Recensioni

6.7

Secondo disco in pochi mesi per i Wand, trio che si unisce alla prolifica tradizione garage americana di oggi secondo cui almeno un paio di dischi l’anno bisogna sfornarli, sia mai che qualcuno rischi l’impasse creativa. Era aprile quando usciva Golem su In The Red, poi il tempo di un tour estivo che li ha portati anche qui in Italia con una performance discreta al Beaches Brew, ed eccoli di nuovo in studio per questo 1000 Days in uscita su Drag City, lavoro psych garage 60s con preponderanza psych, certamente di buona fattura ma non sempre in grado di uscire dal recinto Bay Area con personalità.

Spiccano in particolare la ballad con strascichi heavy Broken Sun e i fuzz di Lower Order, che hanno la matrice di Segall ma camminano con le proprie gambe, assieme all’esperimento psych percussivo con synth di Dovetail, che è il passaggio weird di metà disco. Il resto è un girare a spasso nel tempo con il jingle jangle, il freak folk, il paisley underground, in definitiva i classici suoni californiani intramezzati qua e là da un po’ di pop barocco alla Kinks. Manca un pizzico di freschezza nel riadattamento, ma se in garage avete una Delorean, questo disco è roba che fa per voi.

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