• set
    21
    2018

Album

Carosello Records

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Di solito in mano aveva un bicchiere da svuotare. E invece si fa trovare con il tubo dell’acqua che innaffia il giardino. O con il guinzaglio per portare il cane a fare i bisognini. Quello che si fa per amore a volte sembra impensabile (poco prima), eppure viene fuori così naturale (poco dopo). Sarà successo anche a Tommaso Paradiso, il romantico della canzone italiana, che dai suoi testi aveva sempre fatto trapelare una predilezione per la vita boemia. Che pure si augurava di mettere in ordine nel finale del precedente lavoro dei suoi Thegiornalisti, Completamente Sold Out, che nel 2016 lanciava definitivamente in heavy-rotation il progetto formato con Marco Antonio Musella e Marco Primavera. Love sembra quindi venire da un altro tipo di notti, di bevute, di compagnie. E finisce per suonare come la fine dei vent’anni di Paradiso e dei fan suoi coetanei.

Per esempio: difficilmente avremmo visto la band dall’artiglio lo-fi degli esordi (di cui ripercorriamo i passi nel nostro approfondimento) con un’orchestra dietro il suo indie-rock. Invece Love si lancia nell’abbraccio dell’Ouverture per segnare subito il cambio di mano alla produzione, con Dario Faini. Che però in Zero stare sereno mantiene synth e una certa attitudine Madchester già ampiamente cavalcata. La scena è da commedia: si torna dal mare alla casuccia anelata, ma tutte le faccende domestiche assalgono i protagonisti. «Va bene così, ci piace pure questa vita», dicono però con il vento tra i capelli e con tutto il groove appresso. Happy Mondays, viene da pensare. Ecco la voglia di una vita meno spericolata, anzi serena, come Paradiso ci raccontava in intervista e come ispira la luce del mattino di New York, la ballata forse più canterina del disco. È la stessa tranquillità che si cerca in Una casa al mare, dove però i suoni, nonostante la fine dell’estate, passano da una soffusa new wave a un’esplosiva EDM. Pompata sulla spiaggia, evidentemente. Ma senza fare tardi, come suggeriscono le sbornie difficili da smaltire di Controllo. Sulle cui note si materializza però un bicchiere. Di vino. Menomale, era ora. Ma soprattutto, il ritornello simil r’n’b è la soluzione inaspettata. È infatti alla produzione che il disco segna una qualche evoluzione. Come nella title-track, dove si rispolvera un sassofono per un amore che equivale a una salvezza. E come nel sound di L’ultimo giorno della terra, un po’ in stile CHVRCHES. Milano-Roma è invece un treno turbo-pop in cui pugnometri e autoscontri potrebbero portarne il tempo.

Se il singolone estivo Felicità puttana è l’apice di vivacità del disco, era stato probabilmente l’altro singolo Questa nostra stupida canzone d’amore a sintetizzarlo meglio. Nel contenuto: love. E nella forma: citazioni e riferimenti che diventano una hall of fame di Paradiso e la stampella della finale Dr House. La quale riprende l’Ouverture e chiude il disco in un gospel circolare. Tanto per chiarire le distanze da prendere con i vari synth e dream e italian pop, e smarcarsi un po’ dalle passate influenze. Anche se Paradiso usa la Corea del Nord come Dalla «i russi e gli americani» e gli spoken come il giovane Vasco. Al contrario, il suo amore non è più quello estremo. E non si ha la sensazione che ci stia continuamente provando con la tua ragazza. Che però ha probabilmente già preso i biglietti per un tour sold out, raddoppiato e persino triplicato in diverse date, dove a far cantare saranno più i vecchi inni che i nuovi pezzi. Perché (bene o male) i Thegiornalisti sono i Coldplay italiani per i numeri, per come assecondano melodie, per come dall’indie sono diventati la rivelazione degli anni ’10 e anche per la cover dell’album. Con buona pace degli hater. Love.

21 Settembre 2018
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