• Lug
    05
    2019

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Bella Union

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Un oceano di riprese, nuovi dubbi, un esercizio di terapia creativa e personale, un atto d’amore e resilienza. Potrebbe essere riassunto così The Soft Cavalry, album di debutto dell’omonimo duo formato da Rachel Goswell degli Slowdive e dal marito di lei Steve Clarke. Superare tutto, riuscire a trovare nuovi livelli di speranza, è un mestiere faticoso, che richiede tempo, e amore, tantissimo. Proprio come quello dei due coniugi.

Nel 2014, Steve Clarke è in preda a un blocco dopo un divorzio doloroso, una carriera in stallo, e una perenne nebbia a offuscare i suoi giorni. Lui, che sin dalla fine degli anni novanta aveva suonato il basso e cantato in svariati gruppi, aveva deciso di iniziare a lavorare come tour manager. E galeotta fu la reunion degli Slowdive nel 2014, occasione in cui Clarke poté lavorare con la band e conoscere la Goswell: i due si frequentano e quattro anni dopo convolano a nozze. La loro unione nel 2019 porta a una svolta anche sul piano musicale con il progetto The Soft Cavalry.

Se è vero che il progetto ronzava già da diverso tempo nella testa di Clarke, è solo quando Rachel entra nella sua vita che le cose iniziano a concretizzarsi. Negli ultimi trent’anni la Goswell sembra non essersi fermata mai: il fuoco sacro con gli Slowdive certo, i progetti con Mogwai ed Editors, il side project Minor Victories, le ospitate nei dischi di Mark Kozelek e Beach Fossils. Non meraviglia l’ennesima avventura sonora a fianco del marito con questo impasto dream-pop dalle armonie sempiterne.

Là dove i muri del suono degli Slowdive tendono a intrecciarsi alla melodia, in un flusso e riflusso quasi impercettibile, Clarke e Goswell entrano in un territorio più esplosivo, più terreno nella sua sobria e gentile potenza. Ci sono tanto le influenze del rock dei primi anni ottanta quanto schemi compositivi più arditi ed elettrizzanti. Il dream rock di Dive apre il disco, ed è il miglior modo per attirare l’ascoltatore, in quanto presenta il confronto più sicuro con i precedenti lavori della Goswell: il brano si muove sognante, fluido e pacato, mentre leggere progressioni ricordano i Porcupine Tree in salsa psych fino a trasformarsi in una cavalcata à la Talk Talk che odora di post-rock. La luce fioca irradiata da Bulletproof dirige un ritornello catchy e vagamente shoegaze mentre le percussioni si fanno sempre più sintetiche e lasciano il passo all’estetica cinematografica della spettrale Passerby, cantata in solitaria dall’inconfondibile voce della Goswell, mai così vorticosa e ribelle.

Non è tutto riuscitissimo in The Soft Cavalry: le dolenti note si fanno sentire con la sbilenca Never Be Without You, un brano superfluo e superficiale che abusa di un’elettronica bruttina incapace di replicare i Gorillaz, o almeno così sembra volerci suggerire Clarke. Anche la batteria tonante a più non posso e le chitarrone sgranate di Home sembrano stonare all’interno di quello che fino a quel momento era parso un’ottimo equilibrio. Il punto centrale sembra proprio la presenza/assenza della Goswell: quando c’è lei tutto va per il meglio, quando prevale il marito le cose iniziano a sgretolarsi. Se la cantautrice di Fareham è decisamente uscita dalla propria comfort zone – per amore, per avventura – il lavoro di Clarke appare tutto sommato un tentativo di introdurre il proprio universo sonoro agli addetti ai lavori, sicuro di un’accompagnamento di tutto rispetto. Talvolta il progetto del duo sembra scomparire, e a farne le spese è proprio l’assetto del musicista che ha una presenza meno delicata di quella che proponeva Neil Halstead, e tenta di bilanciare l’atmosfera sognante della moglie con passione ma anche con troppa intensità.

C’è sicuramente tanta luce e infinito ottimismo nel lavoro di questi due innamorati, tanto da provare una deviazione forse rischiosa ma sicuramente apprezzata con la straniante Careless Sun, che introduce un inaspettato e piacevole vocoder a metà tra urban country e space soul. Un brano che spezza nettamente il disco in due mondi, il buio e la luce, il prima e il dopo, Rachel e Steve. Chissà. Questa cavalleria morbida non ci ha portati lontanissimo ma non si è nemmeno fermata a metà strada. Abbiamo speranza.

3 Luglio 2019
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