Recensioni

6.8

Cassette, tecnicamente passo numero uno nella discografia dei canadesi Viet Cong ma in realtà già circolato lo scorso anno come cassetta, appunto, tour-only, è un disco godibilissimo ma senza un vero centro che non sia quello “chitarristico” in ogni sua forma. Nuovo nome ma vecchie conoscenze, dato che i quattro Viet Cong da Calgary non sono che un paio di ex Women (la sezione ritmica composta dal cantante e bassista Matt Flegel e il batterista Mike Wallace, fuoriusciti dopo una scazzottata interna alla band che ha in pratica messo fine alla formazione) e gente del giro Chad VanGaalen: in soldoni, garanzia di spessore, bel tiro chitarristico, invenzione e fantasia, sagacia compositiva.

Labyrinthine post-punk”, per dirla con le loro stesse parole, e cioè un garage-rock mai aggressivo e piuttosto screziato, dalle forti tinte visionarie, che prende e centrifuga psichedelia docile, neo-garage sixties oriented alla Thee Oh Sees/Ty Segall, echi velvetiani nel saper dosare melodia e (r)umore, intrecci alla sei corde in stile Television con sconfinamenti “altri” – il techno-rock bluesy à la Young Gods di Structureless Design, una cover energica di Dark Entries dei Bauhaus, oppure la chiosa in una ghost track a mo’ di scherzo che sembra Warszawa di Bowie via Eno – che non fanno che aumentare le aspettative per l’album d’esordio.

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