• ago
    17
    2018

Album

300 Entertainment

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Young Thug ha un fratello sordo, e in segno di rispetto aveva promesso di trascorrere in silenzio il 2018, senza pubblicare nulla. Ha retto qualche mese ma poi non ce l’ha più fatta, e allora ecco Slime Language, album o playlist o mixtape non lo sa nemmeno lui, che mantiene comunque l’omaggio al fratello nel titolo e nella cover. Thuggy è una delle menti più prolifiche e anche coraggiose del mega-calderone che possiamo (ancora?) chiamare trap, e nelle sue uscite migliori (il breve ma densissimo JEFFERY, l’ultimo e più poppy Beautiful Thugger Girls) era riuscito a spostare in là il confine. La sua vocina stridula e fin troppo versatile, il fraseggio inestricabile, i trick linguistici pieni di onomatopee e neologismi, un gusto melodico innato e produzioni amabilmente onnivore: Young Thug negli ultimi anni è stato uno dei pochi a fare qualcosa di davvero interessante nel marasma trapparo più mainstream. 

Tutto questo in Slime Language non accade, o accade molto di rado. È un’uscita di mestiere e poco più, in cui Young Thug si limita a cazzeggiare alla sua maniera in delle trap-ballad delle più canoniche. Produzioni mediamente piattissime e mediocritas neppure tanto aurea, i sussulti sono pochi e nemmeno significativi: si salvano gli incastri serrati di Gain Clout, i synth epici e incalzanti di Scoliosis, e qualche trovata indovinata qua e là. Le intuizioni strumentali di BTG restano defilate e per lo più secondarie, vedi la chitarra acustica e il flauto di Dirty Shoes, che rimangono sullo sfondo passando quasi inosservati. A farcire il tutto, una sfilza infinita di featurings che non aggiunge mai nulla. Da uno come lui è doveroso aspettarsi ben di più.

29 Agosto 2018
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