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7.5

Pochi giorni fa, anche grazie allo studio condotto sull’impatto di due buchi neri, è stata data la conferma ufficiale dell’esistenza delle onde gravitazionali ipotizzate da Einstein nel 1916. Fatal Light Attraction, terzo album di Samuel Kerridge, uscito il 5 febbraio 2016 per Downwards, la label di Regis, potrebbe essere tranquillamente descritto come l’esplosione di una supernova o l’esito di una collisione di oggetti massivi. Le onde generate dall’ascolto si propagheranno dal vostro stereo, magari non creando delle increspature nello spazio-tempo, ma sicuramente proiettandovi con tutta la vostra massa e la vostra fisicità in luoghi sconosciuti, tra nuove galassie in formazione e stelle che collassano su loro stesse.

Fatal Light Attraction è basato sulla musica scritta in occasione della performance di Kerridge tenuta l’anno scorso al Berlin Atonal Festival, che ha visto l’artista collaborare con Andrej Boleslavský e Mária Júdová per creare un inedito sistema di sincronizzazione audio-video che rispondesse in tempo reale alla musica prodotta dall’artista inglese. Mentre le luci creavano l’illusione di un’ombra in movimento alle spalle di Kerridge, gli spettatori erano letteralmente investiti da bordate soniche e luci stroboscopiche. L’album ricrea, almeno dal punto di vista sonoro, quella sensazione estrema e fisica d’inarrestabile assalto sensoriale: chi ascolta il disco, come i firmatari dei patti diabolici, perderà la propria ombra, nel senso che verranno meno i punti di riferimento spazio temporali, tra folli accelerazioni e bruschi fermo immagini.

Fatal Light Attraction è una mitraglia sonica che non lascia scampo alcuno, mostrando, anche questa volta, un approccio più “heavy” che “abstract” ad una materia elettronica che qui viene dissezionata e fatta a pezzi senza pietà. Il suo inedito techno industrial qui si erge dal dancefloor più estremo, cui poteva essere ancora ricondotto il primo album A Fallen Empire (anch’esso uscito per Downwards), per approdare a qualcosa di radicalmente nuovo e inedito. Kerridge recupera lo spirito “ctonio” post industriale che animava l’oscuro e pesante Always Offended Never Ashamed. Anche qui, come nel lavoro precedente, l’uso della voce, a tratti distorta e indistinguibile, diventa un elemento importante che proietta l’umano in una folle sfida con le macchine “intona rumori”, tra velocissime scariche di adrenalina sonora che sembrano sfondare il dancefloor a pugni. L’effetto è l’equivalente nel 2016 del martello pneumatico usato nel 1981 dagli Einstürzende Neubauten in Steh Auf Berlin, magari con la cattiveria di un Boyd Rice nei panni di NON.

Le sette tracce che compongono l’album (FLA 1, 2, 3, ecc…) sono varianti dello stesso massacro, dello stesso furore espressivo che recupera lo spirito rumorista originario che animava l’Atonal degli anni Ottanta, ma qui si aggiorna il suono a tutte le possibilità espressive della tecnologia contemporanea, tanto che nel suo incedere implacabile Kerridge cannibalizza Regis, Ancient Methods (FLA 1), Pan sonic (FLA 4 e 5), spostando l’asticella della musica elettronica estrema e post industrial molto più in là, sino al catartico finale di FLA 7, un pachiderma sonoro agonizzante, un brano con un’attitudine “noise” vicina all’ultimo Shapednoise.

Fatal Light Attraction non è solo un album diretto e violento, è anche un album elegante in cui c’è una grande ricerca, sui ritmi e sui suoni, che lavora sul principio dell’azione e della reazione al pari di Third Law, l’ultimo disco di Roly Porter su Tri Angle (Kerridge ha inserito due tracce di Porter nel suo recente mix per XLR8R), ovviamente con una deriva meno post kraut. Qui siamo dalle parti del suono di una stella collassata in cui è la massa che conta, in cui le onde gravitazionali portano traccia di qualcosa di arcaico, nato all’inizio dei tempi. Il nuovo lavoro di Kerridge andrebbe ascoltato con un buon impianto stereo, possibilmente a volume molto alto, per cogliere tutte le sfumature di un suono prodotto da strumenti costruiti su misura (Pan Sonic docet). Un disco pensato per un’esperienza d’ascolto verso l’ignoto e oltre.

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