DUMMY BOY
Nov
28
2018

6ix9ine

DUMMY BOY

Scumgang Records

Hip hop
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Info

Uscito a sorpresa il 27 novembre 2018, DUMMY BOY è l’album d’esordio di Tekashi 6ix9ine, al secolo Daniel Hernandez. L’uscita del disco, che segue a distanza di meno di un anno il mixtape di debutto DAY69 (quello che conteneva la hit Gummo e quel misto di trap (cloud)rap e gangsta-crunk che lo ha fatto conoscere al mondo), era stata programmata per il 23 novembre ma posposta a data da destinarsi dopo l’arresto del rapper. A stretto giro, il disco è finito in rete (e questo dopo un breve periodo in cui è stato disponibile per l’acquisto sul web store del trapper). Il trapper ha chiesto ai suoi di pubblicarlo per evitare di perdere altri soldi e la notizia della sua uscita ufficiale è stata divulgata da DJ Akademiks il 27 novembre 2018.

Hernandez, arrestato per crimini federali il 18 novembre 2018 assieme al suo ex manager (lo aveva licenziato due giorni prima) e ad altre quattro persone, è accusato di diversi crimini legati alla frequentazione della gang Nine Trey Gangsta Blood. Il processo è stato fissato per il 4 settembre 2019 (con seduta preliminare stabilita per il 22 gennaio 2019). Nel frattempo i ragazzi, presentatesi in tribunale, si sono dichiarati innocenti e Lance Lazarro, avvocato difensore di Hernandez, sta chiedendo (nuovamente) la libertà su cauzione per Hernandez. «È completamente innocente», garantisce, «un entertainer che adotta una “gangster image” per promuovere la sua musica non ne fa automaticamente un membro di una gang». Nel frattempo, il rapper, trasferito dalle autorità dal Metropolitan Detention Center di Brooklyn ad una non ben specificata struttura («per ragioni di sicurezza», rivela l’avvocato), rimane silente. Pare che questo carcere sia solitamente destinato a chi ha trovato o vuole trovare un accordo con i federali.

Venendo al disco, abbiamo 31 minuti suddivisi in 13 canzoni per quasi altrettanti producer e una fitta dozzina di personale accreditato a cori, strofe e rap. Tra i primi spiccano il classe ’96 Tay Keith (ovvero il co-produttore del fortunato Sicko Mode di Travis Scott ma anche il ragazzo dietro alla Nonstop di Drake e alla Not Alike di Eminem – la sua firma audio è «Tay Keith fuck these niggas up»), gente che non ha bisogno di presentazioni per chi frequenta l’Hip Hop di oggi come Murda Beatz (giovane pure lui ma con un curriculum dietro, vedi Migos, Drake, Gucci Mane, French Montana, 2 Chainz, Nicki Minaj, Travis Scott, G-Eazy ecc.) o come l’altro piccolo grande producer, anche lui canadese, che risponde all’alias di Boi-1da (uno dei sodali di Drake e della sua label OVO Sound, lui con il curriculum migliore quiddentro), ma anche il travagliato Scott Storch da Long Island (ex tastierista dei The Roots, problemi di droga in teoria risolti, una bancarotta dichiarata nel 2015, nonché il più vecchio della ciurma qui, classe ’73) e Ronny J del giro Denzel Curry (classe ’92 e già al lavoro con il compianto XXX, Lil Pump e altri). Tra i secondi, ovvero i feat., c’è la già nota (per il singolo/videoclip Fefe) Nicki Minaj ma anche Kanye West (dichiarato soltanto alla fine e presente in due pezzi: uno proprio con la Minaj – Mama – l’altro come unico ospite – Kanga), Bobby Shmurda (ovvero quello di Hot Nigga – attualmente in galera con capi d’accusa vari, tentato omicidio, possesso d’armi ecc.), l’hit maker Lil Baby da Atlanta (quello di Freestyle e Yes Indeed, anche lui già finito nei guai con la legge, già condannato nel 2012, già creato problemi in carcere, ecc.), il canadese Tory Lanez, A Boogie wit da Hoodie, ovvero il classe ’95 Artist Julius Dubose (quello di Drowning) e altri ancora.

Il disco se la batte tra una parte urlata e gansta crunk (vedi STOOPID con il sopracitato Shmurda direttamente dal gabbio) e una più morbida sul lato caribico della trap (il narcotico singolo con la Minaj, Fefe, TIC TOC con Lil Baby, la più propriamente dancehall e radiofriendly KIKA). Inutile dire che la prima – leggi: il passato del (t)rapper – lascia il posto alla seconda – vedi la straniante MAMA con Minaj e Kanye (dove sono quest’ultimi i protagonisti veri) – una mossa congeniale ad una “public persona” lontana dalla strada, esotica, cartoonesca (vedi cover) e, senza girarci troppo attorno, potabile per il mainstream. In questo senso va anche la parte più radio friendly del lotto, quella centrale, con due numeri giamaicano-portoricani in zona Despacito (metti Despacito dopo aver fumato delle foglie di Indica) come BABE e MALA, entrambi con il feat. del portoricano Anuel Aa. Hernandez torna a ruggire sul finale: KANGA (sempre con West) accende i motori per classici numeri trap vecchia maniera, come TATI (con DJ SpingKing) o WONDO, ma il grosso della proposta punta altrove, anche a toni intimisti, vedi FEEFA con Gunna o al classico e abusatissimo mid-tempo voco-trap, DUMMY, con TrifeDrew.

di Edoardo Bridda

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