A Hero’s Death
Lug
31
2020

Fontaines D.C.

A Hero’s Death

Partisan

Post-punk
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Info

In uscita il 31 luglio 2020, A Hero’s Death è il secondo, atteso, album di una delle formazioni post punk più monitorate degli ultimi anni. Loro sono i Fontaines D.C., vengono da Dublino e appartengono a quella rinascita del genere che Fernando Rennis ha analizzato lo scorso anno. Il disco esce ad un anno di distanza dal fortunato (e nominato ai Mercury Prize) Dogrel, uno dei migliori dischi del 2019 anche da queste parti. E l’etichetta è ancora una volta la Partisan, label dell’altra grande band post punk del momento, gli Idles. Sempre dall’Irlanda vengono i Murder Capital e quelli che sono considerati il motore trainante del lotto, i Girl Band.

Per il disco, la band ha collaborato ancora una volta con il produttore Dan Carey (Black Midi, Bat For Lashes) nel suo studio londinese. E per quanto riguarda il taglio, si è puntato su una “ballata spettrale e riservata” che attinge ad un ampio parco d’influenze (Suicide, Beach Boys e Leonard Cohen, ma anche Beach House, Broadcast, e Lee Hazlewood).

In copertina troviamo il guerriero della mitologia irlandese Cúchulainn che si trova a Dublino per commemorare la Rivolta di Pasqua, mentre ad anticipare il lavoro, niente di meglio che la title track, che da una base classicamente Strokes declina su un più nerboruto punk rock sul quale il declamato da Grian Chatten può esprimere al meglio un caustico registro dalle parti di Mark E Smith. Il relativo videoclip, diretto da Hugh Mulhern, vede protagonista l’attore che ha interpretato Littlefinger nella serie tv Game of Thrones, qui nei panni di un cinico conduttore televisivo di un Tonight Show sulla falsariga di quello di Jimmy Fallon.

«Il brano è una lista di regole per il proprio io, sono principi per una felicità autoprescritta che spesso è appesa ad un filo. È un messaggio positivo, ma con la ripetizione ci sono diversi significati, ed è ciò che succede con i mantra, quando li ripeti di continuo. C’è questo equilibrio tra sincerità e ipocrisia mano a mano che il brano prosegue ed è presente anche nel video. È per questo motivo che si passa spesso da tonalità maggiori a minori. L’idea mi è venuta guardando le pubblicità – la natura ripetitiva di questi messaggi confortanti che più guardi e più assumono sensazioni surreali e di paura. Il titolo deriva dalla battuta di una opera teatrale di Brendan Behan mentre il testo l’ho scritto durante un periodo in cui mi sentivo consumato dal bisogno di scrivere qualcos’altro per alleviare la paura che non sarei mai stato in grado di dare un seguito a Dogrel. Ma da un punto di vista più ampio, tratta della battaglia tra felicità e depressione, e i problemi di fiducia che possono nascere da entrambi i sentimenti».

Stato psicologico che nel caso dell’Anchorman del videoclip di A Hero’s Death coincide con una spirale psicotica, un bad trip in piena regola.

di Edoardo Bridda

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