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    25
    2014

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Drag City

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Eccoci qui con l’ormai classica uscita sotto l’ombrellone di Ty Segall. Dopo l’acustico Sleeper dello scorso agosto e l’autunnale Gemini che ha svuotato cassetti e scrivanie di nastri e demo, Manipulator riparte dai luoghi di sempre, il binomio garage-hard rock, i chitarroni (la press ci segnala entusiasta: SO many guitars!) e da una impostazione stile greatest hits.

In effetti con Manipulator si riassumono un po’ tutte le piccole scommesse che il Nostro ha vinto negli anni e che gli hanno permesso di diventare personaggio di spicco della scena garage americana e non: i passaggi dall’elettrica all’acustica e ritorno, il lo-fi dei tre accordi contro l’odierno fuzz sguaiato ma arrangiato, i travagli temporali tra i binomi Reatard/Thee Oh Sees e Black Sabbath/Hawkwind con in mezzo gli Stooges e gli Stones. Senza contare 17 tracce in scaletta che fanno di Manipulator il disco più lungo di Segall, offrendo ottimi spunti (tra i molti meritano citazione almeno Feel, the clock) ed evitabili cali di tensione specie quando l’idea revival si fa troppo vivida (Green Belly, Mister Main).

Insomma Ty Segall continua con la barra a dritta, accompagnato dagli amici di sempre ovvero la Ty Segall Band di Mootheart, Epstein e Cronin che per l’occasione ha arrangiato – bene – le chitarre, e sforna un disco a metà tra il facile e il naturale, ottimo per chi volesse avvicinarsi ex novo al personaggio e amabile per i fan di vecchia data. Per l’appunto la missione dei greatest hits.

25 Agosto 2014
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