Da “In Rainbows” a “Tomorrow’s Modern Boxes”. Quello che Yorke e co. non dicono

Abbiamo già parlato abbondantemente della pubblicazione del secondo album solista di Thom Yorke, Tomorrow’s Modern Boxes, sulla piattaforma BitTorrent e, a fine anno, vi abbiamo riportato i dati del report di BitTorrent, il servizio di peer to peer scelto dal cantante per vendere e distribuire l’album.

Quel che la relazione non specifica – e non è ancora stato dichiarato né da Yorke né da BitTorrent – è la percentuale di paganti sul totale dei 4,4 milioni di download dichiarati al prezzo di 6 dollari. Se il 100% degli utenti avesse comprato il bundle, una volta nota la percentuale di suddivisione delle revenue (90% per il musicista e il 10% per BitTorrent), il frontman dei Radiohead avrebbe fatturato circa 23 milioni di dollari, ma possiamo dedurre, anche rispetto al riserbo sul dato e stando ai rapporti tra acquirenti e free download di molte proposte sugli e-commerce di internet, che chi ha davvero acquistato il pacchetto – per star di manica molto larga – sia qualcosa meno di un utente su 5. In un articolo apparso sull’Independent, in risposta a chi aveva attestato a 13 milioni di sterline l’incasso di Yorke per Tomorrow’s Modern Boxes, viene riportata la dichiarazione di un portavoce del cantante che conferma la totale infondatezza di quella cifra. I margini di profitto reali sarebbero quindi da ipotizzare ulteriormente al ribasso.

Ricordiamoci che ai tempi di In Rainbows dei Radiohead la società di monitoraggio comScore aveva dichiarato che il 60% degli utenti internet che avevano scaricato l’album non lo aveva pagato (notizia avvalorata poi da Warner) e che – allora come oggi – non poche persone avevano invece deciso di appropriarsene immediatamente e illegalmente ricorrendo ai peer to peer.

D’altro canto, fatturare anche solo una piccola parte dell’astronomica cifra dichiarata da BitTorrent, discograficamente parlando, è innegabilmente un buon risultato al giorno d’oggi, e di sicuro Yorke e i suoi studenti di Oxford non hanno sbagliato nell’indicare e nel promuovere nuove vie per la vendita e la distribuzione delle opere d’arte, anche solo per scopi promozionali. Rimane però senz’altro valida la critica mossa ai Radiohead fin dall’operazione del famoso disco ad offerta libera, In Rainbows: una strategia sicuramente utile a chi può già contare su una consolidata fama e/o sul carisma personale o, meglio, a chi decide di promuoversi mediaticamente sapendo di fare il grosso del guadagno con altre attività (specialmente tour, ma non escludiamo nemmeno i canali discografici tradizionali e non ultimo il vinile), una mossa di certo non rivoluzionaria (e facile) per moltissimi altri musicisti che hanno ben meno carte da giocare su tutti i livelli. Per non parlare del rischio di far della facile demagogia riguardo all’Internet come mondo delle possibilità alternative e rivoluzionarie per i musicisti («Se funziona, tutti potranno fare esattamente come ho fatto io» aveva dichiarato il cantante lo scorso settembre).

Se l’operazione di Yorke aveva uno scopo didattico, nonché altruistico, di guida per le nuove generazioni ecc., non ci parrebbe un peccato chiedere ora più che mai un completa trasparenza dei dati a riguardo; soltanto con un’informazione completa altre persone potranno avere gli strumenti adeguati per prendere le decisioni distributive e commerciali del caso. Come, ad esempio, se e quando pubblicare un’uscita discografica in streaming anche su Spotify. Di fatto, anche la mossa di Taylor Swift di togliere il suo intero catalogo dalla popolare piattaforma starà pagando un prezzo, nonostante il suo ultimo disco, 1989, sia campione d’incassi.

Per la classifica degli artisti più scaricati su BitTorrent – dove troviamo anche Diplo e De La Soul – vi rimandiamo alla notizia dedicata. Recentemente Yorke ha condiviso, stavolta su Bandcamp, l’inedito Youwouldn’tlikemewhenI’mangry, sito dove è possibile acquistare la versione in vinile del suo nuovo disco a 30 sterline.

7 Gennaio 2015
7 Gennaio 2015
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