Gimme Some Inches #50
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Andrea Napoli
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Stefano Pifferi
- 9 Luglio 2014
Sempre più i formati piccoli sono terreno di incontro e/o sperimentazione, quasi un recinto in cui lasciarsi andare all’ombra dei pezzi grossi. È il caso dello split Santa Massenza, 12” dalla copertina rosso fuoco edito da To Lose La Track in cui Gazebo Penguins e Johnny Mox, apparentemente distanti l’uno dagli altri, uniscono le forze e ci regalano 5 pezzi e due racconti. Sì, avete letto bene, perché i formati strani permettono robe strane, come l’assemblare qualche pezzo nuovo con due racconti lunghi (il reverendo trentino e Capra dei Gazebo, gli autori). Limitandoci alla musica, le due fiondate degli emiliani sono al solito nervose e chitarrosissime – doppia chitarra anche in questi due inediti, come nell’ultimo tour – tra sing-a-long, stacchi maledetti e sottile malinconia che ben si esplicita nella toccante e intima RiposaInPiedi; il lato di Johnny Mox, invece, viaggia al doppio della velocità perché a far da backing band ci sono proprio i Gazebo. Ciò significa urticante post-hc al servizio delle rime del Nostro in una sorta di riproposizione del mash-up alla “Judgement Night”. L’inedita Hollow Prayers va di funk-metal d’antan, mentre la rendition del cavallo di battaglia Oh Reverend ci ricorda come Johnny sia il più “rock” tra i musicisti non-rock e i Gazebo i suoi più fidi scudieri.
Scendendo di giri, apprendiamo con piacere del nuovo progetto Alien Whale, sigla dietro la quale si cela Matt Mottel dei Talibam! in compagnia di Colin Langenus dei mai troppo compianti Usaisamonster e Nick Lesley dei Necking. Un 10” da 20 minuti scarsi uscito per l’inglese Care In The Community in cui i tre danno fondo ai rispettivi background, tirando fuori tre pezzi di noise psichedelico, spruzzato di avant-rock e reiterazioni kraut alla Oneida (Astral Projections And Suicidal Thoughts), classic rock e pantani cosmici e sludge (Anointus Venomous Atlanticus), afro-funk mutante e free-form. Ossessivi è dir poco.
A scendere di formati, segnaliamo un paio di split-tape. In Comete, made in Lepers, perciò garanzia di follia strumentale e devastazione sonica, troviamo a indagare lo spazio e gli astri i baresi Gli Putridissimi e i fiorentini Panzanellas: cosmica, drones, fiati, avant-jazz e deliqui in libertà per i primi, sempre pronti a rendere mobile la propria offerta musicale; avant-jazz screziato di afro-psych per i secondi, abili nell’infilarsi nella marea montante d’area toscana (dal giro Burp agli Umanzuki, per intendersi). L’altra tape vede protagonisti due celebrità del noise italico: System Hardware Abnormal e Luca Sigurtà si dividono i lati della tape uscita per la italo-belga Jus De Balles e vanno di ambient disturbante con glitch e rumorii vari in crescendo straniante (le due tracce di Sigurtà) e staffilate noise, accartocciamenti sonori, sferragliare di hardware in disuso e minacciosi vuoti pneumatici per il romano. Stay noise, as usual.
Altri due debutti ad accompagnare il clima altalenante di questa prima mandata d’estate. Il primo vede protagonisti i newyorkesi Believer/Law che, dopo le due tape rispettivamente su Cae-Sur-A e Robert & Leopold, arrivano al traguardo su 12 pollici per la connazionale Chondritic Sound (label gestita da Greh Holger, già Hive Mind e Pure Ground). Passati da duo (in origine composto solo da Erik Proft e Michael Berdan) a quartetto (con l’avvento di Sean Ragon e dello stesso Greh), i Nostri rilasciano Matters Of Life And Death, EP di quattro brani che prosegue sulla strada intrapresa con le due pubblicazioni su nastro appena citate. A chi non avesse ancora posato l’orecchio sulle tribolazioni sonore in questione va detto che tutta la paranoia, il malessere e lo spleen (tanto romanzato quanto reale) che può emergere dai vicoli di una metropoli come NY, lo ritroviamo qua, impresso in profondità nei solchi di brani come War Story, dove i synth si fanno taglienti come raggi laser, le drum machine hanno il suono di vecchi pezzi di ferraglia industriale, la voce è talmente filtrata che sembra emergere dalle fogne della città. Chiamatela come preferite: EBM, minimal-synth, industrial-wave – i pezzi dei Believer/Law sono una mistura ribollente di bad vibes, un viatico di insofferenza urbana, un incubo retro-futurista dove la strumentazione analogica serve per esprimere al meglio l’angoscia del vivere nell’era digitale. Decisamente non per tutti, ma se per voi post-punk significa ancora disagio in musica, qui avrete pane per i vostri denti.
Secondo debutto, stesso dosaggio di negatività, ma questa volta in chiave punk rock. Parliamo dei londinesi Shallow Sanction, nuovo progetto capitanato da Jesse Cannon (già frontman nei Natural Assembly) in uscita con un 12 pollici omonimo per la Hospital di Dominick Fernow. Sei brani brevi e diretti che assimilano influenze death-rock, anarcho-punk e dark-wave, in bilico tra Rudimentary Peni, Christian Death, Amebix e Conflict. Per farvi un’idea, prendetevi qualche minuto per ascoltare Ouroboros o la title-track e vi renderete subito conto dell’oscurità che avvolge le sonorità di questi neo-punx. Forse niente di particolarmente originale, ma senz’altro una boccata d’aria fresca per chi è stanco di vedere il revival 80s declinato sempre più di frequente in chiave glitter-pop.
L’ultima uscita del mese vede infine il ritorno di un altro gruppo dalle sonorità color pece relativamente già noto, per lo meno a chi è solito frequentare questi slums musicali (e questa rubrica). Carved Remains è infatti il nuovo singolo dei Lakes. Australiani di Melbourne con all’attivo già diversi album, il trio goth-folk guidato da Sean Bailey torna sul luogo del delitto dopo l’ultimo LP Blood Of The Grove con due nuovi pezzi che se poco aggiungono, poco anche tolgono alle capacità compositive del combo: ancora una volta, infatti, ci imbattiamo nel marchio di fabbrica di un gruppo che mescola in chiave personale dark-punk e neo-folk con percussioni marziali, solenni chitarre semi-acustiche e grevi invocazioni baritonali. La ricetta è nota e dunque nessuna novità, ma i fan non resteranno delusi. Nel frattempo ci auguriamo che il prossimo album porti anche qualche nuova idea, perché è tempo di rinnovare un po’ la formula.

