Recensioni

7.2

“Subito dopo il tour di Civilian siamo stati separati per un po’, e questo periodo di tempo si è rivelato molto utile durante la fase di scrittura di Shriek: la lontananza ci ha infatti permesso di sperimentare nuove modalità di scrittura e di arrangiamento”. Dopo tre album insieme – il debut If Children risale infatti al 2007 -, era naturale che i Wye Oak (al secolo Jenn Wasner e Andy Stack) avessero voglia di percorrere nuove strade. Quello che dunque non ci aspettavamo è che il duo di Baltimora, fino ad oggi orientato a sonorità folk/rock, abbia deciso di buttarsi a capofitto su sentieri electro/avant, molto lontani da quel songwriting tipico e tradizionale che ne aveva caratterizzato i precedenti lavori.

A scavare un po’, si scopre però che la nuova veste dei Wye Oak è semplicemente la conseguenza naturale della carriera solista intrapresa recentemente da Wasner: un altro duo (stavolta electro-pop) sotto il moniker Dungeonesse, con un album omonimo all’attivo, di cui la singer-songwriter sembra aver ripreso suoni, calore ed energia per la scrittura di Shriek. Quello che ci troviamo davanti è un lavoro disimpegnato ma al tempo stesso curato nei minimi dettagli, diviso tra l’orecchiabilità disco/dance delle melodie e l’approccio cantautoriale dei testi: un mix che mette in mostra personalità compositiva e stratificazioni sonore, dove sono i synth – e non più le chitarre – a disegnare il quadro complessivo delle canzoni. Quest’ultime caratterizzate da una fortissima attitudine pop, tuttavia combinate ad arrangiamenti sperimentali e densi di influenze, in grado di arricchire lo spettro di suoni che la coppia aveva proposto fino a qui. A dover fare qualche nome, vengono in mente le dissonanze eighties del miglior Peter Gabriel, ad esempio in The Tower e I Know The Law, così come la schizofrenia sintetica dei Talking Heads, come dimostrano Glory e Sick Talk. Quello che però il gruppo mostra di saper far meglio è lasciarsi andare al gioco facile del puro pop, dove per “facile” s’intende la capacità di costruire brani melodicamente impeccabili e di sicuro effetto: ne sono prova le atmosfere distorte e scintillanti di Before (uno degli episodi migliori del disco), dove si fondono le forme patinate del female pop più impegnato – da Kate Bush ed Annie Lennox, passando per Bat For Lashes e St. Vincent – e derivazioni art e ambient. Un gioco di suoni ribadito dalla title-track, altra dimostrazione di quel futurismo squisitamente plastico e fluorescente declinato all’oggi, e per molti versi “ammansito”, dall’ottima voce di Jenn Wasner, vera anima del disco.

Nel complesso, Shriek rivela lo spirito di un gruppo con molta voglia di guardare avanti, con un occhio puntato alle classifiche, pur senza rinunciare a personalità e coerenza: un equilibrio giocato tra hype e creatività, per un ritorno di tutto rispetto.

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