Recensioni

7.5

Circa un lustro fa quello di Tirzah Mastin era uno dei più intriganti nomi della scena post R&B che popolava l’underground britannico, sempre accompagnato dalla compagna di scuola, musicista e producer Mica Levi aka Micachu. Le due, stacanoviste nella produzione di EP e tracce per club, non si sono mai lasciate nemmeno durante il lungo periodo di silenzio che ha visto pressoché scomparire la Mastin, dopo un fortunato feat. con il mito Tricky. Dai primissimi lavori comparsi nel 2013, Tirzah si è serenamente trasformata in una delle artiste più preziose e peculiari del Regno Unito, lavorando ai margini del pop sperimentale, post-grime e R&B, e oggi, a trent’anni compiuti, e mamma di una bambina, ha abbandonato il cognome ma non il desiderio di calarsi, corpo e mente, in un sound intimo e sperimentale. E come sempre, ritroviamo al suo fianco Mica Levi, qui nelle vesti di produttrice.

Devotion è un debutto difficile perché realmente introspettivo, senza passi falsi o finzioni emotive; vissuto come un letto sfatto, regala undici preghiere al mondo dei piccoli tradimenti e ai rituali imprevedibili dell’amore moderno. Un disco che riflette nuova luce sul suo singolare pop sperimentale: una voce squisitamente soul e un potente lirismo contemporaneo. L’artista dall’Essex canta infatti come se si fosse dimenticata della presenza di un ascoltatore, totalmente libera e distratta dalle inevitabili attenzioni che ci risucchiano quotidianamente. Incredibilmente sincera, l’artista britannica compone il proprio testamento sul potere della connessione umana, libera in ogni movimento, pronta a farsi bastare voce e piano per raccontare un mondo infinito. L’amore di cui si occupa Tirzah è qualcosa di multiforme, che cambia sempre e per sempre: Devotion si sviluppa e si dipana in mondi diversi su ogni ascolto, come una raccolta malinconica di canzoni d’amore dal sapore r’n’b decisamente brit. Questo debutto vive di un’energia eterea, sinuosa e zuccherata, come all’inizio di una storia d’amore, o alla fine, quando tutto sembra crudo e impossibile.

Ondeggiando verso una direzione più lo-fi, con una sorta di intimità che potrebbe ricordare l’operazione tentata (e riuscita) da Frank Ocean con Blonde, Devotion finisce per essere l’album di cui non sapevi di aver bisogno. In queste splendide love song figlie del miglior downtempo, la voce di Tirzah, onesta e mai perfetta, si fonde morbidamente con la produzione sottile ma complessa di un album che ha la giusta quantità di spazio per poter respirare, mentre la crudezza e la vulnerabilità dei suoi testi descrivono con acume la rottura di una relazione. Il suo canto, miscela unica di groove trip-hop, onde elettroniche e ritmi rilassati, è lo strumento principale del disco: l’apertura affidata al fluttuare eccentrico dei gorgheggi di Fine Again illumina di tenerezza e calore l’astrazione sonora di Do You Know, brano ipnotico dal ritmo frastagliato e glitch che assume un tono più cupo, con bassi sintetici e sporadici beat di batteria. Deviante nella sua sensuale dissonanza, l’artista pone retoricamente ogni domanda, trasformandola in echi senza risposta, nello spazio. Il tepore di Gladly si riversa come un caldo abbraccio nella dolce oscillazione del cantato della neo mamma sopra synth eterei e percussioni rilassate: si rivela così un brano che contempla la schiacciante generosità dell’amore nei suoi gesti più semplici. Affection, nel suo essere eccezionalmente scarno, dona una semplicità che è il prodotto di uno scrupoloso processo di produzione: sotto le onde incombenti di un pianoforte malinconico, e in mezzo a occasionali svolazzi di fischietti, la gentile mano di Mica Levi intriga con la sua fluidità strumentale, mentre nella title track, la voce della Mastin e quella di Coby Sey si intrecciano come le gambe degli innamorati in una fredda notte invernale. Il momento 80s di Guilty è una forte confessione di infedeltà, un mea culpa immerso nell’autotune, con una chitarra elettrica che ringhia, testi che puniscono con rimpianto e angoscia, trasmessi da voci così contorte nel riverbero che a malapena si riconoscono.

Con pazienza e grazia, Devotion è un album che taglia i filtri che spesso mettiamo nelle nostre vite, portati a credere che tutto debba essere raffinato e perfetto, prima di potersi considerare finito. Nonostante la natura profondamente personale di questo album, l’autrice non si dimostra mai vittima del suo sentimentalismo. Ogni emozione è messa a nudo affinché tutti possano vedere; Tirzah ha realizzato un disco di canzoni pop crude, oneste e meravigliosamente insolite, facendo a pezzi la visione rosea del romanticismo e rivelandolo per quello che è veramente – incredibile, laborioso e straziante, un tempo liturgico che sa di devozione.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette