Everytime you stop I begin – Intervista a Albert Hammond Jr.

Sono passati appena due anni dallo scorso AHJ (2013), eppure di acqua sotto ai ponti ne è passata. Albert Hammond Jr prosegue una brillante carriera solista in parallelo a quella con gli Strokes, e quest’anno ha suonato al Primavera Sound sia col suo gruppo storico, sia in versione solista, anticipando alcuni brani di Momentary Masters. Il suo terzo album, pubblicato alla fine di luglio, è un lavoro che mantiene una linea di coerenza con quanto fatto in proprio finora, pur senza negarsi qualche flirt 80s caro a Casablancas.

Momentary Masters – lo vedremo nell’intervista – rappresenta per il musicista una riflessione su quanto fatto finora, una sorta di bilancio di quasi 15 anni di carriera spesi tra musica, droghe e rapporti interpersonali. Dall’intervista a noi concessa in un afoso pomeriggio di luglio dopo vari tira e molla con il management, sembra che il musicista, ora trentacinquenne, abbia trovato un nuovo equilibrio, e la riabilitazione dalle droghe e un matrimonio hanno sicuramente contribuito a bilanciare questa nuova fase della sua vita. Albert ci risponde dal suo appartamento di New York, rilassato e disponibile. Si racconta in un flusso di coscienza, mescolando sfera lavorativa e personale, senza filtri e con disarmante semplicità.

Ciao Albert, eccoci finalmente!

[ride, ndSA] sì, ce l’abbiamo fatta!

Come stai?

Io… alla grande e tu?

Bene, immagino che tu sia molto impegnato in questi giorni con il lancio del disco…

Beh cerco di esserlo almeno un po’… [ride, ndSA]

OK, non voglio farti perdere tempo, quindi partirei subito con le domande: sei il chitarrista di uno dei gruppi più importanti della storia dell’indie-rock. Quando hai capito, per la prima volta, che volevi fare il chitarrista?

Ah… beh… la prima volta… ok….io volevo diventare un songwriter, poi la chitarra è arrivata per decorare le canzoni, arrangiarle meglio. Mi piace molto l’idea che qualcuno possa creare della musica. E’ meraviglioso, e diventa super-romantico.

Momentary Masters è un disco sull’auto-riflessione, un disco sulle scelte passate e presenti, errori e belle situazioni. C’è una conclusione dopo questa riflessione?

Se ho una conclusione? Beh… fare dischi ed essere famosi è divertente, devi però trovare il modo di mettere assieme i tuoi pezzi. Questo disco è una serie di quadri, non voglio e non m’interessa lamentarmi del presente o del passato. Voglio dire, c’è un equilibrio da mantenere, e volevo essere capace di lavorarci su. Ho voluto descrivere le mie conversazioni con le persone, le idee che sono uscite fuori. La musica è incredibile, e spesso hai talmente tanti pensieri che non riesci a far nulla! [ride, ndSA] Poi è chiaro che è diverso da persona a persona…

Cos’hai ascoltato durante la realizzazione di Momentary Masters?

Beh, io credo che ogni album che ascolti o compri in vita tua si riversi nella tua musica. E’ come creare dei filtri per la tua arte. Mi piace molto una canzone… Champs dei Wire…è su Pink Flag…i Wipers, soprattutto Is This Real?…lì c’è anche Wait A Minute. In generale tutto quello che ho ascoltato in questi ultimi tre anni è diventato parte di me. Potrei dirti anche i Clash…

Ah!..grandi i Clash…

Eh…sì, parecchio. Ci sono un sacco di influenze nel disco, sarà perché ci ho messo dentro tutte le mie energie…[ride, ndSA].

Già! Credo che ti piacciano abbastanza gli anni ’80, vero?

Mi piacciono molte cose degli anni ’80. Non mi sono mai però fissato con un solo genere o una sola atmosfera, mi piacciono le contaminazioni. Tutto quello che puoi suonarci attorno, ad un pezzo. Non volevo fare un disco che suonasse in tutto e per tutto anni ’80; sicuramente c’è tanto degli anni ’80, sono cresciuto in quel periodo e ho assimilato molto di quelle atmosfere sin da quando ero bambino.

Immagino che sia facile assimilare influenze da quel periodo…

Beh certo. Poi devo ammettere che mi piacciono un sacco anche gli anni ’60 e i ’90, ma adoro gli anni ’80, sì…

 

image006

 

Cucini ancora? So che ti piace molto e si dice in giro che tu sia un gran cuoco!

Ah! [ride, ndSA] Tu sei italiano, mi piace molto la cucina italiana. Spesso faccio la pasta. Mi piacciono i formaggi e la carne italiana. Mi piace cucinare per poi mangiare.

Ah, quindi sei una buona forchetta che per necessità è diventata un cuoco…

[ride, ndSA] sì, proprio così! Poi mi piace mischiare gli ingredienti, credo che sia questo che mi fa amare così tanto cucinare.

È un po’ come la world music…

Proprio così!

La felicità è qualcosa difficile da raggiungere. Dopo la riabilitazione e il tuo matrimonio le cose sono andate molto bene, e questo si è riflettuto sulle canzoni di AHJ. Sei ancora felice? So che può essere una domanda difficile…

No, non è per nulla una domanda difficile. Ci sono momenti in cui sono molto felice, altri in cui sono molto triste. Sono un essere umano e ho commesso tanti, tanti, tanti errori. Ma non ho ancora compreso a fondo tutto. Sicuramente sto molto meglio adesso, riesco a capire perché succedono alcune cose. Credo che quando fai esperienza di alcune cose, non puoi essere ricettivo al 100%. Cerco di scoprire le cose che mi capitano lasciandomi guidare dalle emozioni e facendo loro guidare la mia vita e tutti i suoi cambiamenti. Certo, sono felice, ma sono anche terribilmente sincero, quindi non sono poi tanto felice… [ride, ndSA]

Momentary Masters mi ha lasciato un’immagine di te molto precisa: da una parte tu che corri per raggiungere qualcosa e dall’altra tu che invece ti sei un attimo fermato, ti sei guardato indietro e hai tirato un po’ le somme…

Oh si… ?

… si, c’è questa contraddizione in te?

Sì, mi piace la contraddizione. Queste due cose che hai detto coesistono, succede se capisci che devi essere sempre te stesso; a volte scegli di mostrare solo una parte alle persone e fai finta che non ci sia nient’altro. Credo che tu abbia ragione, le due visioni coesistono, fa parte del tentativo di capire dove sei, dove stai andando. Combatti costantemente per questo, ogni fottuto giorno [ride, ndSA]

Ho letto da qualche parte che ti piace tantissimo stare in una band. Credi che l’alchimia di una band possa dare qualcosa in più ad un progetto?

Ah, sicuramente, è per questo che quando sei in un progetto solista e magari ti appoggi ad una band, improvvisamente cambiano le tue idee. Pensa a David Bowie, i suoi dischi suonano in maniera differente in base alle varie band che ha avuto. Ti faccio il mio esempio: posso andare avanti e indietro cercando una soluzione, e poi arriva un’idea da qualcuno della band e improvvisamente tutto assume un senso. Insomma, se facessi le cose da solo tutto potrebbe suonare solo in un modo.

Certo…

Ecco, invece…anche se non c’è mai sulle biografie….quando fai un disco solista, sicuramente accade che qualcuno ti dia un consiglio e svolti il sound. Devi condividere le tue esperienze per crescere, confrontarti.

Com’è stato suonare ad Hyde Park con gli Strokes?

Oh, meraviglioso! Qualcosa di molto forte. Mi sono reso conto appieno di come tutto fosse così bello [ride, ndSA]. Sono molto fortunato, e lo sono stato in particolare quel giorno. C’era molta gioia nell’aria, molta gioia tra la gente, ed è stato fantastico essere parte di questo.

Beh, posso solo immaginare. Ho visto qualche intervista in cui mostravi un taccuino in cui, dicevi, ti segni tutto quello che ti passa per la testa: giri ancora con un taccuino?

Oh si!

Me ne ricordo uno rosso…

Si, anche se non ci finisce mai tutto quello che vorrei farci entrare! [ride, ndSA]

Te ne vergognavi molto, tra l’altro, dicevi: “mi sento uno stupido a scriverci su…”!

[ride, ndSA] Oh, ce n’era anche uno blu! Si, quando sei coinvolto nelle esperienze hai bisogno di metabolizzarle. Avevo paura, all’epoca, paura di quello che potessi scrivere, ma la paura fa parte dell’esperienza, quindi va bene così.

Ok, un’ultima domanda: hai confessato ad NME che ti piacerebbe aprire i concerti di band che ti piacciono molto, in particolare Arctic Monkeys e Arcade Fire. Ti sono piaciuti i loro ultimi dischi? AM degli Arctic Monkeys e Reflektor degli Arcade Fire…

Si! Avrei potuto aprire un live degli Arctic Monkeys, ma non ci sono riuscito per l’uscita di Angles [2011, stesso anno dell’uscita di Suck It And See degli Arctic Monkeys, ndSA]. Loro sono “la band” degli ultimi anni, nonostante ci siano molte band di livello in giro. Certo, mi piacerebbe aprire per una band del genere, sarei un cretino a dirti di no! [ride, ndSA]

Ok, grazie mille, Albert, per la tua disponibilità e per questa intervista

Grazie a te, mi è piaciuta!

In bocca al lupo per il lancio del disco!

Crepi, grazie ancora, buona giornata!

3 Agosto 2015
3 Agosto 2015
Leggi tutto
Precedente
What We’ve Lost #2: oscuri viaggi interstellari Metalycèe - What We’ve Lost #2: oscuri viaggi interstellari
Successivo
Schermaglie (interessate) sul diritto d’autore Everytime you stop I begin – Intervista a Albert Hammond Jr. - Schermaglie (interessate) sul diritto d’autore

recensione

recensione

recensione

artista

Altre notizie suggerite