Album

Black To Comm

Black To Comm – Seven Horses for Seven Kings

25 Gennaio 2019 drone noise
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Il sound artist tedesco Marc Richter aka Black to Comm esce su Thrill Jockey con l’LP Seven Horses for Seven KingdomsIl lavoro muove su tredici affreschi che hanno il loro segno distintivo nella ricerca sui suoni e galleggia sospeso tra narrazione e paesaggio, tra cinema e scenografia. Il risultato è un grumo pulsante che, dal principio, restituisce all’ascolto frammenti che gravitano attorno a un buco nero: trombe sbilenche dal sapore medievale aprono Asphodel Mansions e ritornano spesso durante la tracklist. Se anche l’impressione pare quella di un disco ambient, non è davvero così. L’inquietudine dell’ultimo Tim Hecker viene ulteriormente esasperata, e frammenti sonori appena riconoscibili (un violino, un vociare lontano) aggiungono allo spaventoso svolgersi dei droni nella prima metà del lavoro un tocco di umanità che ci obbliga a guardarci dentro, come se fosse un pozzo. Fly on You si lascia andare a pulsazioni ritmiche fino a quel momento affogate nella ripetizione, flirtando ancora con una fanfara mortifera e chitarroni à la Sunn O)))Quand’ecco che la claustrofobia sublime della prima parte si allenta – pur restando imprigionata nell’anima del lavoro – dal pianoforte di Double Happiness in Temporal Decoy in giù, fino alla suite conclusiva dal titolo chilometrico The Courtesan Jigokudayū Sees Herself as a Skeleton in the Mirror of Hell.

Questo Seven Horses for Seven Kingdoms è oscuro, ma umano; ci costringe ad affrontarlo, non se ne sta sullo sfondo. È un disco dai suoni ingombranti, per quello che suscitano all’orecchio e per la loro stratificazione. Potrebbe, in definitiva, sembrare un puro esercizio di design sonoro, eppure riesce a intrattenere, a raccontare – perfino.

Su SA potete recuperare anche la recensione di Alphabet 1968, che vede Marc Richter in una veste per certi aspetti meno oscura.

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