Recensioni

Dai e dai alla fine i Wooden Shjips ci sono tornati, sulla terra. Non che il loro suono fosse così cosmico come quello di certi compagni d’etichetta, ma rimaneva sempre ammantato da quelle velleità spacey che ora questo Back To Land abbandona quasi del tutto. Anzi, la transizione verso un sound più corposo e seventies, materico e spesso, sembra segnare un ritorno alle origini del progetto, vedi alla voce Wooden Shjips. Sempre reiterazioni folli di matrice quasi Suicide (Ghouls, In The Roses) infilzate lungo lo scheletro della psichedelia dura inglese anni ’80, così come una notoria predilezione per i crescendo circolari alla Spacemen 3 (Ruins) seppur sporcati di sabbie desertiche e deliqui acidi da tardo-hippies (specie la propensione “melodica”).
La componente seventies emerge, ad esempio, nella tradizionale ballatona inacidita (ma non troppo) di These Shadows (presente, in una versione acustica che ne accentua il portato, anche nel 7” bonus allegato all’album) o in quella malinconicamente romantica che chiude l’album (una Everybody Knows veramente atipica per i canoni del quartetto californiano), oppure negli umori da summer of love che riempiono l’opener Back To Land. Cosa, questa, che smarca lievemente i Wooden Shjips dal calderone del revival “cosmico” o psichedelico; tutto sta nel vedere quanti se ne accorgeranno e quanto reggerà questo ripiegamento. Per ora, l’album più 70s dei quattro si fa ascoltare senza infamia e senza lode.
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