Squid – Sludge (Isolation Video)
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Nicola Rakdej
- 7 Maggio 2020
Sludge è il nuovo singolo della band art-wave/post-punk inglese Squid, il primo dopo la pubblicazione dell’EP d’esordio Town Centre (2019) e dopo essere passata sotto l’etichetta Warp. «Quando abbiamo scritto Sludge non avevamo idea che avremmo dovuto affrontare questo periodo di isolamento – spiega la band guidata dal batterista-cantante Ollie Judge – Adesso ci troviamo fisicamente distanti l’uno dall’altro, ma siamo riusciti a rimanere connessi attraverso il nostro lavoro e le tecnologie che siamo grati di avere».
Esattamente com’è stato per le quattro tracce del loro primo EP, il nuovo brano degli Sludge conferma il ritorno in auge della scena post punk inglese (con al centro Londra, in media), avendo trovato «nuova linfa nel raccontare l’here and now con linguaggi ancorati al contemporaneo, partendo dalle lezioni del passato» (scrive il nostro Riccardo Zagaglia nel suo approfondimento). Se nel 2019 ciò che poteva fomentare l’azione queste giovani band (Idles, Shame, Sleaford Mods, Fat White Family, Fontaines D.C. ) era la lunga ombra della Brexit e di tutte le ingiustizie sociali, adesso verrebbe da dire che è l’emergenza Covid-19 a spingere alla creazione («There’s a place I go where I’m all alone / There’s a place i go where nobody knows / On my bed, one eye closed / I’m fixated on the endless glow»).
Di fatto, anche se il brano è stato scritto prima della quarantena, il videoclip di Sludge (il cui sottotitolo è isolation video) potrebbe confermate tale impressione. Diretto in collaborazione con il visual artist Ali Amiri, il video è un montaggio di materiale inviato dai fan e girato sfruttando la modalità panoramica (360°) del cellulare; come per altre band che hanno pubblicato clip simili, l’intento è di sopperire alla mancanza dei live e far sentire le persone connesse nella quarantena.
«Dopo aver visto tutti questi video – continuano gli Squid – è stato veramente interessante notare quanto siano diversi i contesti in cui le persone si trovano, ma anche come proviamo tutti le stesse sensazioni nell’isolamento. Alcuni video erano claustrofobici, altri mostravano dei paesaggi urbani deserti e altri ancora inquadravano delle persone, tutte afflitte da un senso di solitudine e incertezza».
