• ago
    28
    2015

Album

Universal

Add to Flipboard Magazine.

Per la seconda volta, l’attesa è finita. Otto mesi sono passati dall’uscita del primo volume di Endkadenz, disco che ha segnato il grande ritorno dei Verdena dopo il passato trionfo di Wow, e in grado di confermare lo status del trio bergamasco come band più importante d’Italia. Con l’uscita del Vol. 2, largamente atteso, la scalata dei fratelli Ferrari e di Roberta Sammarelli verso la vetta continua inarrestabile, non solo per gli ottimi riscontri commerciali (paragonabili solo a quelli dell’universo pop e talent, impensabili per altri epigoni e colleghi), ma soprattutto per la posizione assolutamente privilegiata – come ha ammesso lo stesso Alberto nel corso dell’intervista concessa a SA – che i tre continuano a occupare all’interno del mainstream di casa nostra.

Dinamiche e meccanismi che, insieme ai contenuti puramente musicali, abbiamo cercato di indagare qualche mese fa, analizzando cosa siano e cosa rappresentino i Verdena oggi. Domande che difficilmente troveranno risposta, anche se è ancora interessante osservare come la stessa curiosità, lo stesso entusiasmo che avevano circondato le release precedenti, si ritrovino – uniti sempre ad una certa aura di idolatria e intoccabilità – anche oggi, con Endkadenz Vol. 2. Ma se è vero che la mania di scrutare, di centellinare le impressioni, appartiene più al recensore che al musicista, non è difficile immaginare come i tre siano da sempre poco interessati a ciò che gravita intorno alla loro musica: un isolamento mediatico che tuttavia ha avuto l’effetto contrario, ossia aumentare l’attesa e il visibilio dietro ogni loro movimento, e che, già a gennaio, avevamo rintracciato anche nella scelta di dividere Endkadenz in due entità separate.

Una decisione che, al di là di ogni presunta strategia, è fondamentale per affrontare l’ascolto dei due album: se il Vol. 1 significava un netto ritorno al passato, in grado di squassare momentaneamente i toni acidi e visionari di Wow grazie a chitarre pesanti e ritornelli power-pop, il Vol. 2 rappresenta la via d’uscita dai sentieri oscuri dell’hardcore e del punk. Ancora tredici i brani che accompagnano l’ascoltatore lungo un tunnel sonoro opaco e claustrofobico, anche se si intravede una luce alla fine: nonostante le pulsazioni heavy e stoner di brani quali Cannibale e Caleido, che, insieme a Fuoco amico I e Fuoco amico II (pela i miei tratti), sono i pezzi più vicini al Vol. 1, il resto del disco risulta maggiormente stratificato e complesso rispetto al precedente. Ritornano infatti quella cura per il dettaglio e per la produzione che Alberto Ferrari aveva volutamente trascurato nel primo episodio, e la differenza sta proprio in una maggiore levigatezza dei singoli brani.

Usciti dalla foschia degli anni ’90 (prima esemplificata con il singolo Un po’ esageri), stavolta i Verdena viaggiano tra passato e futuro, citando e rimescolando tutte le suggestioni che avevano accumulato con Wow: dall’intro in dialetto bergamasco di Un blu sincero, che mescola la maestosità rock al miglior cantautorato italiano (ancora presente il santino di Lucio Battisti), alla visionarietà orientaleggiante di un Battiato presente in Identikit (tra i pezzi migliori dell’album), suggestioni acid e world condensate in una forma-canzone squisitamente pop, dove prevalgono sonorità inedite e la voce di Ferrari – tra falsetti e cori – perfettamente amalgamata all’atmosfera sospesa del pezzo. Una eterogeneità di stili e di influenze evidenziate anche in Nera visione (arricchita dal piano), altro esempio della vena cantautorale di Ferrari, qui debitore verso Paul McCartney, o nella costruzione acid/progressive di Dymo e Lady Hollywood. Ma è con la conclusiva Waltz del Bounty che il trio mette il suggello al capitolo finale di Endkadenz: ancora pianoforte e arrangiamenti orchestrali per una ballata dal sapore psych e blues che si conclude bruscamente tra deviazioni noise e voci inquietanti. Waltz del Bounty è probabilmente il pezzo che meglio esemplifica il doppio percorso portato avanti dai Verdena con Endkadenz: un gioco di specchi dove rinchiudere e rimescolare l’esperienza Wow, in altre parole un ricco caleidoscopio con cui cercare di portare alla luce una nuova identità.

Attraverso un deciso tuffo nel passato, prima, proseguendo poi verso sentieri ancora poco esplorati, i Verdena hanno raggiunto una nuova consapevolezza, quella che forse non avevamo del tutto colto all’uscita del Vol. 1: si tratta della capacità di seguire fino in fondo la propria originalità, capaci di costruire nuovi suoni e nuovi immaginari, in un’ideale sfida contro il tempo e contro se stessi, contro la mancanza di idee e di ispirazione che estingue l’essenza di una band nel giro di qualche album. Anche se non possiamo prevedere dove andranno in futuro, quest’ultimo non è certamente il loro caso, quindi ancora bravi, bravi davvero.

28 agosto 2015
Leggi tutto
Precedente
Duke Ellington – The Conny Plank Session
Successivo
Dr. Dre – Compton: A Soundtrack by Dr. Dre Dr. Dre – Compton: A Soundtrack by Dr. Dre

album

album

recensione

artista

artista

artista

artista

Altre notizie suggerite