Genuino “masochismo musicale”. Intervista a CRLN
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Luca Roncoroni
- 13 Maggio 2016
Abbiamo intervistato CRLN, new entry nel roster di Macro Beats presto in uscita con l’EP di esordio Caroline, in bilico tra elettronica macchiata di trip hop e voce equamente divisa tra soul e tradizione melodica tricolore.
Come nasce il progetto CRLN? È la tua prima esperienza musicale?
Questo progetto nasce grazie a Macro Beats, in particolare grazie a Macro Marco che ha creduto in me e mi ha dato questa opportunità. In passato ho avuto altre esperienze musicali, sin da piccola la musica è stata di primaria importanza, quindi specialmente da adolescente avevo sempre qualche gruppo con cui dare sfogo alla mia vena artistica. Ho suonato basso, chitarra e ukulele, sono cresciuta insieme a diverse persone che amavano la musica come me e ho cambiato “nome d’arte” almeno un milione di volte. Mi davo un nome, poi mi stancavo e lo ricambiavo, poi mi ristancavo e lo cambiavo ancora. Con CRLN non credo che avrò problemi, è stato amore a prima vista e al primo ascolto (si scrive CRLN e si legge Caroline). Diciamo che ho trovato la mia identità musicale.
Sei la prima voce femminile ad entrare nel roster di Macro Beats. Com’è successo?
Perché sia proprio io la prima voce femminile, non ve lo so dire. So solo che mi è successa una cosa incredibile: ho conosciuto Macro Marco sia perché tramite i video che postavo su instagram si è creata una forte e reciproca stima musicale, sia perché abbiamo scoperto di essere vicini di casa a Roma, quindi piano piano mi ha trascinato in questa storia assurda. Dentro ci ho trovato persone bellissime che mi aiutano ogni giorno a superare qualsiasi difficoltà, proprio come dei fratelli dovrebbero fare. Per me Macro Beats è casa.

La tua musica è un ibrido molto particolare di tante cose: c’è l’elettronica macchiata di trip hop delle basi prodotte da Macro Marco su cui si innesta il tuo cantato che sembra figlio della tradizione indie pop italiana più genuina, ma che si colora occasionalmente di sfumature più soul. Da dove nasce questa combinazione?
Il tutto nasce in modo genuino. Prima di sfornare questo EP, io e Macro Marco ci siamo confrontati per qualche mese. Ci scambiavamo pezzi o ci consigliavamo album e artisti (che poi è una cosa che facciamo ancora in modo più naturale, ma non assiduamente come in quel periodo), quindi siamo un po’ entrati l’uno nel mondo musicale dell’altro. Alla fine abbiamo fuso il tutto e il risultato non ci è sembrato per niente macchinoso, anzi c’è piaciuto tanto.
In questo tuo primo EP canti esclusivamente in italiano. Da cosa è motivata questa scelta? Pensi di poter affrontare in futuro anche testi in inglese o è una strada che escludi?
In verità ho sempre preferito cantare in inglese. L’inglese è molto più orecchiabile. L’unico problema è che in Italia si ascolta tanto, forse troppo, in italiano, quindi la scelta è stata più di natura pratica. È il mio primo EP, ho voluto presentarmi nel modo più chiaro possibile, e l’italiano facilitava un po’ tutto. Non escludo però la scelta dell’inglese in futuro.
La traccia Un Viaggio Senza Fine è prodotta da Yakamoto Kotzuga. Come si è sviluppata questa collaborazione?
Yakamoto Kotzuga era un nome già noto a Macro Beats perché aveva collaborato con Mecna e Ghemon. Ho sentito la strumentale di Un Viaggio Senza Fine quasi per caso e al primo ascolto già sapevo che sarebbe stata mia. Per forza. Poi sarà che stavo vivendo un periodo un po’ particolare, sarà perché i suoni di Yakamoto Kotzuga toccano facilmente le corde del mio cuore, e così in un pomeriggio ci ho scritto sopra ed è nato il pezzo. Probabilmente in quelle ore avrei voluto urlare o piangere, invece ho avuto la fortuna di sfogarmi così.
Che ascolti ti hanno influenzata maggiormente durante la creazione di questo disco?
Ovviamente solo cose tristi che conciliassero con il mio modo di essere e di scrivere. I miei ascolti in quel periodo oscillavano tra l’indie pop, l’alternative e l’elettronica. Gli XX, Chet Faker, i Daughter, Dream Koala, Alina Baraz, Levante, Shlohmo, i Subsonica, Raleigh Ritchie e Mecna sono assolutamente la top ten dei miei ascolti musicali/motivazionali per la creazione dell’EP in questi mesi. Raramente mi capita di ascoltare brani allegri prima di mettermi a scrivere. Anche quando devo raccontare momenti felici, cosa che poi succede raramente, ho bisogno di un’influenza malinconica. Chiamiamolo “masochismo musicale”.

