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    29
    2016

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Contort

AFTRYK è il debutto solista sulla media distanza dell’artista danese SØS Gunver Ryberg, dopo la cassetta su Tapeworm uscita nel 2014 realizzata assieme a Cristian Vogel, intitolata SGR ^ CAV ‎– Moved By Magnets.

Uscito per Contort, la label gestita da Samuel Kerridge e sua moglie Hayley, AFTRYK mette in scena un approccio destrutturante alla materia techno che qui vien fatta letteralmente esplodere, tra clangori noise e accelerazioni poliritmiche. È un approccio tellurico, fondamentalmente pensato per un dancefloor apocalittico ma anche per il circuito dei festival di musica elettronica. Il 12″, carismatico e diretto, si pone nel solco tracciato dall’ultimo disco di Kerridge, Fatal Light Attraction, senza però esserne meramente derivativo, ma esplorandone alcune interessanti possibilità, anche alla luce del fatto che le radici di SØS risiedono nelle audio-istallazioni, nella sonorizzazione di spettacoli di danza contemporanea e nella ricerca elettroacustica. Il suo lavoro, sin da quando si è diplomata all’accademia di musica e arte drammatica di Copenaghen, si è caratterizzato spesso per essere “site specific”, come, ad esempio, nella sua composizione per 12 altoparlanti alla The Royal Library di Copenaghen o per il suo concerto in un serbatoio d’acqua sotterraneo dismesso. Nella sua performance alla Boiler Room di Berlino del 2014 s’intuivano però le grandi potenzialità del suo sound, anche in un’ottica più orientata al dancefloor.

Se il brano Skolezit apre le danze con un funereo, ma non scontato, dark ambient da cui emerge progressivamente una techno old school proiettata in spazi siderali post rave, già dal secondo brano, Pantodont, siamo gettati in una veloce danza post-indutriale (vedi l’ultimo Kerridge) con una bassline ossessiva e ipnotica in sottofondo nello stile dei primi Autechre. 1170 Siva (Bare Bones) e 1170 Siva sono due versioni dello stesso brano: più macina sassi e diretta la prima, con brusche accelerazioni e spinte in avanti, mentre la seconda riprende in sottofondo le cupe melodie del brano iniziale, chiudendo il cerchio.

Un ottimo esordio, tra tensione ansiogena e ricerca ritmica e timbrica, che fa ben sperare per il futuro di una musicista danese che, in pochissimo tempo, è riuscita a ritagliarsi il suo spazio, il suo stile, la sua via verso il nuovo suono elettronico degli anni Dieci, non rinunciando né all’adrenalina, né alla ricerca sonora.

25 febbraio 2016
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