Recensioni

Gli americani Touché Amoré tornano a tre anni di distanza dall’ottimo Is Survived By con Stage Four. Quello che superficialmente potrebbe essere scambiato per un modo poco ispirato di intitolare il quarto album, in realtà nasconde – neanche troppo velatamente – quello che è il concept alla base del disco, ovvero l’intimo e devastante racconto del leader della band Jeremy Bolm sul calvario della madre (scomparsa dopo una lunga malattia) e sulle difficoltà emotive legate all’elaborazione del lutto. Quello della perdita è un argomento talmente delicato e personale che è certamente errato fare paragoni con dischi come Carrie & Lowell di Sufjan Stevens o il recentissimo (e altrettanto toccante) Skeleton Tree di Nick Cave: tanto simili possono essere alcune reazioni (il rapporto con la fede ad esempio) quanto non paragonabili alcuni aspetti quali la metabolizzazione della morte e il modo in cui questa viene processata nella forma canzone. La penna di Bolm va dritta al punto senza risparmiare i dettagli («You died at 69 with a body full of cancer. I asked your god how could you but never heard an answer. No one saw it coming, the diagnosis of stage four» si ascolta in Displacement), rendendo vivido il percorso autobiografico dell’autore.
Tante le memorie, tante le domande aperte e tanti i sensi di colpa («I apologize for the grief when you’d refuse to eat. I didn’t know just what to say while watching you wither away», o ancora «But now I understand just what a fool I’ve been» in Flowers And You). Bolm non si dà pace («Last week I crashed my car», «I know she’s looking out for me», sempre in Displacement), tornando alla fatidica notte (quella di Halloween 2014) in Eight Seconds – il nome del locale di Gainesville dove suonavano quella sera – con «She passed away about an hour ago. While you were onstage living the dream» e ritornandoci a dodici mesi di distanza in New Halloween («I skip over songs because they’re too hard to hear Like track 2 on Benji», il riferimento è alla splendida I Can’t Live Without My Mother’s Love scritta da Kozelek). Durante la fase di realizzazione del disco la ferita era ancora aperta, in un mare di rimorsi: «Now I just feel you everywhere. It coincides with the guilt of knowing that I wasn’t there», e ancora «I haven’t found the courage to listen to your last message to me».
Oggi sappiamo che il coraggio di ascoltare quell’ultimo messaggio poi è riuscito a trovarlo, esorcizzando il demone nel modo più poetico (e probabilmente coraggioso) possibile, cioè condividendo con il mondo intero la registrazione, inserita nei secondi conclusivi dell’album: «Hi Jeremy, I just wanted to tell you that just, finally left the hospital. Um, and we’re going to drop off a prescription at CVS so I probably won’t be home when you get there okay? Bye bye». Il brano in questione è Skyscraper, un ricordo di un ultimo viaggio a New York (commovente il videoclip) narrato con il prezioso aiuto di Julien Baker.
La personale catarsi di Bolm è resa ancora più dolorosa (e liberatoria) dai compagni d’avventura, i quali, pur allontanandosi sempre più dai ruggenti esordi screamo/melodic-hc al fulmicotone, creano la cornice ideale per i dialoghi interiori del leader. Le soluzioni prettamente post-hardcore fungono (ancora una volta) da scheletro in un disco che mette in risalto il lato più melodico della band, in un ormai rodato equilibrio tra le trame delle chitarre (ottimo il lavoro di Clayton Stevens e Nick Steinhardt) e il canto rauco, potente, urlato e amaramente scandito di Jeremy. Nonostante il livello medio delle tracce più fedeli ai crismi del genere sia decisamente elevato, le due stand-out tracks dell’album sono forse quelle dove i Touché Amoré abbandonano in parte l’assalto sonoro e abbracciano un apprezzabile istinto pop: Palm Springs (aggressiva quanto immediata) e Skyscraper.
Quando c’è cuore, passione e vita vera come in questo caso, anche i talebani del duro&puro sono costretti a mettere da parte i consueti epiteti che solitamente si affibbiano alle band che nel tempo tendono a smussare gli angoli del proprio sound originario. I Touché Amoré non saranno abrasivi e viscerali come agli esordi e saranno anche passati alla Epitaph, ma questo Stage Four è probabilmente il loro apice.
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