Recensioni

Bene, alla voce “reunion riuscite con il buco di vecchie glorie dei ‘90” possiamo ufficialmente aggiungere quella dei Sebadoh, che i più penserebbero al traino di quella dei Dinosaur Jr. e invece no, perché Lou Barlow e Jason Loewenstein non hanno mai smesso, neppure a distanza, di lavorare insieme (vedi il tour semiacustico del 2002-3) o quantomeno di desiderare di farlo (vedi questa nostra insospettabile intervista del 2005). Ma non è stata la rimpatriata celebrativa del 2007 con la testa matta Eric Gaffney – si ricorderà, fondatore della bizzarra creatura in tempi non sospetti insieme all’accigliato, sensibile e occhialuto nerd Lou – per la riproposizione dal vivo di Bubble And Scrape ad accendere la miccia per questo Defend Yourself, quanto la stretta frequentazione di Jason con il batterista Bob D’Amico nel corso di quell’altra incredibile avventura chiamata Fiery Furnaces. Oh mamma, direte voi, una rifondazione art-pop-prog-psych sotto l’influsso dei terribili fratelli Friedberger?
Macché: per quanto suoni banale dirlo queste canzoni sono Sebadoh 100%, e non necessariamente quelli più addomesticati dell’omonimo del ’99 (tantomeno quelli “quadrati”, veloci e diretti alla Bakesale), dato che gli echi del citato Bubble & Scrape (Inquiries) se non addirittura di III (Oxygen, State Of Mind) si fanno sentire eccome. Il sound è sporco il giusto – la nota stampa parla, fieramente, di autoproduzione; se non loro, chi altri? -, lo stile è riconoscibile all’istante eppure l’effetto nostalgia stavolta, pur essendoci inevitabilmente, viene sovrastato da qualcos’altro. Qualcosa che ci piacerebbe chiamare maturità, ascoltando l’iniziale I Will o Let It Out (debitrici del Barlow solista, di certo), la quasi morbida Listen e soprattutto la cavalcata à la Built To Spill Final Days; ma spendere quella parola sarebbe un’altra banalità, meglio dire che questo è esattamente il disco che ci si aspettava dai Sebadoh nel 2013. Ovvero un disco di (just gimme!) indie rock come ormai se ne sentono pochi.
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