Thegiornalisti (IT)

Biografia

Queste stupide canzoni d’amore

Ci sono canzoni scritte per essere ascoltate. Altre per essere ballate o suonate. Altre ancora per esser cantate. Dipende dalla vocazione dell’autore, dalla sua intenzione di intraprendere un percorso oppure da qualcosa che si evolve nel suo subconscio. Ad esempio, i Thegiornalisti camuffavano le loro canzoni con un’attitudine lo-fi, ma altro non erano che pezzi italianissimi. Da Sanremo. O meglio, da Festivalbar. Ecco, nell’estate soleggiata e di canzoni ululate a squarciagola i cori e gli inni della band di Tommaso Paradiso sarebbero stati nel loro habitat. Ma la più estiva delle manifestazioni canore è naufragata nel 2007 e le successive proposte analoghe non sono riuscite ad annetterne l’appeal. Peccato per il ritardo.

Il nome è volutamente strambo: si rifà alla semplicità della scrittura, perché i testi sono facili da comprendere proprio come l’articolo di un quotidiano

Difatti è sul finire degli anni ’00 che la storia del gruppo Thegiornalisti comincia – come spesso accade – in un locale. Di Roma, dove si suona dal vivo ovviamente. E in quelle serate musicisti o aspiranti tali hanno l’opportunità di incrociarsi e di ascoltarsi. Succede quindi qualcosa di molto prevedibile: a uno piace come suona la batteria un altro, a questo piace il suono della chitarra di un altro ancora, a questo piace come scrive il primo. E si crea un’alchimia che sembra speciale. Basta poco tempo, quello di una dissoluzione. Anzi, di più divisioni: le formazioni di cui fanno parte Tommaso Paradiso, Marco Antonio Rissa Musella, Marco Primavera ed Emanuele Guidoboni si sciolgono. I ragazzi si lasciano, e pure male. Sono storie musicali che non funzionano, che non vanno a tempo, che non portano a nulla. Ma queste band cessano di esistere per dare appunto vita a un’altra. E i sopracitati si mettono finalmente insieme. I Thegiornalisti nascono insomma dalle macerie di altri gruppi. Il nome è volutamente strambo e si rifà alla semplicità della scrittura, perché i testi sono facili da comprendere proprio come l’articolo di un quotidiano. Con Paradiso alle parole e alla chitarra, Rissa Musella alla chitarra solista, Primavera alla batteria e Guidoboni al basso, la formazione comincia a suonare e soprattutto a scrivere pezzi inediti. L’obiettivo è dare alle stampe il primo album e farsi parecchi live. Pat, Locanda Atlantico, il Vecchio Circolo degli artisti sono i primi posti.

Qui trovate i testi e gli accordi delle canzoni dei Thegiornalisti, in partnership con Accordi e Spartiti.

Italian Wave

Già da un paio di anni avanza questa nuova scena. È come un rivolo di inchiostro che scende inizialmente da testate e magazine più attenti e che arriva a zampillare sempre più sui grandi giornali nazionali. Gli stessi che nel giro di qualche anno dovranno parlarne e molto (forse troppo) di questa ondata indie. Sentireascoltare ne ha già scritto in un articolo dedicato a un #10yearschallenge della musica italiana di come certe proposte che nel 2019 compiono dieci anni siano state decisive e di quanto il 2009 sia stato una specie di anno zero per una nuova proposta autoriale. Indie o qual dir si voglia.

Sono gli anni di maggior successo dei talent-show e delle vittorie a Sanremo di Marco Carta e Valerio Scanu (2009 e 2010, poi arriveranno anche quelle di Emma Marrone e Marco Mengoni da X Factor) direttamente dal roster di Amici di Maria de Filippi all’Ariston. Ecco che Il Paese è reale suona come una proposta politica oltre che musicale.

Ad esempio, è sempre il 2009 quando gli Afterhours partecipano al Festival di Sanremo (Premio della Critica Mia Martini) e includono la loro Il Paese è reale in un’omonima raccolta di 19 brani per 19 diversi progetti tra band e solisti. Come la definiva il leader della band milanese Manuel Agnelli: «Non una compilation, ma un’affascinante rassegna di proposte musicali di varia ispirazione, stimolante, ricca di spunti che speriamo venga trainata dalla nostra presenza al festival, che nel nostro piccolo vuole contribuire ad infrangere quella cortina d’indifferenza che penalizza la nuova musica». Sarà un caso (o forse no) ma sono gli anni di maggior successo dei talent-show e delle vittorie a Sanremo di Marco Carta e Valerio Scanu (2009 e 2010, poi arriveranno anche quelle di Emma Marrone e Marco Mengoni da X Factor) direttamente dal roster di Amici di Maria de Filippi all’Ariston. Ecco che Il Paese è reale suona come una proposta politica oltre che musicale.

Questa scena è più viva che mai nel 2011 quando escono ancora gli Zen Circus con Nati per subire; Brunori Sas e il suo Vol.2; Herman di Paolo Benvegnù; Io tra di noi di Dente; Midnight Revolution degli A toys orchestra; WOW dei Verdena e Il sorprendente album d’esordio dei Cani, del quale si sentirà parecchio parlare. E nello stesso anno si registra l’esordio discografico dei Thegiornalisti. Vol.1 è un concentrato di melodie Sixties e finiture di chitarra elettrica. Registrato nel salotto di Tommaso Paradiso, il disco viene accolto positivamente un po’ ovunque, malgrado manchi di un lavoro attento di post-produzione. Probabilmente perché si fregia di un atteggiamento volutamente lo-fi. Ma dietro l’apparenza, c’è altro. Su queste pagine, Fabrizio Zampighi notava come “dietro l’aspetto stiloso e il sound Strokes-oriented dei romani Thegiornalisti potrebbe nascondersi altro”, riferendosi a influenze cantautorali che spaziano tra BattistiIvan Graziani e i Lunapop. Il marinaio invece sembra essere scritta per Adriano Celentano.

In definitiva l’album è grezzo, stiloso e accattivante. Procede avanti per riff sparati di getto, ammiccamenti sentimentali, ritornelli come slogan che rendono subito familiari le tracce. Idee ce ne sono insomma e l’esordio suona interessante. Funziona anche la scrittura – come indica la penna Bic sulla cover di Vol.1. – di Tommaso Paradiso, il deus ex machina della band. Romano di Prati, classe 1983, laureato in filosofia con una tesi su Fichte, tifoso della Lazio. Comincia a suonare il pianoforte da giovanissimo. Poi la chitarra perché il primo amore sono gli Oasis dei fratelli Gallagher. Più tardi arrivano VendittiVasco RossiDalla nell’educazione sentimentale di un ragazzo che all’amore per il cantautorato affianca quello per il brit-pop e l’indie-rock del 2000.

“I Thegiornalisti sono dei rosiconi che si credono meglio dei Beatles ma in realtà sono al loro stesso livello”

Come detto il lavoro viene accolto piuttosto bene e i Thegiornalisti cominciano a macinare date a bordo del loro furgone, chiamato sarcasticamente Thefurgone. Sono questi i giorni della trovata enogastronomica che renderà il tour più piacevole. Sul loro blog i quattro cominciano a recensire i posti dove vengono accolti. Dove dormono e come dormono. Dove mangiano e come mangiano. Dove bevono e come bevono. La Thetattica dei Thegiornalisti funziona: ovunque vadano vengono trattati da signori. A conferma di come il gruppo non manchi di creatività, arriva qualche tempo dopo un’altra trovata. Sulla loro pagina Facebook i Thegiornalisti lanciano 40 dissing verso 40 diversi colleghi della cosiddetta scena indie. Tanto per fare qualche esempio: “Agnelli scrive delle canzoni così brutte che deve cambiare pettinatura ogni 2 mesi per far parlare di sé”. Oppure: “I Cani c’hanno l’unico frontman che ai concerti non scopa”. E anche: “Dente ammorba pure sua madre”. Ancora: “Le luci della centrale elettrica ha creato una generazione di mostri analfabeti”. E infine: “I Thegiornalisti sono dei rosiconi che si credono meglio dei Beatles ma in realtà sono al loro stesso livello”. Sono le prime di tante trovate comunicative messe in campo per farsi un po’ di pubblicità e aumentare l’hype intorno al progetto.

Vecchi, dentro

Forse è l’entusiasmo per le cose che cominciano a girare, che i Thegiornalisti si decidono a raccogliere subito le nuove idee e a entrare in studio. Il Vol.2. arriva quindi nel 2012 e si intitola Vecchio. “Un album italiano che suona inglese”, secondo loro, e hanno pure ragione. Gli anni ’60, le sei corde, la Perfida Albione del pop continuano a indicare la strada mentre le melodie ammiccano spesso al cantautorato italiano. Anche gli studi di Abbey Road di Londra dove il lavoro viene registrato sono una sorta di citazione.

E il gruppo comincia ad essere accusato di retromania. “Non è che guardiamo al passato, siamo solo incollati alle cose che riteniamo migliori”, replicano Paradiso & co.

In questo secondo dei Thegiornalisti le melodie si scoprono più solari e il piglio apparentemente più scanzonato. Le tracce sono come polaroid di una giornata di qualche anno fa tra la campagna e la metropoli romana. Ingiallite, già un po’ vintage. Tuttavia a suonare interessante è soprattutto la versatile e articolata proposta dell’album, che da una dinamo brit-pop tira fuori canzoni italianissime. L’attitudine lo-fi (forse è la produzione a non rendere pienamente merito alle idee messe in campo) è più smussata rispetto all’esordio ma comunque tesa a mantenere una certa crudezza, una certa trasandatezza giovane e boemia. Diamo tempo al tempo e Nato con te sono pura musica leggera italiana. Alla Cremonini, un altro che ama l’Inghilterra. Sorprendono la jazzy Guido così e il br-it-pop di Gatti per randagi in cerca d’amore. La title-track è sghimbescia e puzza della benzina di una spider lanciata sull’Aurelia. Bere è invece più spiccatamente garage come da ditta Casablancas & co. Il tutto è accompagnato da voci doppie e triple, cori e coretti, riff tirati alla Arctick Monkeys, pianoforti rari ma profondi. L’album suona meno digeribile nell’immediato rispetto all’esordio ma nel complesso è più ricco, merito delle tante idee, a volte così tante – forse troppe – da farlo sembrare un caleidoscopio di quello che sarebbe potuto essere.

Il senso del titolo, Vecchio, è quello di un mondo che si scopre passatista inventando mode che non fanno altro che rimasticare le tendenze di ieri. “Vecchi sotto al sole siamo nati e vecchi sotto al sole ce ne andremo”, canta la title-track. E il gruppo comincia ad essere accusato di retromania. “Non è che guardiamo al passato, siamo solo incollati alle cose che riteniamo migliori”, replicano Paradiso & co.

Sold out

Dei primi due lavori rimarrà poco se non nulla nelle scalette dei concerti ai palazzetti dove i Thegiornalisti arrivano a suonare nel giro di qualche anno. Ed è tutto merito di una svolta, un’inversione a U, un cambio di rotta. Anche se questa rivoluzione non mette fine alle critiche sul carattere (volutamente, si potrebbe aggiungere) citazionista della band, che invece aumentano proprio a causa del nuovo album, Fuoricampo.

L’album esce nell’ottobre del 2014 ed è il salto in alto della band. Che passa attraverso una telefonata, quella dell’agente dei concerti della band a Tommaso Paradiso. Cui chiede di poter far ascoltare certe sue registrazioni, pezzi inediti, al manager Nicola Cani. Il cantante acconsente e dopo due ore riceve una telefonata dello stesso Cani che, colpito da Fine dell’estate, porta il gruppo a firmare per Foolica. L’album che segue viene anticipato dal singolo Promiscuità e da un vero e proprio manifesto creativo: il lavoro è per la band un “tornare alle origini senza sprechi di tempo, senza vergogna, immersi dalla testa ai piedi in quella cultura pop in cui siamo cresciuti”. Fuoricampo è, come sottolineato su SA da Nino Ciglio: “Un disco di svolta, perché stravolge lo stile chitarristico e strokesiano, in piena devozione ai Sixties o, se volete, ai 00s, dei LibertinesFuoricampo è il regno del synthpop, quello magniloquente e ingombrante degli anni ’80, quando tutti si giocava coi capelli cotonati e le tastiere Roland”.

Se Fuoricampo era un prontuario di accordi della canzone italiana, Completamente Sold Out è un vero e proprio karaoke.

La produzione viene affidata a Matteo Cantaluppi e il risultato va parafrasando (secondo alcuni, imitando) Dalla e Carboni, Venditti e gli Stadio. Solo con più melassa. A tratti ricorda anche Future IslandBeach House. L’album è un successo e i Thegiornalisti (al basso si avvicenda il turnista Gabriele Blandamura, aka Mai Stato Altrove) passano i due anni successivi in una fortunata tournée che li avvicina a un pubblico sempre più vasto. A sua volta Tommaso Paradiso comincia ad assumere i tratti del nuovo romantico italiano, del cantautore tutto spleen e vino rosso, tutto tweet e parole d’amore. Il nuovo fidanzato d’Italia esaudisce anche il sogno di collaborare con uno dei suoi punti di riferimento. Nell’agosto del 2015 Luca Carboni pubblica Luca Lo Stesso, fortunato singolo di Pop-Up. È la riscrittura di un vecchio testo di Paradiso, aggiornato insieme a Dario Faini, ed è solo la prima di tante importanti collaborazioni. L’anno successivo il cantante porta per intero l’album Bollicine sul palco del Mi Ami (festival della cosiddetta musica indie o alternativa italiana). La scelta di risuonare per intero l’album del 1983 di Vasco Rossi è anche un segno per il prossimo lavoro del gruppo. Tre singoli (Tra la strada e le stelleIl tuo maglione mioCompletamente) anticipano l’uscita di un disco che al rocker di Zocca devono molto.

Il successo è travolgente. Se Fuoricampo era un prontuario di accordi della canzone italiana, Completamente Sold Out è un vero e proprio karaoke. Le tracce parlano di amore, di sesso, di notti a bere e di giornate al mare, di maturità e di un’ansia di vivere intesa come ricerca ed esperienza di un entusiasmo da rincorrere ai bordi della malinconia. L’album esce il 21 ottobre del 2016 per Carosello e i Thegiornalisti escono definitivamente dalla nicchia. Anzi, entrano in heavy rotation in tutte le radio e vanno a Quelli che il calcio e a Che tempo che fa. Ma soprattutto riempiono i club di tutta Italia.

“A me piace proprio il fatto di far cantare, far urlare. Per me il concerto dev’essere un momento di gioia pura. O vai a vedere Morricone, dove io mi faccio un viaggio, piango dalla prima nota all’ultima e mi dovete portare via, oppure si va a buttare le corde vocali, a distruggerle. Per farti capire, io sono nato con gli Oasis. D’altra parte non sono pronto, per mia bassezza culturale o intellettuale, a un concerto dei Radiohead o di Sven Vath, che sono mostri sacri, ma non la mia cifra”.

I loro live durano quasi due ore e ripropongono per intero l’ultimo lavoro e quasi integralmente quello precedente. Dei primi due album si salvano (quasi sempre) esclusivamente Io non esisto Autostrade Umane, che sono la chicca per le non nutritissime pattuglie di fan della prima ora. I live somigliano a riti collettivi dove si cantano a squarciagola tutti i pezzi o quasi. È l’idea di concerto di Tommaso Paradiso che si esaudisce, come lui stesso ci racconta: “A me piace proprio il fatto di far cantare, far urlare. Per me il concerto dev’essere un momento di gioia pura. O vai a vedere Morricone, dove io mi faccio un viaggio, piango dalla prima nota all’ultima e mi dovete portare via, oppure si va a buttare le corde vocali, a distruggerle. Per farti capire, io sono nato con gli Oasis. D’altra parte non sono pronto, per mia bassezza culturale o intellettuale, a un concerto dei Radiohead o di Sven Vath, che sono mostri sacri, ma non la mia cifra”. Nella stessa intervista dice candidamente di non considerare praticamente più valide certe divisioni tra indie e mainstream; di aver esaudito con il passaggio a un pop “senza fronzoli” la propria natura autoriale; di non nascondersi dal suo personaggio. Lui è il nuovo romantico italiano. “Il fatto – confessa – è che io sono uno dalla lacrima facile, sono troppo sensibile. Io se vado a vedere Notting Hill piango. Sono fatto così e non mi nascondo”.

Paradiso collabora anche alla hit estiva Pamplona inclusa nell’album Fenomeno di Fabri Fibra. Questa volta è interprete del ritornello scritto dal rapper, da Dario Faini e da Davide Petrella. Una novità per lui che è stato spesso giudicato per la sua intonazione definita precaria. Da autore scrive invece Partiti adesso per Giusy Ferreri e L’esercito del selfie per i produttori Takagi e Ketra, con le voci di Arisa e Lorenzo Fragola. Quest’ultima è una critica divertita e disinvolta a una vita costantemente ripresa sui social, anche se paradossalmente lo stesso Paradiso ne è un grande fruitore e protagonista. Ad ogni modo, nell’estate del 2017, diventa uno dei brani più trasmessi dalle radio.

Un’estate italiana

«La musica italiana finto “indie” che gira adesso è praticamente il peggior Venditti. Anzi, è il peggior Venditti fatto male perché lo fa gente che non sa cantare e non sa suonare» (Manuel Agnelli)

La critica più rumorosa ai Thegiornalisti è di Manuel Agnelli, leader degli Afterhourse giudice di X Factor, che in un’intervista a Linkiesta nel maggio del 2017, smonta senza troppi giri di parole una certa scena italiana: «La musica italiana finto ‘indie’ che gira adesso è praticamente il peggior Venditti. Anzi, è il peggior Venditti fatto male perché lo fa gente che non sa cantare e non sa suonare». E per chiarire aggiunge come sia impossibile immaginarselo a casa con le cuffie ad ascoltare Calcutta oppure, appunto, i Thegiornalisti. Le dichiarazioni fanno discutere anche perché a dirle è proprio l’artista che ha promosso (oltre che rappresentato) la nuova musica italiana (remember Il Paese è reale). J-Ax, rapper ex Articolo 31 e poi solista, su Facebook denuncia “l’odio e l’invidia” che serpeggia tra i colleghi e l’hating di Agnelli. Lo stesso Paradiso infine restituisce le critiche. Dal palco del festival di Wired commenta: “Il peggio del peggior Venditti è comunque meglio del miglior Agnelli”. Tra l’altro lo stesso Paradiso era stato tra i sostenitori della scelta di Agnelli di andare a fare il giudice a X Factor: una mossa che da molta parte del mondo alternativo era stata bollata come una specie di tradimento. In poche stilettate la storia si esaurisce, almeno per il momento. Anche perché nella primavera del 2017 ci sono troppe cose da fare.

Sono i giorni di Despacito di Luis Fonzi e Daddy Yankee, tormentone in Si minore che fa ballare al mondo una specie di esperanto musicale in salsa latina e reggaeton. E i Thegiornalisti, il 21 luglio tirano fuori la despacito italiana: Riccione.

Ad aprile, poco prima dei concerti al Palalottomatica di Roma e al Mediolanum Forum di Milano, i Thegiornalisti pubblicano senza preavviso un nuovo inedito in rete: Senza, smielata canzone di non-amore nel segno del disco appena uscito. È la parola ‘fine’ su una storia ormai andata. Segue un mese più tardi Caderci Mai Più, l’ultima goccia di passione che zampilla di notte dalla pagina Fb della band. Improvvisamente, come con altri inediti era accaduto in passato. Subito dopo in un’intervista a Fanpage, Paradiso anticipa l’uscita di un altro singolo. Qualcosa che sa di vacanze, di sabbia e di mare. E che di quella estate italiana 2017 diventa il tormentone. Sono i giorni di Despacito di Luis Fonzi e Daddy Yankee, tormentone in Si minore che fa ballare al mondo una specie di esperanto musicale in salsa latina e reggaeton. E i Thegiornalisti, il 21 luglio tirano fuori la Despacito italiana: Riccione. Che della località balneare intesa come spensieratezza e Nuova Dolce Vita è un inno spudorato. Nel video si susseguono citazioni alla commedia italiana e bikini esplosivi in stile Baywatch.

Il synth-pop del gruppo, l’impeto EDM da spiaggia affollata e certe evocazioni reggaeton dei villaggi vacanze dello Stivale, creano un ibrido funzionale allo scopo: forgiare il tormentone definitivo dell’estate 2017. Almeno per quanto riguarda la musica italiana. In una settimana il singolo raggiunge il milione di view su Youtube ed entra in top 20 dell’airplay radiofonico come più alta nuova entrata della settimana. Ottiene complessivamente quattro dischi di platino digitali e conquista il primo posto dell’airplay radiofonico, il primo posto nella classifica iTunes e il secondo posto nella classifica Top 50 Italia di Spotify. Riccione è anche il completamento del passaggio al mainstream dei Thegiornalisti. Passaggio rassicurante e dalle melodie ammiccanti rispetto alle scandalose orgie di Promiscuità, un pezzo al sapore di sabbia e sale, un’innocua hit estiva. Ed è per una parte di critica e pubblico il definitivo sciogliersi nei suoni e nel gusto corrente dell’originalità della band. Che però ha preso definitivamente il largo. E almeno non si parla più di Dalla e Venditti.

Stupida canzone d’amore

A quando, dunque, il nuovo album? Nell’anno, presto si sentiranno notizie. E – a questo punto – quando a Sanremo? Mai, assicura Paradiso. La competizione non è per lui. Ha già detto di no al direttore artistico Claudio Baglioni per l’edizione del 2018.  Oltre 100mila biglietti vengono così venduti a distanza di mesi dalla partenza del tour

Il 2017 si chiude con Paradiso che firma la consuetudinaria canzone di Natale di Radio Deejay, Happy Christmas John, e la colonna sonora di Poveri ma ricchissimi, film di Enrico Brizzi con Christian De Sica. Il 2018 si apre più o meno allo stesso modo, con Da sola in the night, altro pezzo scritto e cantato con Elisa per Takagi e Ketra. E con un’ospitata a Sanremo dove il divo dei Thegiornalisti canta con Gianni Morandi Una vita che ti sogno, da lui scritta e inclusa nell’album del cantante bolognese D’Amore d’autore. È anche l’occasione per anticipare dal palco dell’Ariston il tour autunnale della band. A quando, dunque, il nuovo album? Nell’anno, presto si sentiranno notizie. E – a questo punto – quando a Sanremo? Mai, assicura Paradiso. La competizione non è per lui. Ha già detto di no al direttore artistico Claudio Baglioni per l’edizione del 2018. Oltre 100mila biglietti vengono così venduti a distanza di mesi dalla partenza del tour. Alcune date sono raddoppiate. A Roma è perfino triplicata. Intanto si hanno nuove sull’album. La cui uscita è prevista a settembre.

Il primo singolo è accompagnato da un video-film con Alessandro Borghi sul canale Youtube di Carosello. Questa nostra stupida canzone d’amore è una ballata in pieno stile Thegiornalisti. Anche nel senso che la scrittura di Paradiso è ormai riconoscibile. Nel bene per alcuni, nel male per altri. La donna è paragonata alla Nazionale italiana di calcio campione del mondo nel 2006. La Corea del Nord è usata come Dalla evocava “i russi e gli americani” nella sua Futura. E una serie di immagini contribuiscono a creare quell’atmosfera zuccherosa ormai consuetudinaria, anche se qualcosa sembra essere cambiato rispetto al sentimento del passato. Ad agosto è il turno del vocale di 10 minuti di Felicità puttana, power synth pop accompagnato da un video con con protagonista la Matilda De Angelis della serie tv Netflix Baby e una serie di riferimenti a Borotalco di Carlo Verdone. Infine è il turno di New York, ballata questa volta sintonizzata su frequenze più soul.

Alla fine suona come la trasposizione di un romanzo di Fabio Volo. È una vita che ti aspetto raccontava proprio della scoperta della serenità e dell’armonia del protagonista con la complicità di un nuovo amore. Diventare grandi, è forse la morale.

A pochi giorni dall’uscita del disco Rolling Stone dedica la copertina a Tommaso Paradiso. Titolo: Odio l’odio. È forse l’intervista più aperta del cantante, che parla della sua infanzia senza il padre e degli hater, di politica e dei suoi riferimenti artistici. E dove confessa di aver ormai abbandonato l’idea di collaborare con Vasco Rossi: “È bello così, che rimanga nel mio immaginario di cose stupende”.

Quando esce Love si presenta diverso dai precedenti album. In questo caso l’amore non è più cantato nella sua forma estrema. Disperata, alcolica, notturna. È un sentimento più casalingo. E il lavoro alla fine suona come la trasposizione di un romanzo di Fabio Volo. È una vita che ti aspetto raccontava proprio della scoperta della serenità del protagonista con la complicità di un nuovo amore. Diventare grandi, è forse la morale. La produzione del disco è affidata questa volta a Dario Faini e qualche differenza si sente in vagiti di r’n’b, esplosioni EDM, e l’orchestra in apertura e chiusura. È il suono della fine dei vent’anni di Tommaso Paradiso e probabilmente di molti suoi fan. Quelli che affolleranno le date del tour invernale e poi di quello primaverile dove i Thegiornalisti avranno l’onere di confermarsi come una sorta di Coldplay italiani. Come raccontava Paradiso al Corriere della Sera, in occasione dell’uscita dell’album: “Prendo come riferimento la mia band preferita: i Coldplay. Chris Martin è un puro assoluto, nei suoi occhi ho sempre visto l’anima, da quel Parachutes del debutto fatto con due chitarre e poco più ai concerti negli stadi pieni di luci di questi anni. Anche per me la scrittura è l’unica cosa pura e cristallina, il momento in cui sono solo con me stesso e sto bene”.

Al Massimo

L’evoluzione, a questo punto, è completa. Da band di nicchia alla costante heavy rotation, quello che i Thegiornalisti rappresentano è un salto in alto improvviso e leggero come la musica pop alla quale si dedicano. Qualcosa che di alternativo non ha nulla. E nemmeno di indie, parolina magica usata per molto tempo come passpartout da addetti ai lavori e recensori. O che almeno non ha niente del senso originario del termine, quello che indicava l’autonomia discografica di ambienti altri dalla grande produzione. In Italia ha invece finito per assumere una sfumatura generazionale: qualsiasi proposta degli anni ’10 che avesse una freschezza estranea e un seguito diverso da quello delle grandi case discografiche è stato spesso classificato come indie. Una specie di calderone che ha messo insieme progetti diversissimi tra loro spesso curati da etichette discografiche specializzate in questa nuova onda quali La Tempesta, Garrincha Dischi, Maciste Dischi, Bomba Dischi, Foolica Records, 42 Records, Woodworm e via dicendo. Una nuova generazione che a dirla tutta una freschezza l’ha portata in una musica italiana praticamente occupata da progetti generati in serie dai talent. Con questi nuovi tipi ha fatto irruzione una certa disinvoltura, una certa onestà e (perché no) un certo nervo tipico di scantinati e localini di provincia.

L’Eroe dei due mondi, dall’indie lo-fi alla top ten di Spotify, conferma che i due mondi forse non esistono più. O almeno non sono quelli che si esauriscono nel dualismo mainstream-indie.

Una scena che nella Roma dei Thegiornalisti si è replicata negli stessi termini: senza coerenza di stili né di contenuti. Proprio dalla Capitale è partito anche I Cani, il progetto punk-electro-pop di Niccolò Contessa che ha rappresentato una sorta di frattura rispetto alla musica pop di nicchia e quello che sarebbe venuto dopo. Quel progetto anonimo e crudamente melodico, generazionale nei contenuti e nell’hype, ha aperto e dato coraggio ad altre storie analoghe. Ma se prima le esperienze di Amari, My Awesome Mixtape, Perturbazione e Amor Fou avevano ancora dei numeri e un atteggiamento almeno concettualmente indie, poi è arrivato l’it-pop da classifica. Il terreno di Tommaso Paradiso che con i suoi Thegiornalisti ha battuto proprio quel tracciato. L’Eroe dei due mondi, dall’indie lo-fi alla top ten di Spotify, conferma che i due mondi forse non esistono più. O almeno non sono quelli che si esauriscono nel dualismo mainstream-indie.

“Diranno: ‘che è sta’cagata?’, poi la balleranno tutti, e io farò un sacco di SIAE”.

Paradiso, da parte sua, è esploso definitivamente insieme al suo tracotante romanticismo, una follia d’amore che lo ha consacrato come autore e personaggio. Motivo per cui viene spontaneo prevedere per lui delle esperienze soliste in futuro o almeno una collaborazione con i Baci Perugina. Nel 2020, intanto, ha annunciato l’uscita di un film di cui curerà regia e sceneggiatura. E le musiche, ovviamente.

Non si è comunque ancora esaurito il momento dei grandi ritornelli. Di qualche corteggiamento del gusto e di qualche rima telefonata. Meno Dalla, come succedeva agli inizi, e più Enrique Iglesias, verrebbe da dire, considerando anche il singolo dalle influenze latine uscito nel maggio 2019.

Maradona y Pelé è come la ciliegina sulla torta di un tour da 31 date che da ottobre 2018 ha staccato 250mila biglietti e fatto sold out ovunque. Un trionfo che avrà la sua data di chiusura con un evento unico, staccato dal resto della tournée, il 7 di settembre al Circo Massimo a Roma. Dove i Thegiornalisti saranno la prima band italiana a esibirsi.

Maradona y Peléè per il suo autore “un unicum, una canzone estiva”. Ancora Paradiso: “Maradona y Pelé l’ho scritta in momenti diversi, un po’ come è stato per Completamente. Nel tempo avevo accumulato parti di canzone, ma non una canzone completa. Il lavoro finale è stato mettere tutto insieme. Il primo seme è stata questa immagine di ‘labbra’ stupende, da qui mi sono visto in una torrida notte romana di fine giugno, dentro casa, solo, insonne; e allora ho sognato una pioggia e un luogo lontanissimo dove ballare con lei. Però mi mancava sempre qualcosa, non volevo chiuderla così. Per cui mi son detto ‘devo metterci qualcosa di assolutamente evocativo, assolutamente mio e assolutamente romantico: Robert de Niro, l’attore icona di questa vita, Sandokan, la mia infanzia e la mia colonna sonora firmata Oliver Onions, Maradona y Pelé, il diavolo e l’acqua santa del più gioco più bello del mondo’. E infine, alla conferenza stampa di presentazione: “Diranno: ‘che è sta’cagata?’, poi la balleranno tutti, e io farò un sacco di SIAE”.

Maradona y Peléè come la ciliegina sulla torta di un tour da 31 date che da ottobre 2018 ha staccato 250mila biglietti e fatto sold out ovunque. Un trionfo che vede la sua data di chiusura con un evento unico, staccato dal resto della tournée, il 7 di settembre al Circo Massimo a Roma. Dove i Thegiornalisti sono la prima band italiana a esibirsi. E dove ad accompagnarli troviamo amici quali Calcutta, Elisa, Takagi & Ketra, Dardust, Franco 126 e Luca Carboni. Un’occasione per festeggiare anche i dieci anni di carriera del gruppo e il disco di platino a Love da un palco alto quanto un palazzo di otto piani. Al 24 agosto, tuttavia, il Messaggero, citando dati SIAE, scrive che #LOVEalMASSIMO potrebbe essere un flop visti i soli 30mila biglietti venduti. Uno scenario al quale ha risposto il batterista del gruppo Marco Primavera: “Il fatto è che dai Thegiornalisti ci si aspetta il tutto esaurito sei mesi prima del concerto perché, negli ultimi due anni, le cose sono andate in questa maniera. Ma il sold out non è l’unica condizione per fare un concerto. I flop sono ben altri”.

“Scioglimento? La fantasia di certa stampa è divertente, ma lascia il tempo che trova”.

Si parla anche di altro, a proposito dei Thegiornalisti, nell’estate 2019. E il fatto che i rapporti con la stampa vengano curati dai fondatori Marco Rissa Musella e Marco Primavera e mai dalla star Paradiso, non fa che alimentare i rumors. All’orizzonte del gruppo, scrive il settimanale Chi, ci sarebbe una scissione. Con Paradiso a intraprendere la carriera solista. Altro indizio sarebbe l’ufficio stampa e management del cantante separati da quello degli altri due fondatori del progetto. Voci smentite senza mezzi termini dallo stesso Marco Rissa Musella: “Scioglimento? La fantasia di certa stampa è divertente, ma lascia il tempo che trova”.

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