• Lug
    20
    2018

Album

Drag City

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Esistono artisti che dell’essere fuori dal tempo hanno fatto la propria bandiera: basti pensare ad Ariel Pink e ai King Gizzard per avere chiare le idee. Tuttavia c’è anche chi è riuscito a fare propria questa identità percorrendo sempre strade alternative, funamboliche e sincretiche. Prendete Ty Segall e White Fence, i due indefessi predicatori del garage della Bay Area: puri, camaleontici, frenetici e iperproduttivi eppure indissolubilmente  legati alla rielaborazione di sonorità psych, blues, glam e punk. Parlando dei singoli, Ty ha da qualche mese mandato fuori Freedom’s goblin, album non memorabile ma «un altro, lento, storto passo nel cammino per l’ascesa al trono» (Tommaso Bonaiuti su SA), mentre l’ultimo lavoro del suo collaboratore di lungo corso è quel dolce e lisergico centrifugato di garage e lo-fi che risponde al nome di For The Recently Found Innocent, vecchio (si fa per dire) ormai di quattro anni.

La crasi risultante tra queste due personalità, ovvero un eterno aspirante al trono nel gotha del rock e un guascone nostalgico già Re della scena neopsych californiana si era già palesata con Hair del 2012, volumetto dall’aria deliziosamente sixties in bassa fedeltà e, più in generale, passatista, schizofrenico e lontano dal contemporaneo. Quella passeggiata surf trova il proprio match ideale con Joy. Volendo restare sul generico non si faticherebbe molto a racchiudere le quindici tracce all’interno di un intelligente Paisley Underground via Elephant 6, ma risulta assai gustoso comprendere le affinità-divergenze tra le due personalità e cogliere una serie infinita di richiami che va ben oltre il nuovo continente, omaggiando spesso la vecchia Gran Bretagna. Tanto Syd Barrett (quello più sghembo di Madcap Laughs), Moody Blues, gli Who periodo rock opera, gli Yardbirds nei passaggi più strambi e negli intermezzi (Tommy’s place, Grin without smile, Goody boy, Hey Joel), quanto la libertà che riesce a regalare il ricordo (a tratti quasi citazionistico) di band come i Pretty Things, Electric Prunes, 13th Floor Elevator (My friend). A rendere digeribile e addirittura fresco l’intero pacchetto intervengono la brevità del garage, l’urgenza della vena punk e il tiro del power-pop, frecce che entrambi i Nostri hanno nella propria faretra e sanno scoccare al momento giusto.

Difficile dire se Joy sia superiore ad Hair ma senza dubbio stavolta, in maniera più efficace, due entità così forti riescono a creare una lega migliore senza che nessuno travalichi mai l’altro ed eludendo con agilità la possibilità di uno split album non voluto.

23 Luglio 2018
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