Il secondo vento dei Bombay Bicycle Club. Intervista a Jack Steadman

C’è un’espressione curiosa legata alle corse dalla lunga distanza. Si tratta del “secondo vento”, ovvero il momento in cui un corridore, stremato e a corto di fiato, ritrova improvvisamente le energie. È un’immagine piuttosto positiva che, infatti, ritroviamo tra le strofe di Everything Else Has Gone Wrong, brano tratto all’omonimo album dei Bombay Bicycle Club. Jack Steadman canta “I guess I found my peace again and yes, I found my second wind” e condensa in queste parole tutto quello che è successo negli ultimi anni.

Alcuni gruppi britannici degli anni ’00 che hanno raggiunto uno status piuttosto consolidato in patria non hanno avuto la stessa fortuna in Italia. Glass Animals e Bombay hanno meno appeal nella nostra penisola rispetto a Foals o Editors. Eppure, il quartetto londinese con lo scorso So Long, See You Tomorrow ha debuttato per la prima volta al primo posto delle classifiche britanniche, girato il mondo e raggiunto l’apice della carriera in un intenso live a Glastonbury. Con Steadman dall’altro capo del telefono, in una giornata di maltempo italico e inaspettato sole londinese, partiamo proprio da qui: «Glasto è un festival che per noi ha un fascino particolare, ci ha visto crescere e maturare. Quel live (2014, ndA) è stato effettivamente un picco inarrivabile, girava tutto bene!». A tal punto che nei video apparsi su YouTube si può ancora notare la sua faccia emozionata e compiaciuta nel finale della conclusiva Carry Me: «Beh, hai ragione. Continuo a emozionarmi quando lo guardo».

Sono successe tante cose da quel 2014: la notizia della pausa lunga della band ha lasciato un po’ tutti con l’amaro in bocca. Per fortuna lo hiatus è stato deciso in assoluta e amichevole tranquillità: «Ci sentivamo di essere arrivati a un punto di non ritorno, non potevamo fare meglio. È stata una questione di sincerità; andare avanti a quel punto avrebbe significato fare un altro disco, un altro tour e rimanere incastrati in quella routine. Quando vivi queste situazioni devi prenderti il tuo tempo, se vuoi davvero bene ai tuoi compagni di viaggio e, quindi, ai tuoi fan».

Prima della reunion annunciata lo scorso anno, arriva un periodo di progetti solisti tra cui Mr Jukes; quello dello stesso Steadman è sicuramente il disco di più altro profilo viste le varie collaborazioni con De Le Soul e altri artisti provenienti da tutto il mondo. Un’esperienza importante che «mi è servita a chiudere un periodo di grandi influenze esotiche. Tra So Long e God First la rotta è rimasta settata a Est: India, Giappone… E poi ho sperimentato i sample lavorando in maniera analogica, coi vinili in mano. È stata anche un’esperienza corale, con un live composto da molte persone, cori e voce principale che spesso non era nemmeno la mia».

Arriviamo così al 2019, al ritorno dei Bombay Bicycle Club. Se dalla prima anticipazione – Eat, Sleep, Wake (Nothing But You)  – si può intuire un ritorno alle radici dal punto di vista sonoro, dal video del brano trapela non solo il piacere di ritrovarsi, ma anche una ironia di fondo che sembra smorzare il peso delle attese. Steadman ci riflette su e poi risponde: «Beh, sì… voglio dire… c’è quando abbiamo fatto uscire la notizia del disco e condiviso il primo singolo per l’ascolto siamo stati travolti da affetto e, chiaramente, più di qualcuno ha riposto aspettative nel nostro ritorno. Noi, dal canto nostro, abbiamo pensato a concentrarci sulle sensazioni che ci trasmetteva suonare tutti assieme nella stessa stanza. Forse è per questo motivo che il sound di Everything Else Has Gone Wrong riflette un ritorno alle origini».

È difficile inquadrare il percorso della band: l’indie frenetico di I Had the Blues But I Shook Them Loose, l’intimismo acustico di Flaws, i ritmi dilatati di A Different Kind of Fix e gli esotismi So Long, See You Tomorrow hanno spostato in dieci anni le coordinate e rimesso in discussione l’identità del gruppo. Allo stesso tempo, gli elementi caratterizzanti sono rimasti sempre gli stessi: percussioni articolate, chitarre bagnate di riverberi e rinvigorite da saturazioni, bassi dinamici e una voce eterea in contrasto con i nervi messi in mostra in brani come What IfCancel On Me o la stessa Carry Me. «Se mi guardo indietro” dice Steadman “vedo una band che non si è preoccupata di piacere. Siamo stati fedeli alle nostre sensazioni, sia quando abbiamo pensato di fare un disco acustico, sia quando abbiamo scelto di aprire il nostro sound a influenze world music. Ovviamente abbiamo cercato di far corrispondere questo dinamismo a un’identità, cosa che ci viene piuttosto naturale».

Un dualismo che, come ricordato in precedenza, nel quindi album dei Bombay Bicycle Club mette alle spalle echi provenienti dall’Oceano Indiano e si concentra sul rapporto che cementa il quartetto. Mancano canzoni potenti dal punto di vista sonoro, ma i tratti somatici della creatura Bombay ci sono tutti: «Sì, ci siamo sentiti molto liberi quando abbiamo scritto il disco. Non volevamo essere schiavi del brano catchy, il risultato è stato probabilmente il nostro album più personale». Eccolo qui il segreto di Everything Else Has Gone Wrong, di quella pace ritrovata e del secondo vento di questi quattro londinesi che fanno musica da più di quindici anni e hanno passato gli ultimi cinque a ricaricarsi altrove per tornare alla casa madre.

3 Gennaio 2020
3 Gennaio 2020
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