Recensioni

6.7

Cosa aggiungere di più sui Prodigy? Almeno un paio di cose: The Day Is My Enemy, che arrivava a ben sei anni di distanza da Invaders Must Die, non era un cattivo lavoro e ne aveva rinverdito il cocktail di pura energia, aggiornandone produzione ma non la formula. Il trio ci è sempre piaciuto di più sul lato black della faccenda, ma tant’è, quella di tre anni fa è la stessa formula da punk rave arena ultra-carica e bianchissima che ascoltiamo oggi. No Tourists è un disco che a sua volta non fa prigionieri, a partire da un titolo che – nuovamente – ribadisce ai superstiti che son rimasti a fare EDM coi preset e i computerini che non c’è partita con gli zii dell’hardcore continuum. Giammai.

Resettati i dubbi di metà carriera, Liam Howlett vuole far passare i Prodigy come un importante tassello nella storia del punk, ripetendo sostanzialmente gli errori di tante, troppe band (déjà-vu spinto, proposta caricaturale, no future come pragmatica carriera…). A parte gli episodi con gli ospiti di turno, che a ben vedere son messi lì quasi come diversivo estetico (il duo industrial Hip Hop statunitense Ho99o9 che fa partire un ponte con l’EDM in Fight Fire With Fire, e un irriconoscibile Barns Courtney – quello del tormentone Fire – nella acida Give Me A Signal), e qualche raro passaggio (Boom Boom Tap – metti un Hudson Mohawke sotto crack), non c’è brano in questa breve scaletta (37 minuti contro la sessantina del precedente) che non ricordi qualcosa che i tre non abbiano già composto – se non esattamente così, al 99% così.

Domanda retorica: è un male se il trio è da ascoltarsi alla stregua di una qualsiasi formazione che ha fatto la storia di questo o quel genere novecentesco? Liam e co. vanno condannati per il fatto di sfornare dischi “fatti come quelli di una volta” ma “aggiornati un poco alla produzione se non di oggi, almeno di ieri”? Se alla voce update mettiamo gettoni presi dalle tasche di Pendulum, del Kanye di Yeezus e dell’ex mezzo rasato Skrillex, dovremmo essere in un quadro di per sé coerente e non stigmatizzabile, perché è proprio in questa ottica che deve esser ascoltata l'(ennesima)adrenalinica informata di hit …mancate. Mancate per fattori esterni: inutile insistere nel rifare Firestarter quando il presente in cui viviamo non ha più lo stesso appetito per nuove tracce di questo tipo, così come non richiede più al rock tutto (nel senso di macro categoria in cui includiamo un po’ tutto un giro di gioventù, ideologie e generazioni passate) di incarnare un tipo di ribellione ingenua e giovanilista.

Arriviamo ai pro: lo spingere al limite la forza beffarda dei sample di soul diva e paraggi, specie quando vengono scagliati da Howlett contro questo panzer in corsa corazzato metal’n’bass (cosa che accade praticamente sempre). Need Some1 è seria ai limiti del ridicolo, e questo è il suo bello. Il bello del trash sparato in faccia senza fronzoli. Il gusto per il beat “ignorante” portato a spasso con ghigno arrogante. Roba da guilty pleasure, senz’altro. Per la serie ne parli male ma poi lo si ascolti con gusto, e questo è un approccio che va tenuto in considerazione all’interno di una valutazione che non sia tutta baffi a manubrio e dita puntate. Viceversa, ironia della sorte, è un godimento aggiornato al tempo dello streaming e delle playlist, che è poi quello che è, ovvero iper, proprio come cercano di essere i Prodigy inseguendo (non cavalcando) i tempi in cui viviamo (e utilizzando il vocabolario di sempre). In No Tourists ci stanno dicendo che lo fanno senza aver perso il gusto di rifare se stessi. Sono fieri di essere quello che sono e gli piace ancora fare quello che fanno. Un piccolo valore aggiunto nell’economia del disco che non taciamo, senza mancare di criticarli per tutto il sopracitato.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette