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Il cinema dell’attore, sceneggiatore e regista francese Philippe Lacheau è arrivato spesso in Italia. Nel 2014, il suo Babysitting – Una notte che spacca non andò malissimo al botteghino, tanto che i produttori nostrani ne acquistarono il soggetto per il remake uscito nel 2016 e con protagonisti Francesco Mandelli e Paolo Ruffini intitolato I babysitter. È un cinema scorretto, esilarante, che punta tantissimo sulla costruzione delle gag, le quali sono sempre molto ben inserite all’interno della narrazione, anche se spesso e volentieri potrebbero risultare fastidiose. Quello di Lacheau è un cinema che ricorda molto i fratelli Peter e Bobby Farrelly e per questo motivo si rifà a un tipo di comicità molto slapstick, molto grezza e tipicamente anni Novanta. Non tutto funziona, ma il registro della romantic-comedy sboccata mancava all’appello da un bel po’ di tempo.

A fine 2017 arriva in sordina in Italia Alibi.com, che quindi viene riadattato da Medusa Film in L’agenzia dei bugiardi. Curiosamente nel cast troviamo ancora Paolo Ruffini, al quale stavolta viene affidata una parte da comprimario, mentre il ruolo di Lacheau viene ereditato dal talentuoso e gigione Giampaolo Morelli, sempre più lanciato nel panorama delle commedie italiane dopo l’inserimento negli ultimi due capitoli di Smetto quando voglio e soprattutto nell’ultimo Muccino, A casa tutti bene (sul piccolo schermo è invece memorabile da oltre sette stagioni nel ruolo de L’ispettore Coliandro).

A dirigere il tutto c’è Volfango De Biasi, il cui nome è irrimediabilmente legato agli ultimi scampoli di salute del cinepanettone (suoi sono Un Natale stupefacente e Natale col boss con la coppia Lillo & Greg) e quindi non c’è da stupirsi se dalle iniziali intenzioni di romantic-comedy demenziale si è tradotto il risultato nel classico schema di tradimenti e gag equivoche. La forza di Alibi.com risiedeva in una visione d’insieme che faceva leva su una narrazione solida che di tanto in tanto si appoggiava alle sue gag, costruendo in questo senso quella tipica commedia degli equivoci, anche se di senso tremendamente demenziale; la controparte italiana, purtroppo, non è molto interessata a una qualsivoglia coerenza narrativa e preferisce allaragare il suo interesse anche ai personaggi secondari, a cui viene concesso decisamente troppo spazio, finendo così per appesantire un prodotto dalle già non appetibili premesse.

Infarcito di dialoghi il cui unico scopo è quello di accentuare le capacità istrioniche della ditta Morelli-Ruffini-Ballerina, di gag che più che al politicamente scorretto appartengono al filone del cattivo gusto (dalla presunta comicità sugli immigrati alla velata misoginia riservata al personaggio di Diana Del Bufalo e, di conseguenza, alla presa in giro del filone musicale trap, come se questa fosse una strada efficace), L’agenzia dei bugiardi con il passare dei minuti finisce per sgonfiare l’appeal mantenuto invece dall’originale, seppur anche in quel caso non si possa certo parlare di commedia memorabile. Insomma, i presupposti per ricavare un prodotto migliore c’erano tutti, e diciamo che il soggetto di partenza si sposa più facilmente con un certo tipo di gusto all’italiana che non alla francese, ma all’analisi viene preferita la risata grassa, alla messa in scena – come capita sempre più spesso – il situazionismo delle gag, per un prodotto che dimenticheremo fin troppo rapidamente.

19 Gennaio 2019
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