Shlohmo (US)

Biografia

Attivo a partire dal 2009, tra i fondatori del collettivo Wedidit, Henry Laufer, in arte Shlohmo, è uno dei producer losangelini legati al lato più elettronico dello spettro hip hop che ha visto nel Low End Theory il proprio incubatore e catalizzatore.

In partenza legato alle fascinazioni wonky di Flying Lotus e soprattutto all’approccio Brainfeeder alla materia (forte eclettismo, fusioni di nostalgie 8bit e 70s ecc.), il suo stile cavalcherà successivamente i trend produttivi che si avvicenderanno durante i primi anni 10s, dal dubstep via Mary Anne Hobbs a certe fascinazioni Warp Records, dal glitch hop altezza Mount Kimbie del secondo album Bad Vibes all’abstract trap delle pubblicazioni successive in area Ryan Hemsworth e giro Friends Of Friends (anche sua etichetta di riferimento dal 2010).

Inizialmente orientato verso studi votati alle arti visive, Henry comincia a comporre musica nel 2007 intorno all’età di 17 anni e adotta il moniker Shlohmo dal nome di un suo vicino di casa di origine ebree. A questo periodo risale anche la scoperta del Low End Theory, di cui diventa brevemente un assiduo frequentatore.

L’esordio è nel 2009 per Error Broadcast con l’EP Shlo Fi, che con Couch sembra guardare a dei Boards of Canada privati di elementi ritmici, per poi sfociare nel glitch e nell’ambient della suite bipartita For You e della nebbiosa Crust, mentre Socks, My Drum Loop Is Stuck in Molasses e Ghosts Pt. 2 giocano in territori wonky, seguite dal sognante e jazzato piano dissestato da nervosi contrappunti ritmici di Blankets, in cui fa capolino anche una nostalgica tromba. L’EP è concluso da 5 remix ad opera di Anenon, Soosh, Jameszoo, Maharba e Wanda Group White Women, nessuno dei quali particolarmente incisivo se rapportato all’eccellente qualità dei pezzi originari.

L’anno successivo la musica di Laufer viene notata tramite la piattaforma Myspace da Leeor Brown, fondatore dell’etichetta Friends of Friends, per la quale a gennaio 2010 arriva l’esordio su lunga distanza di Shlohmo con l’LP Shlomoshun Deluxe: otto tracce più quattro remix (di Tokimonsta, Devonwho, Fulgeance e Low Limit) a cavallo tra wonky e glitch hop con lo sguardo puntato al Flying Lotus degli esordi, con synth sorretti da bassi potenti e ritmiche downtempo, il tutto filtrato da una vaga patina lo-fi. Il disco seppur coeso si presenta estremamente variegato, con una solida struttura hip hop su cui si innestano di volta in volta fascinazioni “cosmicheggianti” (Hot Boxing the Cockpit), suggestioni 8 bit (Dead Pixel), vaghi rimandi anche al primo Skream (Spoons) e flirt jazzati (la conclusiva Antigravity).

Il 2010 è un anno ricco di uscite per Shlohmo che pubblica anche Camping EP a giugno, 4 pezzi più tre remix di tracce presenti nell’LP di esordio (firmati Baths, Shigeto e Asura) e il 7” Sippy Cup (con la title track, inedita, sul lato A e il remix di Post Atmosphere ad opera di Baths già contenuto in Camping EP), che proseguono gli spunti già presenti in Shlohmosun Deluxe senza particolari guizzi, ma con la consueta perizia tecnica. Più interessante è invece il mini-album autoprodotto Beat CD ’09, sempre pubblicato nel 2010 (dicembre), che amplia lo spettro sonoro in cui si muove il producer losangelino introducendo spezie orientaleggianti (Kick Rocks), nervosi singhiozzi wonky (Scooter), acidissimi deliri post hip hop (Gunk, Garbage, Brown Note Research pt. 1, Pastas, il remix di I’m Da Shit di Gucci Mane) e trip 8 bit (Tiny Pants).

Il 2011 è l’anno della svolta, con la pubblicazione del secondo LP Bad Vibes: Shlohmo abbandona definitivamente i lidi wonky da cui era partito firmando un caleidoscopio di emozioni e suggestioni differenti: la folktronica solare e distesa macchiata di glitch in cullanti downtempo all’altezza dei Mount Kimbie di Crooks & Lovers nella prima parte del disco, la desolazione dronica con echi addirittura ad altezza Sunn O))) di Trapped in a Burning House, la sintetica marcia funebre ambientale di Get Out, lo scarno blues distorto di Your Stupid Face, fino a tornare su atmosfere più aperte e leggere con chitarre vagamente “frusciantesche” nei due pezzi conclusivi Seriously e Same Time.

Seguono poi Vacation EP (2012), che dopo l’orgia di influenze tra voci post-dubstep, ritmiche abstract-trap mutuate da Kuedo e tentazioni witch dell’iniziale The Way U Do, si riallaccia alle coordinate glitch-hop di Bad Vibes nei rimanenti due pezzi, e Laid Out EP (2013), immersione nel trap giro Ryan Hemsworth con tanto di ospitata di lusso di How to Dress Well, che porta in dote il suo falsetto soulstep nell’iniziale Don’t Say No; la parte conclusiva della finale Without alza invece il tiro sulle influenze witch-house anticipando l’evoluzione che seguirà a breve.

Dopo la parentesi di No More EP (2014), in cui affianca Jeremyh e che costituisce un ritorno agli originari territori hip hop di Shlohmosun Deluxe, arriva ad aprile 2015 la terza prova su lunga distanza Dark Red per True Panther/Wedidit Collective, che segna una nuova metamorfosi di Laufer “portando il future pop di stampo Purity Ring in territori più oscuri accentuandone decisamente le componenti witch e haunted e colorando il tutto con forti suggestioni cinematografiche” (dalla recensione di Dark Red su SA).

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