Recensioni

7

Ty Segall è un po’ come la copertina di questo disco, un paninone burro e marmellata che ti si spalma addosso sulla Fruit Of The Loom bianca e scrausa disegnata a pennarone, solo che magari sopra non c’è il pesce coi denti aguzzi dei Flipper ma lo stesso Segall in posa plastica stile electric warrior che fa gli assoli anni Settanta. Il disco è quanto di più vicino a una sorta di retaggio culturale sbobinato e reinterpretato dal Nostro, o forse un altro espediente per saturare il mercato discografico ancora un altro anno di seguito, buttandola in caciara e facendo credere che in fondo è solo rock ‘n roll, un passatempo da niente per uno che è abituato a sfornare dischi con l’intensità di un autore di neomelodico napoletano.

Eppure Fudge Sandwich è una mina di album, che mostra come Segall sia un autentico demone in quel campo: dopo averci fatto sognare con la splendida cover di Every 1’s a Winner degli Hot Chocolate, qui sforna omaggi di altissimo livello, da Low Rider (che è e rimane tranquillamente, per il sottoscritto, uno dei dieci pezzi più belli della storia della musica) ai Funkadelic, arrivando a uno dei pezzi più mal scritti (e per ordine inverso bellissimo) del repertorio di Neil Young, uccidendoci con St. Stephen dei Dead accelerata e brufolosissima, e chiudendo poi il cerchio con Class War dei Dils, inno punk della primissima scena californiana.

Ok, è un album di cover senza impegno, non sarà uno dei dischi dell’anno ma chissenefrega, è molto più onesto e divertente di molte altre cose che ci sono in giro, è understatement puro e sicuramente vale dieci se non cento volte tutte le Greta Van Fleet di questa terra.

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