• Ago
    19
    2016

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Ghostly International

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C’è un artigiano del suono in Pennsylvania che fabbrica deliziosi mostri e incubi sonici: il suo nome è Tom Fec, ma si fa chiamare Tobacco dal 2008, quando esordì con un disco agitato e brullo pieno di synth e vocoder. Oggi Tobacco, già frontman dei Black Moth Super Rainbow, band di rock psichedelico di Pittsburgh, torna con un disco catartico, organico e straniante: con Sweatbox Dinasty siamo di fronte alle rovine elettroniche di un mondo analogico che odora di nastri marci e sintetizzatori oscuri, una Babele paranoica e scassata dove i magnetofoni sembrano dettare una legge non scritta basata sullo sconvolgimento delle sensazioni umane. Tobacco si fa osservatore della scena elettronica più estrema e scientifica, studia il genio di Lopatin nel suo momento drone, lo rende storpio e carnale, fino a tentare – ancora invano, ma il compito è arduo – di stravolgere i canoni dello sperimentalismo ipnagogico.

Dodici brani come dodici fatiche, frammenti impazziti nelle mani sapienti di un Tom Fec che fa un uso sempre affascinante dell’elettronica come forma d’arte, tanto che i suoi brani, reali gemme di psichedelia trascendentale, offrono continui colpi di scena, denso rumorismo e distorsioni liquide. Ne è un esempio il pop nero del singolo di lancio Gods In Heat, una tragicommedia fiamminga dipinta e ideata nel mondo degli orrori boschiani e suonata con sporcizia metallica: Tobacco è un maestro nel combinare finissima arte e apocallitici rottami. I ronzii elettronici e i contraccolpi decostruiti di Human Om, definita dallo stesso Fec «una brezza estiva», suggeriscono una trama sottostante fatta di spiriti pacifici alla ricerca della redenzione, in una profondità oscurissima popolata da oceanici droni e sitar viziosi. Tobacco è un vortice che ribolle di synth analogici, mentre le drum machine sferragliano accaldate. E quello di Sweatbox Dinasty diviene uno spazio che induce alla trance, nonostante le melodie torbide e un miasma ansiogeno generato da fatiscenti sintetizzatori: «You can be my light come up in the morning/And I can be your spiral spinnin’ down».

Un disco bello, malato e dotato di ottime intuizioni: se Maniac Meat dimostrava le potenzialità stroboscopiche del musicista, questo nuovo lavoro simboleggia la vittoria di Fec come principe dei beat ipnagogici e maledetti, sovrano di un impero vastissimo fatto di elettronica ammuffita e sporca. È la creazione più involontariamente psichedelica e sinistra di Tobacco, piena di ritmi che partono e si fermano come un vecchio treno malandato; una cassa di risonanza fatta di crolli mistici, voci che sibilano, farfugliano e ringhiano. «È il mio bambino», ha detto Tobacco riferendosi al disco, creando così un’immagine disturbante solo se si ignora la bellezza fatiscente di questo lavoro. Così, quando non lavora coi Black Moth Super Rainbow, Fec semina un terrore che disorienta grazie a quel suo sound in bilico tra l’easy listening e la psichedelia più orrorifica, unendo la levigata eleganza degli Air a voci distorte ed esplosioni di synth analogici.

La deformazione sonora attuata in Warlock Maria, i fuzz alieni di The Madonna, le curve a metà fra dub e stoner di Fantasy Trash Wave, sono solo alcune delle ottime intuizioni presenti in Sweatbox Dinasty, un disco che arriva dopo un lungo esilio e che nasce dal lavoro di pochissimi giorni. È un disco strano, che suona diverso e nuovo rispetto a tutto ciò che lo precede, selvaggio e instabile. «Un album di canzoni lineari sarebbe solo noioso a questo punto», ha sottolineato lo stesso Tobacco, uno che si porta sempre più avanti nella cruda innovazione musicale. E qui la musica è catartica, grande, organica, nell’entrare in contatto con una natura altra da noi; per quanto possa alterare la mente, l’ascolto di Tobacco si rivela un’esperienza estremamente serena, un risveglio disteso da un incubo mansueto.

18 Agosto 2016
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