Black Mirror, commento all’episodio 4×02 (“Arkangel”)

[ATTENZIONE: questo articolo contiene spoiler]

La terza stagione di Black Mirror aveva sancito un cambiamento pratico ed essenziale nella serie: cercare di rimanere fedeli alla propria visione abbracciando il più vasto pubblico possibile, quest’ultimo passaggio agevolato dal trasloco su Netflix. Se la piattaforma digitale ha così lanciato quello che fino a pochi anni fa era solamente un piccolo fenomeno britannico, Black Mirror adesso è un vero e proprio brand dotato di una vita tutta sua, quindi declinabile in mille diversi contesti. È in fondo questo il messaggio della scorsa stagione, che prosegue in maniera più coerente e concisa anche in quella attuale. Se USS Callister è da considerarsi come un ritorno – seppur con qualche variante – alle atmosfere claustrofobiche delle prime esaltanti stagioni, Arkangel cerca di allargare lo spettro d’azione con cui Charlie Brooker continua a descrivere un mondo dotato di regole tutte sue, ma pur sempre credibilissimo.

Episodio praticamente tutto al femminile (alla regia c’è Jodie Foster), Arkangel mostra come una serie peculiare come Black Mirror possa diventare convenzionale, pur mantenendo inalterate quelle regole e quegli accorgimenti che l’hanno resa indimenticabile. Al centro c’è ancora una volta il potere distopico della tecnologia, che questa volta trova un’eco perfetta nelle paranoie di una madre single e nella paura per l’innocenza dell’unica figlia. Arkangel è la soluzione perfetta: un centro di controllo interno alla persona capace di regolare e filtrare gli stimoli esterni e soggiogarne la crescita. Non è un caso se tale invenzione è stata subito bandita dall’Europa e presto lo sarà anche negli Stati Uniti. Se l’infanzia si dimostra quindi quel periodo di crescita graduale e in definitiva molto controllabile, la situazione si capovolge con l’adolescenza, dove emergono i primi segnali di insofferenza.

Qual è quindi quella zona d’ombra in cui la mano del genitore può operare affinché i figli crescano al sicuro in un mondo sostanzialmente ricco di pericoli? È la domanda fondamentale di questo secondo episodio che Brooker argomenta sì in maniera molto didascalica, ma con uno stile maturo e consolidato nella descrizione delle varie scene che vediamo susseguirsi sullo schermo e che si incastrano alla perfezione anche grazie alla regia attenta e controllata della Foster (che cementifica il suo sodalizio con Netflix dopo essere passata per serie come House of Cards e Orange Is the New Black). L’altro tema presente in Arkangel è ovviamente la ricerca di un argine contro la sovraesposizione di violenza a cui i giovani sono costantemente sottoposti e la cui primaria conseguenza è l’annullamento di certe barriere emotive che la psiche elabora a protezione dell’individuo. Venute meno queste ultime, la coscienza dietro una scelta diventa via via meno consapevole e ponderata, lasciando così ampio spazio di manovra all’errore, e da qui il paradosso: in un mondo iper-controllato, in cui anche l’errore è tenuto a freno e gradualmente eliminato, anche l’esperienza su cui poggia tutta la capacità evolutiva umana è azzerata. Un fenomeno che all’estremo sarebbe capace di provocare il collasso di una società e la moltiplicazione di esseri umani sempre più inconsapevoli delle proprie azioni.

In definitiva, Arkangel è un episodio archetipico per Black Mirror, che rinfrancherà quei (pochissimi) fan infastiditi dal particolarissimo ottimismo di San Junipero o USS Callister, e che ripesca a piene mani lo spirito pessimista della serie sull’animo umano e le sue debolezze, un discorso già noto e che verrà ulteriormente declinato nelle gelide atmosfere dell’episodio successivo.

2 Gennaio 2018
2 Gennaio 2018
Leggi tutto
Precedente
Migliori album 2017. Le classifiche di SENTIREASCOLTARE e i 100 dischi essenziali Migliori album 2017. Le classifiche di SENTIREASCOLTARE e i 100 dischi essenziali
Successivo
Le 10 serie TV più attese del 2018 secondo SENTIREASCOLTARE Le 10 serie TV più attese del 2018 secondo SENTIREASCOLTARE

articolo

Black Mirror, commento all’episodio 4×01 (“USS Callister”)

Articolo

"USS Callister". Dopo tre stagioni e uno special natalizio, Charlie Brooker ci riproietta nella sua inusuale e tipicamente angosciante atmos...

album

news

artista

artista

Altre notizie suggerite