“Why stop learning?” Intervista a Justin Lockey (Minor Victories, Editors)

È sicuramente uno dei dischi più attesi dell’anno, soprattutto per il fatto che il progetto Minor Victories è composto da membri di Editors, Slowdive e Mogwai, anche se, al di là dello status di super-gruppo che marchia la band, l’omonimo album di debutto merita attenzione per la grande compattezza che dimostra. Tutto inizia nel settembre del 2014, quando Justin Lockey degli Editors incontra Rachel Goswell degli Slowdive grazie ad amici in comune tra gli addetti ai lavori. Il progetto stenta a decollare a causa dei vari impegni dei due, ma lo scambio di materiale via e-mail è continuo, tanto che col passare del tempo vengono coinvolti nel progetto anche James Lockey (fratello di Justin) e Stuart Braithwaite dei Mogwai. Così nell’aprile del 2015 i Minor Victories non sono più una band virtuale, e questo accelera non poco la scrittura di un disco che viene annunciato nel luglio dello stesso anno. A far salire l’attesa hanno pensato i fratelli Lockey, responsabili dei video per i singoli usciti fino ad ora. Il post-punk/elettro-rock di Hundred Ropesla ballata agro-dolce Scattered Ashes (Song For Richard) in cui compare anche James Graham dei Twilight Sad e la violenta Breaking My Light hanno aumentato l’hype attorno al gruppo e all’uscita del disco. Ma, soprattutto, hanno anticipato le peculiarità dell’album: la coltre di chitarre shoegaze che abbraccia il synth dream-pop e certe ritmiche new-wave oscure, il tutto compreso in un muro di suono granitico che risulta caratteristico ma allo stesso tempo vario. Un esempio di libertà artistica dettata dall’esigenza creativa di quattro personalità che hanno contribuito a un progetto iniziale divenuto, col tempo, una vera e propria band.

Abbiamo raggiunto telefonicamente l’uomo da cui è partito il tutto: Justin Lockey si è dimostrato molto disponibile e ci ha raccontato della realizzazione del disco e di quanto sia bello lavorare con persone diverse e in totale libertà artistica. Il risultato del nostro scambio di opinioni è stata una conversazione in cui spunti di riflessione sul processo creativo, sulle influenze musicali e sullo stacanovismo si mescolano ai ricordi della Sicilia e alla necessità di imparare sempre e di migliorarsi.

Ah, eccoci qui! Come stai?

Bene! È una bella giornata! Tu?

Bene, partiamo subito con le domande…

Benissimo, vai!

Allora, innanzitutto il disco mi è piaciuto molto…

Grazie! Mi fa molto piacere!

La prima cosa che mi interessa sapere è legata al fatto che i Minor Victories sono considerati un super-gruppo formato da membri di Editors, Slowdive e Mogwai. Avevate aspettative quando più o meno un anno fa avete cominciato a far uscire i teaser e la notizia?

Ehm…non proprio. Voglio dire, ognuno di noi, a prescindere dalla band, aveva alcune aspettative su come sarebbe stato il disco, ma in realtà eravamo soltanto concentrati sulla sua realizzazione. Non sapevamo in modo preciso come avrebbe suonato alla fine, eravamo solo coinvolti al cento per cento nella sua realizzazione: non abbiamo pianificato come sarebbe stato il disco, ma solo di farne uno.

C’era un obiettivo prestabilito, quando tu e Rachel vi siete incontrati la prima volta? Voglio dire: percepisco una certa libertà artistica nel disco, non sento l’ansia del debutto o il peso di dover dimostrare qualcosa…

Oh certo sì, perché non è un disco degli Editors, non è un disco degli Slowdive e non è un disco dei Mogwai. Abbiamo soprattutto fatto quello che volevamo fare; più che altro, la cosa importante era che suonasse bene. Alla fine il discorso è stato: l’equilibrio è quello giusto? Manca qualcosa? Quello che voglio dire è che alla fine il disco è più o meno il risultato del divertimento che abbiamo vissuto assieme nel registrarlo.

Un’altra cosa che mi ha colpito del disco è sicuramente la sua varietà: è un album molto vario, ha un suono riconoscibile ma ti conduce verso mood diversi. La violenza di A Hundred Ropes Breaking My Light oppure la dolcezza di Scattered Ashes Folk Arp

Sì!

Minor Victories - A Hundred Ropes

Cosa ne pensi? È molto completo in questo senso…

Assolutamente sì, non ci eravamo posti limiti su come avrebbe potuto suonare il disco, e questo lo ha reso certamente vario e, di conseguenza, ha reso anche vario il nostro gruppo. Questo è il nostro primo disco, quindi le persone scopriranno come suona lui e come suona la band! Per farti capire: mentre stavamo registrando Minor Victories tutti facevano ipotesi su come sarebbe stato, ma nessuno ha indovinato, fino a quando non lo abbiamo chiuso. E allora tutti: “ah ecco! Suona così!”. [ride, ndSA] Giuro! Qualcuno ci era andato più vicino, qualcun altro meno. Quello che davvero era importante per noi era fare un bel disco che soddisfacesse tutti.

Volevo farti una domanda su una questione che mi incuriosisce non poco: i Minor Victories danno l’impressione di essere un collettivo, il gruppo è composto da membri di altre band ma ci sono anche ospiti come Mark Kozelek (Sun Kil Moon) e John Graham dei Twilight Sad. Sembra la Factory di Warhol!

Sì! [ride, ndSA]. Beh è iniziata in quella maniera, ma adesso sento invece che siamo una band vera e propria. Abbiamo fatto dei live, il disco sta cominciando a girare tra gli addetti ai lavori. Ora è molto più una band che un progetto.

Forse il passaggio da progetto a band è corrisposto con quello tra gli scambi di materiale via email e la prima volta in sala prove…

Forse anche prima. Prima di chiudere il disco avevo già avuto l’impressione che fossimo una band e non più un progetto. Stavamo scegliendo la veste sonora. Eravamo tutti e quattro in una stanza, quello deve essere stato il passaggio fondamentale. Sai, avere dieci canzoni finite è un progetto, ma quando il tutto suona compatto, è una band. E poi quando siamo usciti live siamo diventati definitivamente una band! [ride, ndSA]

Beh certo! Devo confessarti che Scattered Ashes è al momento la mia canzone preferita. Ci sento un grande gusto pop…

Sì, sì, assolutamente. È il momento più pop del disco!

minor-victories

Ci sono album che hanno influenzato direttamente Minor Victories? Per esempio, sempre su Scattered Ashes sento una strofa che mi ricorda un po’ Dancing In The Dark di Bruce Springsteen

Non ci avevo mai pensato! Non riesco a individuare una influenza diretta nel disco. Voglio dire, le maggiori influenze sono state quelle che noi quattro abbiamo messo nell’album e che derivano dalle nostre esperienze o dall’apporto che potevamo dare al progetto. Riguardo a Springsteen, è un onore…Dancing in the Dark è un pezzo incredibile!

Ho visto tempo fa una versione del brano fatta al pianoforte da Tom [Smith, cantante degli Editors, ndSA] e avevo pensato che magari questa cosa te la fossi portata dietro e fosse emersa qui, a tua insaputa…

No, non so suonarla, quindi non avrei potuto “rubarla”. E poi è roba da cantanti. Nel caso di Tom, prende spunto dal migliore, ma non so se quello che sto dicendo valga anche per lui…

Chiediglielo!

Lo farò!

Riguardo alle influenze stilistiche, c’è un altro momento che mi ha fatto riflettere, e si tratta della strofa di Breaking My Light, dove c’è una chitarra che fa una cosa molto simile a quello che si ascolta in Venus In Furs dei Velvet Underground

Sì, non avevo idea in realtà di quello che sarebbe uscito fuori fino a quando non l’abbiamo provata. Credo che si tratti in realtà di uno strumento ad arco. Altro gran bel pezzo, c’è una chitarra morbida. Comunque capisco cosa intendi.

Minor Victories

Ecco, sì…

Sì, ad ogni modo non credo sia stata un’influenza cosciente.

Torniamo ai Minor Victories. Prima però, dato che sei coinvolto in entrambi i progetti, devo fare una riflessione. Sei una persona molto versatile, sei entrato negli Editors quando 3/4 della vecchia line-up era coesa e hai creato un nuovo gruppo con personalità molto forti. Immagino che sia stato particolare e non troppo facile trovare un’alchimia…

Beh, mi piace lavorare con le persone. Il grosso sta nello scegliere le persone con cui interagire. Rispetto Stuart, Rachel e mio fratello, quindi fare una band con loro è stata la cosa più semplice e naturale al mondo. La stessa cosa con gli Editors, quando sono entrato il discorso non era rimpiazzare Chris [Urbanowicz, uscito dal gruppo nel 2012ndSA] ma dare il mio apporto personale, essere me stesso, perché io non suono come Chris. Poi gli Editors cambiano suono ad ogni album, quindi non è stato difficile portare il mio stile. È bello lavorare con persone diverse.

Un’altra cosa che ho notato è che oltre ad essere eclettico, ti piace anche la diversità. I due dischi suonano differenti: in In Dream c’è un sound claustrofobico, mentre Minor Victories è un muro di suono. C’è anche un diverso trattamento delle voci: quella di Tom Smith è sempre avanti, al centro, mentre la splendida voce di Rachel è quasi come inghiottita dai suoni del disco. Minor Victories è un album potente, quando l’ho fatto suonare nello stereo, la casa stava per crollare…

[ride, ndSA]

È così?

Sì, proprio così. Se fai sempre le stesse cose non impari mai. Come musicista non puoi permetterti di smettere di imparare. Perché farlo? Non potresti fare nuova musica. In particolare negli Editors, la differenza principale tra The Weight Of Your Love In Dream è che in quest’ultimo non suono molte chitarre, che va bene perché non c’era bisogno, non ne sentivamo la necessità. È un disco di synth ed elettronica. Credo che In Dream sia il disco che rappresenta al meglio i cinque Editors. Per i Minor Victories è la stessa cosa. Questo è un disco diverso: suono molta più chitarra, ma anche synth, e ci sono le orchestrazioni. Poi suonare la chitarra con Stu [Stuart Braithwaite dei MogwaindSA] è bellissimo, lui ha davvero un gran suono!

Ad ogni modo: i Minor Victories sono soltanto l’ultimo progetto in ordine di tempo che ti vede coinvolto. Sei un film-maker assieme a tuo fratello James (Han Held Cine Club), produttore e musicista (The British Expeditionary Force, yourcodenameis:milo) e collaboratore dell’etichetta Erased Tapes. Come fai a fare tutte queste cose?

Lavorare con mio fratello è davvero facile, dato che passiamo molto tempo assieme per realizzare video/film nostri ma anche per altre band. Quindi girare i video dei Minor Victories con lui è stato un processo molto semplice, dato che abbiamo lavorato sulle idee sin dall’inizio del disco e abbiamo avuto tempo per capire come volevamo che fossero. Come faccio a fare tutte queste cose? Credo che sia così perché sono uno stacanovista! Ho una ossessione compulsiva nei confronti del “creare” qualcosa, siano film, musica o qualsiasi altra cosa. Se non lavoro su qualcosa mi perdo, quindi per mantenermi integro lavoro instancabilmente facendo film e dischi. E più tentativi fai, più impari e fai progressi.

Un’ultima domanda. Sarai in tour sia con gli Editors che con i Minor Victories quest’estate. Proprio con questi ultimi suonerete all’Ypsigrock di Castelbuono, dove sei già stato con gli Editors. Come ti senti?

La Sicilia è meravigliosa! Con gli Editors abbiamo fatto un grande live e spero che coi Minor Victories sarà lo stesso! Devo cercare di fare di tutto per fare il maggior numero di show possibili senza penalizzare le band in cui sono coinvolto. Ho passato qualche giorno a Castelbuono, e il posto e le persone sono bellissime, molto amichevoli, e il cibo è maledettamente buono!

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