Dalla giungla alla città. Intervista ai Glass Animals

Abbiamo seguito i Glass Animals da tempi non sospetti, sin da quando con Leaflings hanno fatto il loro esordio attingendo dai concittadini Radiohead così come dalle atmosfere di Wild Beasts Portishead. Quattro universitari sospesi tra l’indie, l’elettronica di matrice trip-hop, e con un occhio di riguardo per l’esotico che col passare del tempo diventa parte fondamentale del sound della band. Sicuramente l’incontro con Paul Epworth è per i Glass Animals un’occasione d’oro da sfruttare, ed ecco che arriva il salto di qualità: Zaba, disco d’esordio che ha venduto più di mezzo milione di copie e fatto la voce grossa coi suoi singoli sulle piattaforme di streaming online, è il primo LP della band e disegna un immaginario ben definito dove tutto gira intorno alle atmosfere della giungla: versi di animali, scrosci d’acqua e ritmi tribali si incontrano con l’hip-pop, il soul e un indie liquido, a tratti oscuro. Un lavoro molto curato sia nei testi che nel sound, forse un po’ troppo per un esordio, tant’è che poi in dimensione live si perde qualcosa quando c’è da riproporre brani particolarmente carichi di effetti.

Dopo un lungo tour che ha visto la band di Oxford esibirsi in giro per il mondo e suonare nei principali festival musicali europei e non solo, i Glass Animals hanno anticipato il nuovo sound che stava maturando in studio pubblicando il singolo Lose Control con la collaborazione di Joey Badass. Più hip-hop che art-rock, più America che Europa, più rumore che velluto sonoro. I ragazzi di Oxford si lasciano alle spalle la giungla e i suoi misteri per tornare in città, nell’ambiente urbano di tutti i giorni, dove gli incantesimi e le stregonerie diventano ironia e storie quotidiane di ansie e personaggi particolari ma, soprattutto, dove i rumori metropolitani prendono il sopravvento sui suoni naturali. How To Be A Human Being è la riprova di una delle qualità dei Glass Animals: equilibrare l’immediatezza con la sperimentazione, le forme alternative di espressione con l’esigenza di un pop mai fine a se stesso.

Abbiamo parlato di tutto questo e di altro ancora con Joe Seaward, batterista della band, che, raggiunto telefonicamente, si è dimostrato disponibile a raccontarci ansie e paure del debutto, preferenze in termini di scrittura e, soprattutto, ci ha offerto un quadro completo di cosa siano i Glass Animals oggi, a quattro anni dal debutto discografico e a ridosso dell’uscita del loro secondo, atteso, disco. Seaward rappresenta al meglio lo spirito dei quattro ragazzi britannici: cita molto spesso Dave Bayley come motore della band in quanto voce, produttore e autore dei testi, ragiona a mente fredda su quanto fatto finora, sugli errori degli inizi e sul processo di scrittura del nuovo disco, diametralmente opposto rispetto a quello che ha caratterizzato il precedente. Dopo un esordio come Zaba, è naturale tenere quest’ultimo come termine di paragone per How To Be A Human Being, per comprendere cosa abbiano lasciato i Glass Animals nella giungla e cosa abbiano (ri)trovato al loro ritorno in città.

Ciao!

Ciao Joe!

Come va?

Bene, fa molto caldo qui in Italia. Tu?

Molte bene, molto caldo?

Sì, ci vorrebbe una vagonata di ananas, so che vi piacciono molto. Il vostro Instagram ne è pieno!

[ride, ndSA] Sì! Ogni momento è quello giusto per averne attorno!

Ok, immagino che siate piuttosto impegnati essendo nel bel mezzo della promozione, quindi cercherò di non dilungarmi troppo. Penso che sia stato difficile tornare in studio dopo un esordio importante come Zaba: l’album ha venduto bene, i singoli sono stati ascoltati da milioni di persone, alcuni sono finiti addirittura in alcune pubblicità. C’è stata pressione? Vi siete sentiti nella posizione di dover dimostrare qualcosa?

In realtà io non ho sentito alcuna pressione. Ho capito cosa vuoi dire, in teoria avrebbe dovuto essere molto difficile, ma appena finito il tour avevamo già in mente cosa fare. Siamo scesi dall’aereo e Dave era già in studio a dar corpo alle nostre idee, ed è successo tutto molto velocemente. Non abbiamo avuto il tempo di preoccuparci di cose che non fossero legate all’aspetto musicale dei nuovi brani. È stato tutto molto spontaneo, sapevamo dove volevamo arrivare. Quindi è stato meno difficile e spaventoso rispetto a quanto avrebbe dovuto essere.

Glass Animals

Devo per forza di cose fare un paragone tra Zaba How To Be A Human Being, perché sono due album molto diversi: il primo è molto complesso, ha continui rimandi a The Book of Zabajaba, un tessuto sonoro ricco di voci, suoni naturali, ma soprattutto mi ha ricordato un velluto sonoro. How To Be A Human Being è molto più rumoroso invece, a tratti “punk” in un certo senso…

Assolutamente! [ride, ndSA]

…sì, molto diverso sotto certi aspetti rispetto al debutto. È una scelta precisa o semplicemente un processo naturale al quale siete arrivati?

Sono completamente d’accordo con te, suona molto diverso. Personalmente quando riascolto Zaba adesso, perché all’epoca non era così, mi sembra un disco “timido”. Come se non sapessimo bene cosa stessimo facendo e dove volessimo andare a parare…

…complimenti! Non sapevate cosa stavate facendo e avete venduto mezzo milione di copie!

[ride, ndSA] Se l’avessimo saputo prima! Sì, eravamo fin troppo impauriti…

Di cosa avevate paura?

Di sbagliare qualsiasi cosa; abbiamo passato un sacco di tempo a ripulire tutto, ad affinare ogni particolare. Questa volta non ci siamo preoccupati di tutto questo, è stato tutto molto più spontaneo, più veloce. Quando suoni dal vivo gli errori possono avvenire in ogni momento, impari a gestirli. C’è molta più energia nel nuovo disco, ci saranno sicuramente errori e avremmo potuto fare meglio, ma ci abbiamo messo più anima, più intimità paradossalmente. Abbiamo fatto suonare le chitarre come volevamo, ci siamo persi qualcosa probabilmente, ma è quello che volevamo. Sì, il processo di scrittura è stato completamente diverso. Avevamo alle spalle un album molto curato; il secondo disco è più legato a idee ben precise: avevamo i testi e i personaggi che Dave aveva scritto ancor prima di entrare in studio, per alcuni brani avevamo già la musica. D’altronde siamo cambiati come persone. Non posso che darti ragione sul fatto che siano due dischi molto diversi tra loro.

Di solito succede il contrario, le pressioni arrivano al secondo disco, quando devi dimostrare che quanto è successo prima non è dovuto solo alla fortuna o a coincidenze varie. Invece in questo secondo disco io sento una totale libertà, lì dove Zaba era controllato in ogni più piccolo dettaglio. How To Be A Human Being mi dà questa sensazione, di maggiore libertà…

Hai detto libertà?

Sì!

Cool! [ride, ndSA] Non posso che essere d’accordo con te; il disco che abbiamo tra le mani è proprio quello che volevamo fare, e tutti ci hanno lasciato molta libertà, quindi abbiamo deciso tutto noi e questo ti rende ancora più…libero! È un qualcosa di legato anche alla rapidità con la quale abbiamo fatto questo disco; abbiamo fatto tutto nel giro di due mesi, forse sei o sette settimane. Mi fa molto piacere che ti dia questa sensazione, perché l’avverto anche io.

Analizzando il vostro percorso artistico si può tracciare un processo ben definito. Si parte da PsyllaLeaflings con un hip-hop ricco di sfumature indie/pop sublimato poi in Zaba con innesti di elementi esotici ed elettronici più marcati, e poi c’è un momento preciso in cui c’è stato questo cambio di sound: Lose Control con Joey Badass è stato in un certo senso un’anticipazione del nuovo sound…

Sì [ride, ndSA], sono d’accordo. Mi ritrovo assolutamente nel processo che hai descritto; la cosa bella è che non abbiamo deciso a priori di fare un percorso del genere. Non ci siamo mai seduti attorno a un tavolo a pensare di fare un disco che suonasse x piuttosto che y, abbiamo solo cercato di registrare un disco che ci soddisfacesse in pieno. Credo che ogni processo artistico sia dovuto a cause naturali e che non sia mai premeditato.

Quando ho ascoltato per la prima volta How To Be A Human Being ho pensato: “Ok, i Glass Animals sono usciti dalla giungla…e sono tornati in città”. Nel senso che il nuovo disco suona molto metropolitano, è ricco di rumori della strada…TV accese…

[ride, ndSA] Fantastico! Sì, assolutamente!

How To Be A Human Being

…un’altra cosa che ho subito pensato è che, mentre Zaba è un disco che scorre via tutto assieme, un album che ascolti dall’inizio alla fine in cui ogni traccia si riversa sulla successiva, How To Be A Human Being è un disco fatto di episodi quotidiani, più frammentario in un certo senso…

Certo, avevamo quest’idea, sono assolutamente d’accordo. In Zaba c’era questo mondo fantastico e l’idea era di far tornare i Glass Animals sulla Terra, tra la gente comune, immersa nel quotidiano. Siamo stati in tour per due anni ed è stato quasi consequenziale voler fare un disco sulle persone. Ogni canzone del disco parla di una storia, è come se ci fossero varie foto di diverse personalità, diverse sensazioni e personaggi vari. Lì [in Zaba, ndSA] si trattava di un libro dove ogni capitolo era rappresentato da una canzone, più o meno. Questa volta volevamo fare qualcosa che fosse fortemente legato al quotidiano, e questo si è riversato soprattutto sui testi: se prima Dave scriveva di questi animali di vetro persi nella giungla con riferimenti stretti e a volte oscuri, adesso i testi sono più diretti, esprimono sentimenti e sensazioni in maniera più chiara. Personalmente, è stato più facile comprendere e assimilare i testi che Dave ha scritto per il nuovo disco e…

…e credo che sia molto importante perché effettivamente i testi di Zaba sono più complessi…

Sì, esatto…

…più difficili da comprendere se non sei immerso in quel mondo del «bolo knife», del mamba o delle stregonerie di Walla Walla, e di questo bambino che affronta varie avventure nella foresta [Zaba è stato ampiamente influenzato dal libro per bambini The Zabjaba Jungle di William Steig, ndSA]…

Assolutamente…

Invece in How To Be A Human Being c’è molta più ironia; mi viene in mente un verso che mi ha fatto ridere parecchio: «I can’t get a job so I live with my mom»!

[ride, ndSA] Sì, esatto, eccezionale! L’idea generale era di fare qualcosa di più diretto, e credo che i testi e la musica rispecchino questa nostra volontà. C’è l’ironia ma anche l’ansia del quotidiano, e credo che tutto questo emerga sia concettualmente che dal punto di vista sonoro. Stessa cosa per Zaba, dove invece i testi e il sound quasi ambient erano a servizio di queste storie misteriose. Sono molto contento che arrivi tutto questo!

Tra l’altro, l’artwork di Zaba esprime molto bene quel mood. Quando mi regalarono il vinile passai due giorni a guardarlo con attenzione, prima di metterlo sul piatto…

[ride, ndSA] Che figata! Sì, è stato fatto un ottimo lavoro sulla grafica, inutile dire che ci è piaciuto parecchio.

Glass Animals - Zaba Artwork

E anche per quanto riguarda l’artwork, How To Be A Human Being ha una grafica totalmente diversa, guarda caso con un gruppo di persone in copertina, e riflette abbastanza bene il suono che custodisce. A proposito, c’è stato qualche ascolto particolare, qualche disco che ha influenzato il lavoro in studio per il nuovo album?

In realtà ci siamo focalizzati molto su quanto fatto da noi stessi in precedenza; abbiamo tutti gusti e ascolti molto vari e non credo che ci sia stato qualcosa o qualcuno che abbia influenzato l’andamento delle registrazioni; è stato tutto naturale e rapido. Ci siamo soffermati più che altro su come far suonare un pezzo il più hip-hop possibile o su come avere il miglior suono di chitarre per il sound dell’album. Credo che ci siano un sacco di influenze, di generi musicali e di suoni, ma nessuna influenza diretta alla fine.

Un’ultima domanda (e non potevo non farla). Non riguarda voi nello specifico ma la persona che sin dal primo momento ha creduto in voi: Paul Epworth vi ha letteralmente scovati durante uno dei vostri primi show e vi ha guidati sin dai primi lavori, non a caso usciti per la sua etichetta Wolf Tone. Com’è lavorare con lui? Voglio dire, è un produttore incredibile: ha vinto un Grammy, ha lavorato, per citarne solo alcuni, con Bloc PartyAdeleFlorence & The MachinePaul McCartneyColdplay

Beh, lavorare con Paul è fantastico. Ci ha lasciato fare quello che volevamo in studio, ci ha fatto divertire un sacco. È un po’ come avere un papà attorno, è fondamentale sia nei momenti più esilaranti che in quelli in cui magari fa capolino la tensione. È un uomo incantevole, brillante e fondamentale. È un grane privilegio lavorare con lui.

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