Recensioni

Sono passati ormai dieci anni da Gemini, un disco incisivo perché capace di dare sostanza a quegli stilemi dream pop di cui si sarebbe poi abusato negli anni a venire. Jack Tatum decide di inaugurare questo 2020 da celebrare con un Ep nato dalle sessioni dello scorso disco Indigo. Basterebbe questo a fotografare un Wild Nothing ispirato ma non incisivo, capace di rimescolare il suo marchio di fabbrica sonoro in Foyer e, allo stesso tempo, affascinare l’ascoltatore nell’oscura Blue Wings.
La tracklist parte con un’accoppiata di brani in bilico tra Smiths e revivalismo anni Ottanta che sfociano in ritornelli ammiccanti o, come direbbero in nostri ex-coinquilini europei “catchy”. Sleight of Hand e Dizziness testimoniano quanto Laughing Gas sia da un lato una transizione, dall’altro un piccolo tavolo da esperimento in cui far finire strumentali e una conclusiva The World is a Hungry Place che va a pescare i Duran Duran di passaggio tra Rio e Save A Prayer.
Insomma, l’Ep di Tatum non lascia il segno ma conferma, ancora una volta, le capacità autoriali di un ragazzo che da dieci anni calibra esuberanza e malinconia in un indie pop onirico e rétro di grande qualità.
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