Recensioni

7.2

L’arte del depistaggio. Potremmo anche pensare in questi termini al trio di Leicester (pienissimo UK), che dal 1998 ci ha inondato di musica filologicamente newyorkese (ma spesso “barando”). E’ stato un gioco di slackness, mimetizzazione indie, postulati anti-folk, tutti confermati (e smentiti allo stesso tempo) da questo quinto disco per Moshi Moshi. City Forgiveness è un doppio, 20 brani per una novantina di minuti di musica, che David Tattersall dichiara di aver praticamente composto per intero mentre la band era in tour negli States con gli Allo Darlin’ (con cui qui sembrano condividere più di una semplice amicizia musicale). Se pensate ai tre anni intercorsi tra Neon Bible e The Suburbs degli Arcade Fire, non si può non pensare all’ennesima, sottile, ironia graffiante.

Aneddottica a parte, come suonano questi venti brani Wave Pictures? Come sempre, ci si trova dentro di tutto. La chitarra di Neil Young altezza American Stars ‘n Bars nell’opener All My Friends, momenti assurdamente Dire Straits (The Ropes), outtake da Graceland di Paul Simon (Before This Day), spore Talking Heads in trip africano (The Inattentive Reader), rock sudato tex mex (Lisbon), calypso solari (Whisky Bay), ballad sornione (Like Smoke). Senza dimenticare i Modern Lovers, il Lou Reed meno oltranzista e ovviamente Hefner.

Da un gruppo come i Wave Pictures non ci si deve aspettare un colpo d’ala improvviso che lo spinga fuori dall’indie-mondo. Tra altri quindici anni, probabilmente, continueranno a sfornare dischi a spron battuto. E nessuno meno che paradigmatico di cosa voglia dire fare un disco indie. Oramai giocano nello stesso campo di icone del genere come Yo La Tengo e Low. Mica poco.

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