Album

The Night

1 Febbraio 2000 rock alt soul rnb blues

Nei mesi precedenti, i Morphine avevano lavorato al loro quinto album, con la chiara intenzione di avviare una nuova fase sonora. The Night (Rykodisc, febbraio 2000, 7.5/10) riuscì nell’impresa di reinventare la loro cifra espressiva senza tradirne i presupposti. Gli arrangiamenti si arricchiscono di archi (al violoncello c’è Jane Scarpantoni), organo (nella princiana Top Floor, Bottom Buzzer lo suona nientemeno che John Medeski), percussioni, pianoforte, trombone, strumenti esotici e cori femminili. Eppure, la barra rimane puntata sull’essenzialità. Sentite come Souvenir gioca scheletrica al gatto col topo (piano, basso grumoso e batteria saltellante), oppure la tensione perentoria ma asciutta di I’m Yours, You’re Mine, costruita su charleston ossessivo, nevrastenia di sax e sfondo di effetti sintetici.

O ancora – e soprattutto – la variazioni sulle particelle elementari pseudo-soul di The Way We Met, che ricordano (e a cui forse guarderanno) le future evoluzioni dei Radiohead di In Rainbiows. E’ altresì un album che conduce il sound Morphine in territori impensabili agli esordi, vedi il caso della ballad tra deserto e oriente di Rope On Fire (impreziosita dall’oud di Brahim Fribgane) e una Like a Mirror che caracolla onirica tra pennellate di basso degne di lidi trip-hop, paventando uno svalvolato Tom Waits in estasi David Sylvian. La litania blues dalle ascendenze beckiane di Slow Numbers, la bolgia stoniana (altezza Undercover) di Good Woman Is Hard To Find, il funk arrugginito wave di So many Ways e una Take Me With You che rievoca il miglior John Mellencamp, sono un contorno di tutto rispetto laddove il piatto forte è rappresentato dalla title track, colma d’un disincanto appassionato dedicato al feticcio amoroso di Sandman (“You’re the night, Lilah. You’re everything that we can’t see/Lilah, you’re the possibility”), pezzo degno d’un Leonard Cohen stemperato soul-jazz, grazie al quale i Morphine s’impongono quali autori intensi e raffinati.

Poi la tragedia, a troncare sul nascere la possibilità di nuove traiettorie. La vecchia ferita al petto, forse, chissà, tornata a battere cassa. Retaggi di un’altra vita che tornano sul luogo di un delitto già compiuto, con lo stesso cinismo protervo di certi personaggi che abitano i testi di Sandman. Non a caso. Colley e Conway, sconvolti, non si arresero. Già dal giorno successivo dichiararono di voler proseguire quanto avviato, per rispetto della passione che aveva mosso Mark fino ai suoi ultimi istanti. Completarono la produzione del nuovo disco, ne promossero il sound come Orchestra Morphine, poi inaugurarono il progetto The Twinemen assieme alla cantante Laurie Sargent, più o meno nel segno dell’espansione stilistica e sonora avviata con The Night. Nel 2009 poi è il tempo dei Vapors Of Morphine, ovvero Colley, Deupree più il cantante classe ’70 Jeremy Lyons, autori ad oggi di due lavori (The Ever Expanding Elastic Waste Band del 2010 e A New Low nel 2016). Ma questa è un’altra storia.

[Continua la lettura di La parabola dell’inconsueto, l’approfondimento di carriera dedicato ai Morphine]

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