Recensioni

Gli artisti che stiamo per trattare musicalmente non hanno nulla in comune, ma sono entrambi utili per fare il punto della situazione su quelle che forse sono state le due correnti che più hanno caratterizzato la prima metà degli anni Dieci per quanto riguarda il pop inglese: la deriva post-dubstep (trasformatasi poi in soul-r&b elettronico tout court) inaugurata con i fuochi d’artificio da James Blake e un certo art-pop contaminato portato al successo dagli Alt-J.

Due macro-correnti che hanno trovato decine e decine di adepti, molti dei quali validi e in grado di contribuire, anche in piccola parte, all’evoluzione stilistica dei rispettivi movimenti. Dopo qualche anno di hype incontrollato (ma spesso limitato agli addetti ai lavori) verso praticamente chiunque abbia tentato di trovare successo percorrendo queste strade, ci troviamo in un panorama ampiamente saturo da cui difficilmente nascerà una concreta next big thing, ma che può comunque portare ancora alla luce autori degni di nota.

Jack Garratt e Cosmo Sheldrake sono tra questi. Ambedue sono stanziati a Londra e sono freschi della pubblicazione di un EP: Synesthesiac (pubblicato sotto la supervisione della Island) per Garratt e Pelicans We (via Transgressive) per Sheldrake.

Synesthesiac arriva a poco meno di un anno da Remnants EP – conteneva Water, inclusa nella nostra playlist Tracks From Eps 2014 – e in certo senso ha l’aspetto di un lavoro di transizione: le quattro tracce che lo compongono sono prive di quella concretezza pop che abbiamo riscontrato in brani come Worry o la già citata Water, contenute nell’EP precedente, ed è evidente come Garratt abbia voluto concedersi qualche sfizio creativo apportando soluzioni talvolta imprevedibili e forse ancora da rifinire in prospettiva esordio lungo. The Love You’re Given ruota attorno ad un sample vocale in loop sopra al quale il nostro alterna minimalismo soul piano-voce e un groove digitale che potrebbe fare invidia a più di un producer hip hop. Chemical gioca invece con ritmi UK bass/future-garage come accadeva ai tempi di Jamie Woon o del primo SBTRKT, mentre Lonesome Valley accompagna il discorso verso territori smooth dai bassi profondissimi e dalle partiture tagliate e scomposte.

Pelicans We è invece l’EP d’esordio di Cosmo Sheldrake, benché arrivi comunque dopo alcuni mesi in cui l’operato dell’inglese non è passato certamente inosservato (vedi l’ottimo singolo Moss). Sheldrake assorbe e riassembla i caleidoscopi ritmici di Adult Jazz, Glass Animals & co utilizzando solamente la voce (è anche beatboxer) e due mani (suona di tutto: sousafono, tin whistle e didgeridoo compresi), e sfruttando loop e field recordings a suo più totale piacimento. Il risultato è qualcosa di indefinibile che si spinge oltre i nomi appena citati – tanto che talvolta il contesto d’appartenenza sembra tutt’altro – unendo atmosfere che rievocano la campagna inglese più ancestrale e suggestioni afro e mantriche. Nascono così quattro tracce che suonano come filastrocche giullaresche e fanciullesche (Rich con il feat di Anndreyah Vargas) prive di confini di genere e di riferimenti temporali: è sì presente qualche richiamo ai tardi sixties di Syd Barrett o dei Pentangle, ma non si ha mai la sensazione di stare ad ascoltare qualcosa di vagamente revivalista. Sono composizioni per natura sfuggenti, in grado però di insinuarsi sottopelle.

Non rimane che attendere di capire come i due inglesi approcceranno i rispettivi album d’esordio – non ancora annunciati – e contemporaneamente seguire da vicino altri giovanissimi newcomers come Jamie Isaac o Kevin Garrett da un lato e i Febueder dall’altro.

Voti: 6.4 a Synesthesiac e 6.9 a Pelicans We

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