Recensioni

Fa un certo effetto vedere gli Unsane su Southern Lord, ma chi conosce bene il trio di NYC sa benissimo che non c’è bisogno di suonare metal estremo o punk-hc per essere feroci oltre il consentito e cattivi come la morte. Gli Unsane dagli albori della loro esistenza hanno sempre giocato con la violenza, hanno fatto scalpore col loro far grondare sangue sia dalle copertine che dalle orecchie degli ascoltatori, hanno elevato la violenza a modus vivendi al punto da essere diventati essi stessi la rappresentazione su pentagramma della violenza, del disagio, del malessere dei quartieri più malfamati della natia Big Apple.
Ecco così che Sterilize, nuovo passo della rinascita targata Wreck (Blood Run e Visqueen a metà anni zero furono buoni dischi ma col senno di poi sembrano passaggi estemporanei in cui forse neanche loro credevano abbastanza) è di nuovo una mazzata in faccia alla maniera di Chris Spencer, Vince Signorelli e Dave Curran. Zero compromessi, un unico suono fatto di blues lasciato a marcire sotto colate di sangue e coltri di amplificatori al rosso: il ponte con gli album storici del trio come Scattered, Smothered & Covered o Total Destruction è evidente più che altro nella coesione interna e nell’approccio straight in your face. Non che nei restanti album si procedesse di fioretto, ma una apertura che infila una tripletta come Factory, The Grind e Aberration – ovvero disperazione strozzata in gola e mastodonti sonori che sfruttano un drumming mai così selvaggio e un interplay basso-chitarra livido e aggressivo – è un evidente legame con le efferatezze tipo Organ Donor o Bath che inauguravano l’omonimo album del ’91: come dire? non se ne ascolta tutti i giorni di roba così, specie da band sulla breccia da decenni. Il resto dell’album scorre via sulla falsariga, aumentando i giri e sfiorando punte quasi post-hc (Distance), rievocando le brutture di casa AmRep (Lung), sfruttando quasi l’arma di un tribalismo magnetico (A Slow Reaction) e concludendosi, prima della lenta agonia di Avail, con un ponte senza tempo indietro fino ai primi singoli: We’re Fucked, midtempo, basso caterpillar, voce smostrata e drumming industriale che si fa summa e non plus ultra dell’Unsane-pensiero, bignami furioso e poeticamente disperato di una maniera di pensare la musica.
Giunti alla fine di questo chainsaw massacre che va avanti ininterrottamente da almeno venti anni, ci si ritrova sempre spossati a chiedersi se ci sia redenzione, se lo “spurgo” sia catartico, liberatorio o chissà cosa. Molti preferiranno rimanere nel dubbio, grondando sangue dalle orecchie e benedicendo il dio del rumore affinché ce li conservi a lungo.
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