Gimme Some Inches #55

“Randomizziamo” il nostro appuntamento mensile con Gimme Some Inches per non perdere il polso della situazione sui cosiddetti formati minori e, soprattutto, per non perdere quella marea sotterranea di release che sarebbe peccato mortale non approfondire o segnalare. Come i nastri che la benemerita Old Bicycle dispensa con un ritmo invidiabile pari solo all’altissimo livello qualitativo, sonoro e feticistico delle sue uscite. È il caso dell’accoppiata “torinese” con cui inauguriamo il nostro ritorno: da una parte i chitarristi Paolo Spaccamonti e Daniele Brusaschetto, dall’altra Fabrizio Modonese Palumbo.

Burnout (August Session), nastro uscito in collaborazione con Brigadisco e Bosco Recs. e impreziosito dal solito, spettacolare art work di Rocco Lombardi, è un lavoro collaborativo incentrato, come da titolo, sul “burnout”, ovvero quella “condizione di stanchezza fisica, emotiva, e mentale” che sembra aver caratterizzato il duo al momento della elaborazione e registrazione dell’album, avvenuta nei sotterranei del vecchio studio O.F.F. e in modalità impro. Al netto, il chitarrismo evocativo e sognante di Spaccamonti e i disturbi elettronici di Brusaschetto (oltre alla sua chitarra) si sposano alla perfezione, disegnando spazi di angosciosa visionarietà (l’opener Take 1) o momenti di pura evanescenza claustrofobica (Cliff fa tornare in mente certi passaggi per sottrazione dei Madrigali Magri), ossessivi refrain marziali (È Da Tanto Che Non Balliamo) e seppiati, e sognanti tributi cittadini (Motorcity). Due musicisti che non scopriamo oggi ma che danno sempre il meglio in condizioni “off”.

Altro lavoro “concettuale” è Doropea, nomen omen con cui Fabrizio Modonese Palumbo (Larsen, (r) e altro ancora) omaggia la sua città, i suoi due fiumi Dora e Po e la dimensione europea. Due lunghe tracce “dronanti”, racchiuse in una sempre splendida edizione cartonata corredata dal simbolismo geometrico di Marco “Il Bue” Schiavo (tatuatore visionario e batterista dei Larsen), che si slanciano quiete, malinconiche e apparentemente (e)statiche nelle loro stratificazioni sonore, per essere interrotte da squarci di rumori quotidiani, note di piano, feedback, riverberi ambientali, flutti noise, aperture astrali, fruscii, cigolii sinistri e quant’altro possa simulare la resa visionaria e personale della propria città. Testimonianza psico-geografica filtrata dalla intima sensibilità di un artista complesso come ce ne sono pochi attualmente in giro.

Non di soli torinesi vive però l’universo della label svizzera. Ne è testimonianza lo split tape tra Mulo Muto e Beta, numero #11 della più volte segnalata Tape Crash Serie: da una parte l’accoppiata svizzera Joel Gilardini (chitarra trattata, sintetizzatori) e Attila Folklor (sintetizzatori, percussioni), dall’altro Beta, al secolo Michele Basso (chitarra, voce, macchine) e Marcello Bellina (chitarra, macchine), in mezzo, ben sintetizzato dall’artwork a mo’ di dolina del male opera di Berlikete, un gorgo industrial-noise nero pece. Inaugurano il nastro i Mulo Muto con una colata lavica di 29 minuti (When The Sounds Of Nature Collide With Our Inner Selves And Resurface As a Stream Of Noises) in cui noise, doom, drone e reiterazioni si dilatano creando visioni notturne e minacciose; rispondono i due Beta con sei tracce tra dark-ambient ipnotica meets chitarre desertiche (The New Order Song), abrasioni industrial (Kill Collins!), sognanti filamenti orientaleggianti (Karma, Please) e un personale tributo ai DIJ (Behind The Rose) a sparigliare ancor più le carte.

Segnaliamo inoltre altre due cassette, uscite per una nuova etichetta battagliera e antagonista, la Kaspar House, nata per volontà di gente del giro Maybe I’m e Le Città Invivibili e molto attenta a far parlare di sé esclusivamente per ciò che produce. Roba sovversiva, per questi tempi estremamente “socializzanti”. Sia come sia, due uscite su nastro e in digitale nella serie “A-B Normal”. Per primo, 20 Minuti del musicista noise di Latina Fabio Crivellaro: due lunghe tracce di dada-noise mutante che rispecchiano la volontà dell’autore di “forzare” la pressione contro l’incanalamento dell’espressione individuale, concepita come “unico organo a disposizione per interagire col prossimo”. In soldoni, noise in bassa battuta come se piovesse, distorsioni al limite dell’inumano, voci mutanti, a-ritmie catatoniche, proto-techno imbastardita e tanto disagio. Il passo numero #2 è invece appannaggio di Saffron Dawn Europe, una lunga suite elaborata da Andrea Giommi di Edible Woman col supporto di Alessandro Gobbi alla batteria e Matjaz Mlakar al sax: una suite che, nel pieno spirito della serie, taglia trasversalmente l’Europa tra rimandi est-europei, drones ossessivi, voci occulte, drumming minimale, e che si fa apprezzare per il suo procedere ipnotico.

Spostandosi molto più a nord e in territori oscuri, allunghiamo lo sguardo su due label che si muovono nell’ambito della nuova musica elettronica post-industriale: la svedese Beläten e la tedesca aufnahme + wiedergabe. Nel giro di questi ultimi anni le due label (la prima fondata nel 2012, la seconda nel 2011) sono diventate realtà di culto per tutti gli appassionati di un certo tipo di musica dark e industrial che oggi rilegge il passato in chiave propositiva e attenta all’ibridazione e allo sviluppo d’inedite connessioni tra i generi. Le due etichette si sono contraddistinte per la ricerca di nuovi talenti e di realtà che oggi stanno realizzando una sorta di contemporaneo “rinascimento” della musica industrial primigenia, dopo la “diaspora” degli anni Novanta e dei primi anni Duemila. Entrambe le realtà sono debitrici verso quanto fatto dalla Galakthorrö, la celebre label degli Haus Arafna. Il nome aufnahme + wiedergabe è, in effetti, un esplicito omaggio alla musica e all’estetica rigorosa e minimale degli Haus Arafna. Oltre al riemergere prepotente di sonorità harsh e power electronics, tale rinascimento dark/post-industriale si sta concretizzando principalmente in due ramificazioni: una va verso un’ibridazione con una post-techno di matrice rumorista e l’altra verso un recupero di un’estetica dark minimal synth e underground anni Ottanta, con richiami a sonorità e stilemi EBM old school. Nei lavori della label scandinava Beläten non mancano riferimenti ad una certa estetica dark ambient e black post-Cold Meat Industry (altro storico referente della vera, “dura e pura” resistenza post-indutriale degli anni Novanta).

Grain dei Phase Fatale conferma la bontà del progetto di Hayden Payne (già membro della band cold-wave Dream Affair), originario di New York e ora residente a Berlino. Il Nostro propone un’ispirata techno con venature elettro-industrial che porta a maturazione quanto già realizzato su Skyscraper, EP del 2014 uscito per la Avant!. Freddo e preciso come una lama nel buio, Payne ci presenta due brani bene a fuoco: Rot e sopratutto Grain (quest’ultima anche remixata efficacemente in chiave elettro dal guru della Los Angeles più oscura, Silent Servant) sono due brani che dimostrano lo stile e la classe del progetto. Blush Response non è da meno, ma con un’attitudine decisamente meno minimalista e più orientata a sonorità post-techno-EBM, grasse e dense come pece nera bollente da versare sulla testa dei propri nemici. Future Tyrants mostra un buon connubio di synth distorti e battiti pesanti a cui non si può proprio rimanere indifferenti: è musica da dance floor post-apocalittico (stile Ancient Methods) senza compromessi di sorta.

Passando alle uscite Beläten, segnaliamo l’ottima prova dei Veil Of Light, di cui vi avevamo raccontato il primo LP uscito sempre per la label scandinava. È indubbio che il progetto del musicista svizzero conosciuto come M sia cresciuto, divenendo ben presto uno dei live-act più interessanti con una sorta di dark “gothgaze” alla The Cure – era Pornography – che in questo disco si fa ancor più denso di derive elettroniche (All You Have), riverberi industriali (la splendida Adonis) e nubi di distorsioni tra clangori metallici (MMZ). Un buon lavoro che presenta un’ottima grafica a firma NullVoid, ovvero Thomas Martin Ekelund, factotum della label, nonché musicista attiva con vari progetti tra cui quello a nome di Trepaneringsritualen.

I Distel sono un “ultra/angst pop” duo olandese formato da Æter alla voce e sintetizzatori e Scramasax alle percussioni. Attivi nell’ambito di una cupa elettronica post-industriale che mette assieme sonorità minimal synth, electro, IDM e “Arafna sound”, i Distel realizzano nel 2010 il 7” Mrok/Regn, suscitando subito l’interesse della critica più attenta e dei cultori del genere. Nel 2013 pubblicano il loro primo ottimo LP, Puur, per Enfant Terrible. Successivamente, il duo dà alle stampe nel 2014 un mini-album su cassetta intitolato Ultra2012 e il nuovo 7″, Nord, nel 2015, entrambi usciti per Beläten. Sempre nel 2015, LP d’esordio viene ristampato su cassetta per Black Horizons e su CD per Ant-Zen. In Nord troviamo solo tre pezzi con traduzione dei titoli in caratteri giapponesi, ma tanto basta per mostrare appieno la selvaggia creatura Distel che qui appare notevolmente in forma, riuscendo a portare avanti un sound particolarmente riconoscibile ma pieno di riferimenti e stratificazioni sonore, denso di glitch, riverberi e attenzione maniacale per le frequenze. Consigliamo caldamente anche il recupero del loro primo lavoro, magari su cassetta.

Chiudiamo con un lavoro recentissimo: Deceivers degli Alvar, duo esordiente composto dai coniugi Johanna Backman e Jonas Fredriksson, responsabili di un electro-industrial old school sospeso tra EBM, dark ambient stile Cold Meat Industry e ipnotiche derive alla Haus Arafna. Il nome del duo deriva da Stora Alvaret, pianura sull’isola di Öland, in Svezia, dove si narra di un misterioso spettro conosciuto come Alvar. Jonas dal vivo è solito indossare un passamontagna nero, un po’ in stile The Klinik, e sicuramente sentiremo ancora parlare della coppia e dei loro incendiari e terroristici live-set. Un brano come Shadows dimostra la caratura della proposta. Per gruppi come Alvar, si potrebbe parlare di una sorta di warm-wave, una nuova onda calda di una scena che brucia oggi più che mai. Di certo non si tratta di un fuoco di paglia, ma dell’emergere di qualcosa d’oscuro.

26 Giugno 2015
26 Giugno 2015
Leggi tutto
Precedente
In continuo mutamento: intervista agli Aucan Aucan - In continuo mutamento: intervista agli Aucan
Successivo
From Sparks to FFS. Intervista a Ron Mael Sparks - From Sparks to FFS. Intervista a Ron Mael

Altre notizie suggerite