Recensioni

Tricky è sempre stato molto bravo a gestire basi trippy con un controcanto di voci angeliche preferibilmente femminili. Il basso vocale graffiante accompagnato dalla grazia di soprani più o meno adeguati, inseriti sulle sue visioni, è alla base anche di questo undicesimo album. Adrian Thaws (il vero nome del musicista inglese) si avvale dell’aiuto di Francesca Belmonte e Nneka (già presenti nel precedente False Idols), della cantante inglese Tirzah, del musicista britannico Blue Daisy e della danese Oh Land. In più troviamo anche le spinte hip-hop di Bella Gotti (aka Nolay) e Mykki Blanco.
Il mood sonoro varia nel ben noto range trickyiano: trip-hop leggermente sporco (Lonnie Listen), ballad soul (Something In The Way, uno dei pezzi più ispirati, che ricorda Tracey Thorn) e blues-hop sensuale (Keep Me In Your Shake, I Had A Dream). Si spazia infine anche sull’elettronica un po’ dark (Nicotine Love, Right Here) e pure sul rap (Gangster Chronicle, con sample dei Massive Attack): un mix di stili che ci fa capire come Tricky vada benissimo come arrangiatore di pezzi, più che come interprete.
La voce dell’uomo si è persa infatti in un mugugno biascicante, privo della forza degli esordi e oggi oltremodo pleonastico, dato che i momenti migliori sono proprio quelli in cui il Nostro lascia spazio alle giovani leve. La carriera del cantante è a uno snodo fondamentale: da interprete sarebbe ormai giunto il momento di diventare produttore tout court, per non scimmiottare solo i bei tempi andati. Per questa volta gli interventi vocali non cadono nel ridicolo, ma la prossima potrebbe essere troppo tardi. Fermati ora, Adrian.
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