Twin Peaks: The Return, commento alla parte 9

Dopo una settimana di pausa dalla “botta” del monumentale episodio otto, Lynch torna a riallacciare i fili della narrazione come già era avvenuto nella settima puntata. Questa nona parte è chiaramente un episodio di transizione, ma l’andamento più lineare porta qui alla risoluzione di diversi nodi che erano stati lasciati in sospeso. Lo scioglimento è ancora parziale, ma la traccia di un disegno complessivo sotto la superficie si inizia a intravvedere più chiaramente.

Un atteso chiarimento che finalmente sembra venire in parte dipanato è il ruolo di Bill Hastings, introdotto anzitempo e poi messo “in ibernazione” a sua volta senza che fosse troppo chiaro il senso del quadrato con la moglie, l’amante e l’avvocato. Il maggiore Briggs sembra essere la chiave di volta a raccordo del tutto, con un cadavere decapitato che continua a non far tornare i conti, sibilline premonizioni e flirt con realtà parallele (ma chiamiamole pure Logge). Intanto spunta il solito divertissement del web, per cui se volete farvi un giro sul blog “della Zona” di Bill Hastings in rete lo trovate veramente (in un tripudio di adorabili grafiche vintage).

Ecco allora due schieramenti che in parallelo stanno provando a raccapezzarsi: da una parte Gordon e Albert, dall’altra lo sceriffo Truman, Hawke e un positivissimo Bobby Briggs, maturato alla grande e lontano anni luce dall’arrogante bulletto che tutti ricordavamo. Sembra che piano piano entrambi i team stiano riuscendo a collegare i vari pezzi, anche se la definitiva risoluzione del puzzle sembra ancora lontana. Così come nuovamente frustrata è la speranza di assistere all’agognato risveglio di Cooper. Lo stato catatonico di Dougie Jones infatti prosegue senza alcun cenno di vita, se si escludono un vago interessamento alla bandiera americana e a semoventi scarpette rosse, così come continua la peregrinazione del suo resuscitato doppleganger malvagio. Ancora una volta insomma lo show si prende i suoi tempi per svilupparsi e lasciar emergere le sue soluzioni: l’inaspettato è sempre dietro l’angolo, ma sono perennemente scansati facili escamotage come cliffhanger e colpi di scena troppo eclatanti.

Quello che ormai sembra essere definitivamente appurato è l’esistenza di un disegno complessivo da parte di Lynch che vada ben oltre il “semplice” affastellamento di suggestioni (una paura che in molti paventavano). Ancora non sappiamo se tutti i nodi verranno sciolti, anche perché ad ogni puntata continuano ad apparirne di nuovi: vedi i bad trips di Jerry, l’introduzione di nuovi personaggi (su tutti Tim Roth e una sfattissima Sky Ferreira), lo scampanellio che infesta l’hotel di Ben Horne. È però chiaro che una direzione c’è, anche se non sappiamo – ancora – quale sia.

12 luglio 2017
12 luglio 2017
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