Westworld

A dream inside a dream – “Westworld” – 3×02

[ATTENZIONE: questo articolo contiene spoiler]

«Questo è… struttura». Il secondo episodio di questa terza stagione di Westworld conferma la volontà dei suoi autori del voler procedere nel modo più lineare possibile, anche se appare evidente l’intersecarsi delle varie storyline presentate finora. Sicuramente ci sarà il tempo per le rivelazioni, per gli shock causati dai sottili schemi prestabiliti e labirinti dai quali uscire, per capire quale dei personaggi in campo sa più di quello che è dato sapere agli altri e allo stesso spettatore. E proprio a quest’ultomo parlano questi primi due episodi, come non era mai capitato. Se le prime due stagioni dialogavano con chi guardava al di qua dello schermo utilizzando l’arte dell’inganno e della manipolazione, e dove erano più i protagonisti a sviarsi tra loro, questa terza sta giocando in maniera limpida la carta dello storytelling, unita alla componente più ludica dello show, quella legata al mondo delle illusioni, alla capacità – che ormai dovrebbe essere chiara – del saper distinguere cosa è reale da cosa non lo è affatto.

«Un sogno dentro a un sogno, due livelli». Jonathan Nolan è sempre stato il fratello che andava dritto al sodo, al nocciolo della questione, senza star troppo lì a imboccare, da buon englishman, lo spettatore medio americano con l’entertainment che pure è un tassello fondamentale su cui poggia l’intera base sociale della società a cui appartiene. Le prime due stagioni sono state una conferma di questo atteggiamento, ma già da Parce Domine, era chiaro che Westworld dovesse cambiar rotta, anche per non rischiare di perdere ulteriormente seguito: il mondo del cinema può reagire a un flop solo a film ultimato e in sala, quello della serialità è più spietato e non permette errori già dall’episodio successivo (aspetto che ha di fatto condannato la prolissità della passata stagione). Se Matrix delle Wachowski è sempre stato un riferimento ben marcato, all’economia della narrazione adesso va unito anche il suo lato più ludico, spensierato e divertente, come quando Neo e Morpheus si prendono una pausa dalla trama per sfidarsi a colpi di kung fu, o come quando – per rimanere in famiglia – Cobb spiega ad Arianna il processo dei sogni in Inception. Le definizioni sono già note, quindi perché non divertirsi un po’ con esse, mettendole alla prova, testandole e sovraccarindole, non solo per il gusto di farlo, ma per rendere un episodio, The Winter Line, che in definitva è complementare al precedente, anche narrativamente appassionante.

Se c’è una cosa in cui Westworld non ha mai fallito è nella caratterizzazione dei personaggi. Quasi non esistono personaggi secondari o marginali, ma ognuno di essi è in grado di reggere un intero episodio sulle proprie spalle, dovessimo anche conoscerli per la prima volta (ricordate lo splendido Kiksuya?). Se per prima abbiamo visto Dolores e fatto la conoscenza di Caleb, adesso tocca mettersi in pari con quanto accaduto a Meave, che nel frattempo scopriamo aver perso la capacità di controllare telepaticamente i suoi simili e la ritroviamo nell’Italia della seconda guerra mondiale in mezzo a fascisti e nazisti. Scorpiremo che si trova a Warworld, un parco pensato proprio per rivivere il brivido della guerra tra partigiani e fascisti, dal quale la nostra al fianco del redivivo Hector/Ettore dovrà cercare di fuggire, nella speranza di recuperare le sue abilità e scoprire chi l’ha “reinserita in Matrix”. Al suo risveglio, infatti, non tutto è come sembra. E il finale di questa storia ci mostrerà finalmente il personaggio che nella premiere era stato solamente nominato, Engerraund Serac (Vincent Cassel), definito come il villain principale della stagione in tempi non sospetti, ma che siamo sicuri giocherà un ruolo molto più complesso e stratificato.

Su un versante parallelo, ma decisamente reale, si muovono poi i personaggi di Bernard e Ashley Stubbs (che alla fine della passata stagione scoprivamo essere un host), determinati a trovare Maeve per arruolarla nell’imminente guerra («una che gli umani non sanno essere iniziata e di stare perdendo») contro Dolores. Una trama avvincente anche questa e ulteriore conferma della tridimensionalità di questi personaggi (e il Bernard di Jeffrey Wright in questa stagione appare più nolaniano che mai).