• Ott
    01
    1984

Classic

4AD

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Leggenda vuole che già nello script di Velluto Blu, David Lynch avesse messo un riferimento a Song to the Siren dei This Mortal Coil, “canzone che tra un milione di canzoni doveva assolutamente avere”. Eppure i diritti d’autore erano troppo alti e il regista americano si costrinse a mandare un testo ad Angelo Badalamenti, per farglielo musicare e ottenere qualcosa di simile, “something cosmic, angelic, very beautiful”. Alla voce ci si mise Julee Cruise e saltò fuori così Misteries of Love, tema di chiusura del film che per canto e arrangiamenti sembra proprio una versione alternativa del brano cantato da Elizabeth Frazer. Solo molto dopo Lynch avrà la possibilità di usare quella canzone, mettendola nel finale di Strade Perdute e coronando un po’ un suo personale sogno. E non è il solo ad appassionarsi così tanto a questo brano, visto che frammenti di Song to The Siren saranno poi ripetutamente ripresi da spot televisivi (il profumo Noa di Cacharel) e da altri registi (Peter Jackson nel recente Lovely Bones).

Tanta passione si spiega solo con la qualità della musica, rilettura geniale dell’originale di Tim Buckley, ad opera di Liz Frazer e Robin Guthrie, ovvero i Cocteau Twins del pre-Treasure, che ottengono così il brano simbolo del disco simbolo della 4AD, quell’ It’ll End In Tears che potrebbe essere preso come chiave d’accesso a tutto il primo catalogo della label britannica. I This Mortal Coil, prendono il nome da un passo dell’Amleto (“What dreams may come, when we have shuffled off this mortal coil, must give us pause”) e nascono come un progetto di Ivo Watts-Russell e John Fryer, creato intono all’ep Sixteen Days/Gathering Dust, dopo che il boss dell’etichetta aveva cercato inutilmente di convincere i Modern English a registrare un medley dei due brani. Dopo l’ennesimo rifiuto, Ivo decise di registrare ugualmente i due brani, chiamando a raccolta alcuni nomi illustri scritturati per 4AD, come appunto la Fraser e Guthrie dei Cocteau Twins, Gordon Sharp dei Cindytalk e membri degli stessi Modern English.

Il progetto This Mortal Coil si presenta quindi in modo chiaro fin dall’inizio. Sorta di supergruppo variabile, con artisti presi dal roster dell’etichetta e messi a gravitare intorno a Ivo Russel e John Fryer, per mettere mano con la propria personalità a classici del repertorio rock e a pochi brani autografi, perlopiù strumentali, a far da corredo. Il tratto distintivo del suono 4AD ha così la sua dimostrazione più pragmatica. Quella cioè di fare della forma la sua sostanza. Da qui l’interesse primario per l’arrangiamento e per l’uso di cover che prendono il posto degli originali e si travestono da classici 4AD. Arriva così It’ll End In Tears, primo capitolo di una trilogia, che scrive un nuovo capitolo nella storia della malinconia fatta musica. In fin dei conti, anche un modo molto sofisticato per celebrare un conciliabolo di fantasmi.

Di Tim Bukley si è già detto, ma in apertura appare subito l’ombra di Alex Chilton nella rilettura del classico Big Star, Kangaroo, ad opera di un efebico ed effimero Gordon Sharp che più in avanti bissa con Fond Affections dei Rema Rema. Ancora il fantasma di Chilton appare nelle sembianze di Howard Devoto nella rilettura di un altro brano dei Big Star, Holocaust, e fa capolino anche Roy Harper nella magnifica Another Day per violino, archi e voce di Liz Frazer, mentre l’altra ugola d’oro della label inglese, la Lisa Gerrard dei Dead Can Dance si produce in un tris originale, che profuma molto di scuola della decadenza: Wave Become Wings è una lied gotico che sta tra Spleen And Ideal e Within The Realm Of Dying Sun, quindi appartiene alla parte più cameristica del repertorio DCD; nello strumentale Barramundi, fa quasi tutto Simon Raymonde (infatti si respira aria di Victorialand e Blue Bell Knoll) e la Lisa aggiunge solo una manto di accordion, mentre nel terzo brano Dreams Made Flesh, ritorniamo in territori gotici da primi DCD. Detto che Not Me, rilettura di un brano di Colin Newman degli Wire, a cui mettono mano membri di Xmal Deutschland, Modern English e Cocteau Twins, con il suo guitar pop neo wave spezza non poco l’atmosfera irreale e sospesa, il disco va a chiudersi così come era iniziato, in pieno humus fatalista, con la ballad per piano A Single Wish e un Gordon Sharp ancora una volta con l’aria di chi ha subito tutte le sconfitte del mondo su di sé. Appunto quel “mortal coil” su cui, a questo punto, ci interroghiamo tutti mentre osserviamo rapiti, la sirena in copertina, ennesima geniale creazione della 23 Envelope, partership di Vaughan Oliver e Nigel Grierson a cui si deve il taglio grafico di tutte le uscite d’epoca della 4AD.

1 Maggio 2010
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