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Anche le band, come qualsiasi altro tipo di attività, hanno cicli di vita inevitabili: la cruda formula ascesa-cristallizzazione-declino a cui è difficile sottrarsi. Ciclicità che non ha lasciato indenne neanche il terzetto tutto al femminile originario di Brooklyn ed ascrivibile al marchio Vivian Girls. Si perché il talentuoso trio, ad un certo punto della propria carriera – era il 2014, esattamente tre anni dopo il terzo album Share the Joy (2011) – decide di sciogliersi per percorrere strade diverse. Mettere su famiglia, dedicarsi ad altre forme d’arte, suonare per il solo gusto di farlo e senza tempi stringenti. Nessuna rottura, più qualcosa che suona come un “arrivederci, è tempo di prendere tempo”. E in effetti è andata proprio così.

È esattamente il 17 luglio 2019 quando, un po’ a sorpresa, Cassie Ramone, Katy Goodman e Ali Koehler annunciano di esserci ancora, di avere ancora voglia, fors’anche più di prima. Lo fanno con un’indomita naturalezza, scegliendo la supervisione di Rob Barbato alla produzione (già in regia con Morby e The Fall) e mostrando a tutti che il tempo è soltanto pura astrazione, una macabra invenzione dell’uomo. Scelgono quindi di racchiudere 12 brani in un contenitore a cui danno il nome di Memory che – superficialmente – farebbe presupporre un ritorno in chiave malinconica, di quelli che costellano le vecchie rimpatriate tra amici del liceo. Nulla di più errato.

Le Vivian Girls portano cucito addosso quell’ardore da ex compagni di squadra e si ritrovano – un po’ come antiche glorie del calcio – quasi a memoria negli spazi sonori di Memory. Urgenza e riottosità come linee guida (l’attacco di Most Of All mette subito le cose in chiaro) e quelle escandescenze misto lo-fi, garage, twee pop, marcatamente rumorose (Your Kind of Life), trame sporche e dirette (Something to Do) ma anche rudi e vagamente malinconiche carezze – qualcosa dalle parti della Barnett – utili per scoprire le varie sfaccettature di un ritorno che profuma di ennesima conferma.

Le newyorchesi sono materiale resistente. Sono tornate con un’idea ben precisa: riunirsi intorno alla più semplice formula chitarra-basso-batteria e raccontare storie di relazioni andate a male, imprevisti, false speranze quotidiane può avere ancora un senso in questo mondo bulimico. Il disco metabolizza tutto questo e lo fa con la sicurezza della band rodata, consapevole delle proprie capacità e degli spazi da occupare. Vivian Girls ha lo smalto di un brand che in ogni intermezzo sa come e cosa comunicare. Un ritorno non rivoluzione ma sicuramente positivo, quasi come se non fossero mai andate via.

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