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Torna a un paio d’anni di distanza dall’ottimo Katang il quartetto multietnico di stanza a Bristol, ed è subito un tourbillon irresistibile di cangiante afro-tutto spianato su una amalgana musicale tanto naturale quanto lo è quella “di sangue” che lega questi quattro apolidi. I due fondatori Kushal Gaya e Yoshino Shigihara, innanzitutto, creolo il primo, cantante e chitarrista cresciuto a Reunion e trapiantato col suo mash-up cultural-linguistico in UK; nippo e artista la seconda, alle prese con tastiere e backing vocals, ai quali si aggiungono il basso di Luke Mosse e la batteria di Matthew Jones.

Dietro al bancone c’è questa volta quell’Andrew Hung di Fuck Buttonsiana memoria, e forse l’amalgama più potente e groovey di questo Shackles’ Gift, quel tiro denso e bello spinto è merito suo; o forse è la maturità del quartetto a riuscire a riproporre, attualizzandola e personalizzandola (il multilinguismo di Kushal aiuta in questo senso), quella musica da giungla urbana post-globalizzazione che da almeno un ventennio, dal primo crossover di fine ‘80-inizi ’90, segna sottotraccia le dinamiche sonore di un futuro che è sempre più presente davanti ai nostri occhi e dentro le nostre orecchie. Così i Talking Heads, o quel tocco Byrniano che si sarebbe dimostrato trait d’union col Terzo e Quarto Mondo, riecheggia in forme rivisitate e modernizzate in I Want You To Know, così come l’African Tree che dà il titolo al pezzo rinvigorisce le sue radici (nere) e le rafforza su una tavolozza di colori che è wave, afro-beat, trip vocale e quant’altro.

Loro ribadiscono che Shackles’ Gift è un “British rock record made by a British group”, ma potremmo essere d’accordo solo considerando il Regno Unito come paradigma del melting pot a venire.

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