come nel terzo singolo Siberian Nights, mentre Whirling Eye affida alle tastiere quello che, nella strofa, sembra un omaggio ai pubblicamente amati Krisma e che chiude il disco con un mood sostenuto.

Ne risulta un album che del pop ha soprattutto la capacità di offrire un menù efficacemente vario nel corso della scaletta e la cura dei dettagli (dalle batterie elettroniche, che spesso nemmeno lo sembrano, ai particolari decorativi), oltre a una capacità melodica che non scopriamo oggi. Poco importa, dunque, se l’intento è il successo: il disco non sputtana quanto fatto finora e mostra soprattutto maturazione.

3 Giugno 2016
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