Mogwai (UK)

Biografia

Spesso controcorrente per necessità e non per mera provocazione, i Mogwai hanno creato un paradigma tanto riconoscibile quanto sfuggente, un sound cangiante che da Glasgow ha dato nuova linfa al post rock mantenendolo in vita fino a oggi. Ispirati dal sound di matrice chitarristica degli Slint (e di Spiderland in particolare), i Mogwai sono divenuti gli interpreti principali del genere in Europa e tra gli esponenti più longevi di tutto il movimento.

È una lunga gestazione quella che porta alla nascita del primo album, quasi interamente strumentale e intitolato Mogwai Young Team, uscito il 21 ottobre 1997 e prodotto da Paul Savage e Andy Miller. Infatti è nel 1991 che il bassista Dominic Aitchison e il chitarrista Stuart Braithwaite si conoscono a un concerto a Glasgow. Nel 1996 si concretizza l’idea di formare un gruppo: vengono arruolati Martin Bulloch alla batteria e il chitarrista John Cummings. Turner (1996) è il debut single; a ruota arrivano altre uscite tra cui il secondo singolo intitolato Summer e il primo EP New Paths to Helicon. Una serie di esperienze sintetizzate nel disco autoprodotto Ten Rapid, uscito via Rock Action Recods. Il sodalizio con la label Chemikal Underground e l’ingresso di Brendan O’Hare (già con Teenage Fanclub) è il preludio all’album d’esordio. “Feroce e struggente, monolitico e frastagliato, sorretto da una strana, inafferrabile ironia, Young Team è uno dei dischi cardine dei Novanta”, ci ricorda su SA Stefano Solventi, che precisa: “E’ il primo album concepito e realizzato come tale, una sistematizzazione dilatata e rigorosa della Mogwai-poetica”.

Terminato il tour europeo, la formazione scozzese trova il tempo per pubblicare l’EP No Education = No Future (Fuck The Curfew) e l’album di remix Kicking a Dead Pig-Mogwai Songs Remixed. Durante la “pausa” si aggiunge definitivamente al gruppo Barry Burns (tastiera, chitarra, synth e cori). Il producer Dave Fridmann si rivela fondamentale per il follower Come On Die Young, uscito nel marzo del 1999 e registrato tra la base Glasgow e New York. (“Occorrevano nuovi schemi di gioco, diverse prospettive: il risultato furono questi 70 minuti di monolite oscuro, controverso, enigmatico…”).

Rock Action, uscito nel 2001 per Matador Records e impreziosito dalle collaborazioni con David Pajo (Slint) e Gruff Rhys (Super Furry Animals), vira verso il noise rock. Quattro canzoni su otto sono cantate: una “anomalia” presto rientrata con Happy Songs for Happy People, prodotto e missato da Tony Doogan. Scartato il titolo iniziale Bag of Agony, il disco è uscito il 17 giugno 2003. Due anni dopo, Government Commissions: BBC Sessions 1996- 2003, un live dedicato a John Peel, il mitico DJ della BBC scomparso nel 2004, diviene la summa del percorso artistico degli scozzesi sino a quel momento. L’anno seguente viene pubblicato Mr.Beast, definito da Solventi: “…l’ultima spiaggia per Stuart Braithwaite e compagni, che provano la carta dell’album rock che potrebbe realizzare qualsiasi band cresciuta ascoltando ciò che girava negli anni Ottanta e Novanta.

Il primo approccio con le colonne sonore (ambito più volte frequentato dalla band) avviene nel docu-film del 2006 Zidane: A 21st Century Portrait, pellicola dedicata all’ex calciatore di Juve e Real Madrid e simbolo, nel bene e nel male, del calcio transalpino. Nel 2008 The Hawk is Howling, prodotto da Andy Miller e interamente strumentale, viene accolto positivamente dalla critica. Per Vincenzo Santarcangelola scrittura dei Mogwai ha raggiunto un livello qualitativo altissimo”. Nel 2010 il primo live: “Il progetto Special Moves” come ricorda Diego Ballani “costituito da un CD e un DVD di 45 minuti che testimoniano le tre date che la band ha tenuto alla Brooklyn’s Music Hall di Williamsburg (…), mette in scena tutto lo splendore dei Mogwai, al netto degli aggiustamenti di tiro che hanno mantenuto vivo l’interesse intorno al gruppo, anche quando il post rock lasciava il campo a nuove avanguardie.

Hardcore Will Never Die, But You Will (2011), album prodotto da Paul Savage e registrato interamente ad Hamilton, in Scozia, sancisce l’addio alla Matador, label rimpiazzata per il mercato europeo (in UK il debutto in 25° posizione) dalla Rock Action Records e oltroceano dalla Sub Pop. Questo lavoro testimonia un momento di appannamento per Stuart Braithwaite e compagni. Nella recensione al disco Solventi ne evidenzia i limiti: “Gli otto minuti abbondanti di You’re Lionel Richie […] sono una melmosa processione all’insegna di quel formidabile passato che li condanna ad essere una variazione un po’ disperata del proprio mito.” Poco dopo esce Earth Division Ep, composto da 4 tracce inedite e l’anno seguente, il secondo disco di remix A Wrenched Virile Lore, per Marco Canepari una boccata d’aria fresca: “Una visione che esce dalle paludi di ‘genre tagging’, sbucando in un futuro tutto ancora da costruire. Un’occasione per i Mogwai di cominciare nuovamente a regalarci sorprese.”

Dopo la parentesi per la colonna sonora della serie francese Les Revenants (2012), il ritorno dei Mogwai, due anni dopo, è con Rave Tapes (20/01/2014), ottavo lavoro in studio anticipato dal brano Remurdered diffuso su Soundcloud nell’ottobre 2013. Il disco è registrato interamente ai Castle of Doom di Glasgow. A dicembre segue Music Industry 3. Fitness Industry 1 (recensione) contenente tre nuove canzoni prodotte all’interno delle session dell’album con l’aggiunta di altrettanti remix da parte di Blanck Mass, Pye Corner Audio and Nils Frahm. Segue nel 2015, il valido Atomic (recensione) composto da versioni rielaborate della musica registrata per la colonna sonora di Storyville – Atomic: Living in Dread and Promise, documentario andato in onda su BBC Four nell’estate del 2015 e diretto da Mark Cousins. Il disco viene anche portato in tour per una serie limitata di date che toccano anche l’Italia.

Il nuovo album sulla lunga distanza non tarda ad arrivare. Annunciato già nell’aprile del 2016, Every Country’s Sun (1 settembre 2017) vede il ritorno di Dave Fridmann, che non produceva la band dai tempi di Rock Action, e alle sperimentazioni sul formato canzone. «Dal tempo in cui pure il post-rock è diventato una formula non meno della canzone, gli scozzesi sono abili lo stesso a girarci intorno, se si tratta di fare lievitare il loro lato melodico o di buttarlo dalla finestra», scrive Tommaso Iannini in sede di recensione promuovendo a pieni voti l’ennesima riuscita prova da parte del formazione britannica.

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