Recensioni

Il titolo sa di avanguardie novecentesche ma, allo stesso tempo, di qualcosa che va ascoltato con attenzione. Modern English Decoration non delude le aspettative e nemmeno le premesse che The Album Paranoia aveva messo in tavola: gli Ulrika Spacek continuano il loro viaggio nello psych vintage delle loro saturazioni, aprendo il cuore e la mente agli eventi storici che stanno attraversando la nostra contemporaneità.
Il secondo album della band fondata a Berlino da Rhys Edwards e Rhys Williams risente di un lavoro collettivo che ha permesso di ampliare lo spettro di soluzioni sonore dell’esordio: Mimi Pretend, con quella tastiera iniziale, è lì a testimoniare questa virata. Le cavalcate a metà tra Sonic Youth e My Bloody Valentine addolcite dalla vena shoegaze dei Deerhunter sono ancora il piatto forte degli Ulrika Spacek: Silvertonic è acido che s’impossessa della nostra razionalità, Everything, All The Time è più immediata ma ugualmente pericolosa, mentre Saw A Habit Forming è un tuffo nella perdizione. Le voci rimangono sempre defilate, ma l’effetto è voluto: più una cosa è indefinita, maggiore attenzione bisogna riservarle per comprenderla. Allora Ziggy nasconderà nelle sue forme geometriche frammenti del nostro amato Stardust e Full Of Men rende il sostantivo “decorazione” del titolo chiaro alle orecchie di chi ascolta.
Questo è anche un po’ l’affascinante segreto degli Ulrika Spacek: ci vuole tempo per cominciare a nuotare nel loro liquido narcotico, ma quando ci si immerge in tutto questo caos si ha subito la sensazione che le loro canzoni inizino a dischiudersi. Si tratta di un equilibrio precario tra la follia e la quotidianità, il sogno e la realtà. La verità è che, dopo The Album Paranoia, gli Ulrika Spacek hanno fatto un album ancora più bello.
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